venerdì 30 gennaio 2009

Litfiba - io ci credevo, io ci credevo cazzo!

Beh, credeteci o meno, chissenefrega.. il sottoscritto ascoltava i Litfiba, in macchina, con lo stereo a palla e un braccio fuori dalla finestra, correndo come un pazzo per le vie dei paesi nell'hinterland di Milano sud.
A volte un po' brillo.
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I Litfiba erano diversi dagli altri; pezzi come Tex, Prima Guardia, Maudit, Proibito, Dimmi il nome.. lanciavano un messaggio di sfida al potere corrotto e marcio della prima repubblica, schifosamente trasformata e rigurgitata in questa cazzo di seconda repubblica di politici sempre più corrotti, ma nell'anima.
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Ghigo scriveva pezzi stupendi e suonava da dio, restando sempre incredibilmente calmo, Piero era una bestia da palcoscenico.
Mi ricordo il concerto al Palatrussardi, Croce & Delizia... eh sì, quelli dal vivo spaccavano alla grande.
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Questa canzone è contro la mafia.
L'ascolto 'sta sera dopo tanto, tanto tempo, da una musicassetta sbucata fuori da chissà dove.
La dedico alla mia terra d'origine, la Sicilia, e ai magistrati saltati in aria che tutti conosciamo, e alla merda di classe dirigente bipartisan che vuole limitare le intercettazioni e separare le carriere ai magistrati, non permettendo più loro di dare inizio autonomamente ad un'indagine, ma costringendoli a CHIEDERE IL PERMESSO ad una non meglio precisata istituzione...
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Signore mogli consenzienti di uomini corrotti e lor signori viscidi e sorridenti parassiti di stato,
vi trasmettiamo "Dimmi il nome", dei Litfiba,
Buon ascolto

Definizioni (di rime in libertà)

Cos’è l’amore
uno scherzo di buon umore,
cos’è il dolore
l’alternativa ad un lieto morire
cos’è il sorriso
fastidioso capriccio che sfiora il tuo viso..
e l’allegria?
fantastica voglia d’andarsene via.

Roberto D’Izzia (30/01/09, ore ..)

giovedì 29 gennaio 2009

Manuela Arcuri: bella e sexy come un tombino di ghisa. E intelligente come un.. come un... come un..

Dichiarazione di Manuela Arcuri: “Ora che mi hanno proclamata bellezza di livello mondiale, voglio essere brutta e disperata. Una protagonista assoluta, che piange, partorisce, si tormenta. È passato il periodo in cui sono apparsa solo come bella donna. Dimostriamo altro

Lei vuole diventare brutta.

I chirurghi a cui si è rivolta per " l’imbruttimento " hanno rifiutato l’incarico, uno di loro ha esclamato “perché rovinare ciò che madre natura ha già realizzato ad arte?”.
La notizia peggiore è che adesso vuole recitare una parte drammatica.
Già il tono con cui una schifezza di attrice così esige una parte di spicco in un film drammatico mi fa venire i nervi, se solo penso alle centinaia di attrici che magari sono senza lavoro perché portano la prima o la seconda di reggiseno.
-
Io avrei una parte da far fare alla Arcuri.
Ho sognato la scena: lei "attrice" in attesa di indicazioni, io arrivo sul set e mi siedo sulla sedia del regista.
-
- Ascolta Manu, devi sdraiarti su quella pozza di fango, leggere la lettera del tuo ragazzo e nel frattempo rotolarti avanti e indietro
- come, così? – (si rotola nel fango)
- ecco brava, ora per favore mettiti a quattro zampe e fai la scimmia che gioca col fango
- ma che c’entra con la scena?
- è perché la lettera che leggi ti sta facendo impazzire
(lei, con la faccia da ebete, si convince) – ahhh hoccapito, alora me metto a fà 'a scimmia.. uhuhuh uhuhuh ahahah hahaha – (sul set tutti ridono)
- bravissima Manu, ora mangia quel sacchetto della spazzatura che c’è lì..
- macchè, davero davero me devo magnià ‘a spazzatura?
(io mi arrabbio) - oohh insomma! vuoi fare 'sta parte drammatica, sì o no?
- sì sì, vojo doventà 'a nuova sofia rolex
- sofia loren!
- Ah ggià, sofia loren.. nun je lo dite che ho sbajato er nome sinnò quella m'ammazza ahahah
- sù forza Manu, non ti distrarre, continua quello che stavi facendo, sappi che la scena è una sequenza unica e dura un'ora... -
-
Lei continua, per un'ora intera, a mangiare la spazzatura, immersa nel fango, imitando una scimmia, mentre io esco dal set con un ghigno malefico e me ne vado, perché in realtà non sono il regista.

Rane, telefoni e girelle: i cambiamenti del mondo visti dagli occhi di robertino

Il 3 di Febbraio compio 31 anni. “E chi se ne frega?” potrebbe essere il coro che si sta levando davanti a tutti gli schermi; in realtà vorrei fare una riflessione sui cambiamenti del mondo che io ho visto nella mia giovane vita.
Una piccola riflessione, senza troppe pretese.

LUCCIOLE, RANE E VERMI
L’altro giorno (dico sempre l’altro giorno, perché non ricordo mai le date) camminavo sulle strade bagnate di pioggia, ed osservavo tutto intorno. - I vermi? - ho esclamato ad alta voce, fermandomi in mezzo ad un marciapiede con la testa china – dove cavolo sono finiti i vermi? - .
Già, perché io ho un ricordo netto, lucido, fortissimo, delle passeggiate da ragazzino dopo un giorno intero di pioggia: le strade erano piene di vermi, marroncini e lunghi, impossibili da evitare purtroppo.. ci camminavi sopra col cuore a pezzi, perché ne facevi fuori una quantità considerevole, del resto i marciapiedi ne erano ricoperti.
Ricordo perfettamente che le strade si riempivano anche di rane. Mio padre mi portava su un cavalcavia in un paesello di nome Sesto Ulteriano, nelle campagne di Milano, a guardare lo spettacolo: un manto verde in movimento. Erano milioni di rane. Ranocchie, raganelle.. quelle piccine, insomma, che prendevo sulla mano ed erano troppo simpatiche.
Beh, non so voi, ma sulle strade dopo la pioggia non vedo più un verme o una rana da anni.
I pensieri corrono e mi torna in mente un altro spettacolo naturale: le lucciole. Avevo 5 o 6 anni, e le campagne davanti casa mia s’illuminavano letteralmente alla luce di quei piccoli insetti magici; erano tantissime, quelle lucciole, ed io mi divertivo un mondo, pensando che fossero spiritelli o robe così.. beh, ragazzi miei, io non vedo più una lucciola da secoli. CHI HA RAPITO LE LUCCIOLE?

PROFUMI
Anche quando vivevo in una cittadina alle porte di Milano, ricordo di essere stato investito da migliaia di odori. Appena varcata la soglia di casa sentivo il cibo della vicina, i fiori colorati del mio cortile (quelli color ciclamino/bordeaux si ciucciavano, erano dolcissimi!), l’odore del pane appena sfornato vicino ai “minimarket” (vi ricordate i “minimarket?”, e la focaccia da mille lire oleosa e salatissima con la mollica supermorbida?), l’odore dell’erba tagliata che superava quello sgradevole delle macchine, l’odore forte dei veri caffè nei bar, l’odore degli shampoo o gel o dopobarba appena passavo accanto a Tonino, il parrucchiere, per non parlare dell’odore metallico della pioggia, pochi istanti prima che arrivasse... insomma, era un continuo stimolo per il mio olfatto. Oggi, e mi spiace se qualcuno finirà con ritenermi “esagerato”, difficilmente sento quegli odori. In compenso sento molto bene lo scarico delle macchine, l’odore del fumo delle sigarette (che sento a decine di metri, giuro), l’odore della mia stampante, l’odore dell’olio bruciato della mia macchina quando sale la temperatura..
...e non parliamo dei cibi... ieri cucinavo nel wok, ad un certo punto dentro c’erano carote, zucchine, scalogni, aglio, pepe nero, striscioline di pollo, spaghetti di soia e salsa di soia... beh, per sentirne l’odore dovevo ficcare quasi il naso dentro la pentola, perché il cibo non sa più di niente!

BAMBINI
Forse i miei ricordi sono immaginari, ma ho chiara l’immagine di me con gli amici tutto il giorno in giro in bici, e di tante altre compagnie come la nostra. C’èra la bmx, la mountain bike, la graziella... i più poveri avevano quelle bici che le guardi e ti chiedi “ma che tipo è?”, però era tutto così funzionale. Beh, decine di ragazzini per le strade, per i giardinetti e giocare a pallone o a basket, o un sacco di ragazzine sulle panchine a parlare delle loro cose. Dove sono finiti? Giro in macchina in paese, e oggi abito in campagna, e non vedo nessuno, non vedo i bambini che giocano a pallone o corrono, non vedo le ragazzine che chiacchierano o camminano tenendosi per mano, non vedo signore anziane che sgridano piccoli rompiscatole, non vedo ragazzetti ai video games nei bar.. MA CHE FINE HANNO FATTO I VIDEO GAMES??? Quelli da bar, con i joystic consumati e gli schermi mezzi fusi...
Oggi non vedo nessuno, perché stanno a casa, con chissà quale console, a giocare da soli. Oppure li vedo camminare con la testa china sul cellulare, zitti, seri.

IL CELLULARE
Le monete erano fastidiose, e sudicie, ma facevano un rumore bellissimo quando venivano inghiottite dal telefono della cabina; poi, intorno al ’94 ho cominciato a maneggiare le schede telefoniche, e la magia già svaniva. Però ricordo l’emozione quando dovevo telefonare alla ragazza: prendevo la scheda da cinque mila lire, spezzavo l’angolo in alto a sinistra, inserivo e poi.. tuuuu, tuuuu, tuuuu.. – pronto? - - buongiorno signora, sono roberto, posso parlare per favore con V.? - -ciao roberto, te la passo subito - .
Quell’educazione forzata era il piccolo ostacolo da superare, per parlare con la fidanzatina. Era così magico. Anche le porte delle cabine telefoniche così.. così... così assurde! Erano trappole per topi! Entravi e poi non uscivi più...
Martedi scorso bevevo una birra con L., intanto guardavo dei ragazzi sui diciotto anni davanti a me; per quasi due ore si sono scambiati sms. Cioè, erano a trenta centimetri di distanza, e si scambiavano sms. Non li ho sentiti parlare nemmeno un po’.
Certo, quando avevo 12 anni e mi succedeva qualcosa, dovevo chiedere ai passanti di darmi della moneta per chiamare a casa.. oggi col cellulare tutto questo è cambiato.
In meglio?
Io penso che il telefonino cellulare sia una grande innovazione tecnologica, ma come al solito l’uomo non è in grado di preservare nemmeno il minimo valore, come quello di conservare un po’ di moneta, per chiamare a casa se fai tardi per la cena.

DULCIS IN FUNDO (..ma dolce davvero!)
Tante altre cose sono cambiate, ma una più di tutte mi ferisce il cuore: la girella s’è rimpicciolita!!!!
Mi spiace ma è così, perché ricordo bene che era bella grossa, tutta appiccicosa di cioccolato.. provavo a srotolarla, ma si rompeva sempre, e mi dicevo – chissenefrega -, quindi mandavo tutto giù, ingozzandomi come un facocero.
Oggi le girelle sono piccole piccole, con tre o quattro morsi le fai fuori..

E no ragazzi, questo mondo proprio non mi piace!

mercoledì 28 gennaio 2009

Bisogni di serie e formaggi coi buchi (filosofia spicciola)

Cos’è il bisogno?
È un vuoto da colmare, un Kyo senza il relativo Jitsu, un’assenza fastidiosa, un convitato di pietra.
Già, potrebbe essere tutto questo, ma TEMO che il più delle volte sia fasullo, non reale; un’apparenza di bisogno, un ologramma che noi scambiamo per vero.

Come distinguere i bisogni veri da quelli fasulli?

TEMO di aver raggiunto un’altra conclusione: i bisogni reali non esistono, perché sono tutti fasulli.
Escludo quelli fisiologici (nutrirsi, dormire, accoppiarsi ecc..); in quanto fisiologici, non sono appunto “bisogni”. È come il lettore cd di serie: se è di serie, non è un optional aggiuntivo...
Quindi tutti gli altri bisogni (d'amore, di coccole, di parlare ecc..) sono irreali, costruiti ad arte dalla nostra mente per colmare dei vuoti.
-
Forse, però, anche i vuoti sono immaginari...
-
Cioè, per noi l’emmenthal è un formaggio coi buchi solo perché in realtà conosciamo il formaggio intero; se esistesse solo l’emmenthal, non sarebbe un formaggio coi buchi, ma semplicemente “un formaggio”.
Se un uomo ritiene di avere dei vuoti, allora teoricamente dovrebbe paragonarsi ad un’entità perfetta, senza alcun vuoto; purtroppo nessuno ha mai visto un’entità perfetta, quindi in realtà l’uomo che pensa di avere dei vuoti, è solo un uomo.

I miei vuoti, mi dico, non sono un optional, ma sono di serie. Per questo ho sempre affermato con forza che la sfiga non esiste, ognuno è quello che è e basta.
Ma se i vuoti sono di serie.. allora i bisogni che servono a colmare quei vuoti a che servono?
A niente.
Avete mai visto un emmenthal che cerca di staccare pezzi rotondi a una fontina per tapparsi buchi?
No, perché l’emmenthal DEVE avere i buchi.
Avete mai visto un uomo che cerca di colmare i suoi vuoti attaccandosi alle altre persone per “staccare” dei pezzi di vita, o di positività (cercando aiuto insomma)?
Eh sì, lo facciamo tutti.
Sbagliando.
Dimentichiamo costantemente che i nostri vuoti fanno parte di noi, e nessun altro potrebbe colmarli. Nessun amore, nessun amico, nessun padre, nessun figlio.

Ciò che possiamo fare è trovare pezzi di emmenthal con la forma complementare alla nostra, così da poterci semplicemente appoggiare, e magari riposare un po', così come si incastrano i pezzi di un puzzle.
I pezzi del puzzle si incastrano, ma mantenendo sempre la loro tipica forma disomogenea.. se ci pensate bene, il pezzo del puzzle altro non è che un quadrato con dei buchi...

Dunque, mi dico, è ora di finirla !
Basta aspettarsi pezzi di fontina dagli altri!

Se arrivano, bene, se non arrivano.. chissenefrega dei miei bisogni, tanto in mezzo a miliardi di emmenthal, chi si accorge che sono tutto bucato?

martedì 27 gennaio 2009

Onora il padre (telefonata VERA appena avvenuta)

- ciao pà, devo parlarti -
- ah sei vivo? -
- fammi parlare per favore -
- sì sì ma so già tutto quello che devi dirmi -
- pà, fammi parlare -
- vabbè parla -
- non so come dirtelo... purtoppo devi accettare il fatto di avere un figlio invalido. Non riesco più a portarmi la spesa a casa per la schiena, mi vengono tante crisi e vorrei guidare meno possibile. Ti avevo detto se non ti chiamo per favore di chiamarmi tu, non è una questione di orgoglio, è che sono in difficoltà, ho avuto un po' di crisi ultimamente... -
- ma che stai dicendo, non hai nemmeno i soldi per una telefonata? -
- pà, non centra niente la telefonata. Sto male, ho bisogno di aiuto e sono solo -
- Ah sei ancora solo, non ti sei trovato una? Una così, da metterti in casa? -
- Pà, lascia stare le ragazze, non voglio nessuna. E poi penso sempre a M. Comunque da te non voglio aiuti di soldi, me la caverò da solo -
- e allora cosa vuoi? -
- ..potresti aiutarmi per esempio a fare la spesa, magari mi compri una decina di confezioni d'acqua e me le porti sù -
- eh ma roberto, abiti lontano, dovrei fare dieci euro di benzina solo per portarti l'acqua sù? -
- beh, fai come vuoi, sappi che sono solo da mesi -
- e quel lavoro? -
- mi rinnovano solo fino a dicembre, non mi assumeranno -
- e che problema c'è? ti trovi un altro lavoro e ti fai assumere. -
- pà, ma leggi i giornali e guardi tutta la tv, o guardi solo emilio fede che dice cazzate? non ci assume più nessuno... -
- ssè vabbè.. vorresti dirmi che resti così temporaneo a vita? -
- mi sa di sì -
- comunque devi prendere l'invalidità -
- sì, ma devo iniziare dei ricorsi, perchè mi negano tutto. -
- e vabbè conosco tanti che prendono la pensione.. lo stato deve riconoscere il tuoi problemi -
- pà, prima di tutto sei tu che devi accettare che sono invalido, te l'ho detto prima -
- vabbè devi fare i ricorsi e poi ti danno tutto. devi darti da fare -
- pà, vorrei guidare meno possibile, sai sono da solo... per i ricorsi e le visite c'è da girare molto... -
- ... 3 minuti... sai quanto ho speso fino ad ora col telefono? almeno 6 euro! Sai io conto i minuti... hai la tim o la vodafone? -
- Vodafone, pà. Dai ti lascio. Lascia stare. -
- eh magari ti richiamo io eh? ciao. -
- ciao Pà -

Il mio sosia (ma io sono molto più bello)

Un amico mi segnala un indirizzo web perchè... c’è un mio sosia !!!! (clicca QUI per vedere il mio sosia)
Chiaramente...


i’ so nu ‘uaglione cchiù bell ‘e isso!
Io sò assai ppiù mejo dde 'sto ragazzetto!
Iu sugno assai cchiu beddu di dgu picciotto!
Mì sùn(t) pù se’ mej de chel barlafùss lì!

Chi tene 'o mare (Pino Daniele)

Chi tene 'o mare
s'accorge 'e tutto chello che succede
Po' sta luntano
e te fa senti' comme coce.
Chi tene 'o mare 'o ssaje
Porta 'na croce.

Chi tene 'o mare
Cammina c'a vocca salata

chi tene 'o mare
o ssape ca
è fesso e cuntento.
Chi tene 'o mare 'o ssaje
nun tene niente…

lunedì 26 gennaio 2009

INDOVINA CHI – SCOPRI L’IDENTITA’ DEL CAFONE

Niente faziosità, ve lo giuro.
Vi riporterò una frase d’un politico senza dire chi è, di quale schieramento o di quale Stato.
Quando gli è stato sottoposto il problema delle violenze sessuali alle donne nel suo paese, questo politico ha risposto dicendo:

Anche in uno Stato più militarizzato e poliziesco cose di questo genere possono sempre capitare... non si puo' pensare di mettere in campo una forza tale da evitare il rischio: dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze. Credo che non ce la faremo mai.

Chiedo scusa alle donne dell’intero pianeta per questa frase oscena.
Offende le belle ragazze perchè sottointende che ispirano violenza sessuale, ed offende le meno "belle" perchè.. in pratica vuol dire che sono così cesse (secondo quel politico) che non corrono il rischio di essere violentate.

Allora, care lettrici e cari lettori, chi potrà mai essere secondo voi l’autore di una battuta così brillante?



Io, i miei libri, la Mondadori e Franco. Oh Franco.

Oggi riesco a trovare la tizia della Mondadori che cerco da due settimane, la telefonata è favolosa.. potrei mai evitare di raccontarvela?
Partiamo dal presupposto che l’ufficio in questione risulta sotto la voce “proposte editoriali”.

Lei:
pronto?
Io:
pronto, buongiorno.. ci siamo sentiti la settimana scorsa.. la chiamo per una mia proposta editoriale.
Lei:
ah sì, di cosa si tratta?
Io:
in realtà sono tre lavori diversi. Il primo è una mia raccolta di poesie a partire dal 1996..
Lei:
ahh... capisco.. beh la interrompo subito, perché noi pubblichiamo collane di poesie solo di personaggi già famosi.
Io:
..per ora non sono famoso, magari se mi pubblicate qualcosa eheh...
Lei (infastidita):
la seconda proposta?
Io:
si tratta di una raccolta di sei racconti noir, sono racconti brevi sullo stile di Poe..
Lei:
ma quanto sono lunghi?
Io:
eh, in totale circa cinquanta pagine.
Lei:
sono troppo brevi, noi pubblichiamo solo racconti più corposi, e comunque di autori già famosi.
Io:
ahh.
Lei:
La terza proposta?
Io:
si tratta di una raccolta di monologhi e aforismi soprattutto satirici; sa io scrivevo per il teatro ma poi ho capito che erano piacevoli anche da leggere..
Lei:
no no no, la fermo subito: non pubblichiamo monologhi o roba per il teatro, mentre su cose satiriche o comiche, pubblichiamo solo i lavori di personaggi famosi, tipo quelli della televisione.
Io:
ahh.
Lei:
mi spiace, ma guardi che ci sono case editrici minori (!!!) che pubblicano proposte di nuovi autori.. le auguro buona fortuna!
Io: grazie, arrivederci. (poi penso: sai dove devi metterti le case editrici minori?)

Quindi, devo prima diventare famoso, in tv.
Mi viene in mente il 2004: avevo proposto un progetto teatrale per giovani agli assessori di diversi paesi, fra cui quello di San Giuliano Milanese, il quale mi disse: “spiacente, non abbiamo soldi”, ed io gli risposi “non voglio soldi, solo uno spazio in cui fare teatro, e tirerei fuori i ragazzi dalla strada, dall'alcool, dalla droga...”.
Non mi approvarono il progetto, ma quell’anno il comune di San Giuliano invitò il tizio calabrese, quello che fa Franco oh Franco per la modica cifra di 4500 € a serata.

Tre serate, 13.500 €.
Io vidi quel Franco al Rossopomodoro di Milano ben 13 anni fa: fa le stesse battute sulla soppressata e sui parenti da sempre.
Un giorno vado al bar, prendo un caffè, e me lo trovo lì, davanti a me.. e tutti: ahh, lei è quello di Zelig! Franco, ohh Franco !!!

Per un attimo ho pensato di dirgli: scusa, ma tu hai quella faccia perchè tua madre si metteva le soppressate al posto delle supposte?
Volevo tirargli l’ombrello in faccia, ma poi ho pensato che mi fa molta pena. Esser costretto a dire sempre battute sul peperoncino, o sui parenti. Andare in giro con la stessa valigia per anni e anni. Avere un pubblico che ride solo se ti ripeti all'infinito. Non poter mai cambiare personaggio...

Non sarò mai come lui, per fortuna.


Chissenefrega della Mondadori?

Ad esplicita richiesta di Kat: ecco casa mia.

Dunque, partiamo dal presupposto che non ho la benché minima voglia di scannerizzarti la mia planimetria, diciamo che provo a descriverti il mio piccolo regno, vediamo se rendo l’idea.
Se segui le mie istruzioni, forse ci si capisce qualcosa; dunque:
Disegna due rettagoli con la base un pochino più stretta dell’altezza; il primo è il piano sotto, il secondo è il piano sopra.
  • Piano sotto: sulla base in basso disegna a destra la porta d’ingresso, e sulla base opposta una piccola finestra (al centro); in basso a sinistra, nell'angolo, fai un cerchietto: quella è la scala a chiocciola. Sul lato sinistro, a partire dalla scala a chiocciola, ci sono il divano, poi il frigo, poi 3 mobili della cucina con i fuochi; sulla base in alto c'è solo la finestra che hai già disegnato, sul lato destro a partire dall’alto ci sono 3 mobili della cucina con il lavello e poi il vuoto fino alla porta d’ingresso. Il tavolo per mangiare è vicino alla finestra, fra i due mobili della cucina. Questo è il soggiorno con cucina a vista.
  • Piano sopra: disegna un cerchietto in basso a sinistra, questa è la scala a chiocciola. Sul lato lungo a sinistra c’è il mobile 4 stagioni, poi la mia scrivania, sul lato corto in alto al centro c’è la finestra, sul lato lungo a sinistra c’è un comodino poi il letto matrimoniale, sul lato corto a partire da destra c’è una cassettiera, poi la porta del bagno e poi fnisci il giro con la scala a chiocciola. Fuori, nella loggia comune, (vivo in un ex cascinale) ho un locale lavanderia piuttosto grande.
    Ecco tutto.

Ora puoi organizzare una rapina se vuoi, ma prima considera tre aspetti:

  1. sotto casa mia c’è il porticato con arcata, quindi è impossibile arrampicarsi perchè c'è il vuoto;
  2. abito sulla via più trafficata del paese, un paese pieno di guardoni e chiaccheroni che non si lascerebbero sfuggire una ragazza in calzamaglia con la maschera nera che si arrampica furtivamente;
  3. non ultimo in ordine di importanza, sono povero e non c’è una mazza da rubare, tranne i mobili stessi, che comunque non passano dalla finestra perché è piccolina.

soddisfatta?

domenica 25 gennaio 2009

No dico, sono quasi le 21.30... ma perchè non è ancora iniziato nemmeno un film?????????
NON POSSO CREDERCI, INIZIANO ALLE NOVE E MEZZA...
MA PERCHE' ???????????????!!!!!!!!!
Ma non era alle 20.30? Uno è costretto a stare sveglio fino a mezzanotte.. ma il lavoro inizia lo stesso alle 8.00. Ma quel'è la logica????
NON ERA BELLO ANDARE A LETTO ALLE UNDICI???
Questo mondo è più folle di me.
Boh, spengo tutto.

Alleria

Per concludere degnamente questa tristissima domenica, un brano altrettanto triste del primo Pino Daniele. Cliccate sul titolo per ascoltare il pezzo.

..e che dire, domani è un altro giorno, e sarà diverso. Ma non ci credo più così tanto.


Alleria (Allegria)

Passa 'o tiempo e che fa` passa il tempo e che fa
tutto cresce e se ne va tutto cresce e se ne va
passa 'o tiempo e nun vo bene cchiu` passa il tempo e non ami più
voglio 'o sole pe' m'asciutta` voglio il sole per asciugarmi
voglio n'ora pe m'arricurda` voglio un'ora per ricordarmi
alleria allegria
pe nu mumento te vuo` scorda` per un momento vuoi scordarti
che hai bisogno d'alleria che hai bisogno di allegria
quant'haje sufferto o' ssape sulo Dio quanto hai sofferto lo sa solo Dio
e saglie 'a voglia d'allucca` e sale la voglia di gridare
ca nun c'azzicche niente tu che non c'entri niente tu
vulive sulamente da` volevi solamente dare
l'alleria se ne va` l'allegria se ne va
passa 'o tiempo e che fa` passa il tempo e che fa
se la mia voce cambiera` se la mia voce cambiera`

passa 'o tiempo e nun te cride cchiu` passa il tempo e non ti credo più
e ti resta solo quello che non vuoi e ti resta solo quello che non vuoi
e non ti aspetti niente perche` lo sai e non ti aspetti niente perche` lo sai
che passa 'o tiempo ma che passa il tempo ma
tu non cresci mai tu non cresci mai
e saglie 'a voglia d'allucca` e sale la voglia di gridare

ca nun c'azzicche niente tu che non c'entri niente tu
vulive sulamente da` volevi solamente dare
l'alleria se ne va` l'allegria se ne va

Che domeeeeeenica bbestiale..

Mi sveglio piangendo, perchè così facevo nell'ultima parte dell'ultimo sogno che ho fatto.
Non vi sto a raccontare il sogno che sono casi miei.
Comunque, mi soffio il naso su un tovagliolo usato la sera prima per la mia post cena a letto (latteeccaffèbiscottibbbrioscie), e sento che mi sta per venire 'na crisi.
Niente crisi, era un'assenza.
Due, tre. Boh.
Mi rimetto a dormire ma non ci riesco, quel cazzo di campanaro (scusate, non ho trovato termini alternativi a "cazzo" più adatti al caso in tutto lo Zanichelli) si scatena con le sue melodie stonate e ripetitive. Guardo l'orologio: 10.30.
mmmm... brontolo un po', penso: ora mi alzo lentamente, mi lavo, mi vesto e vado al bar a bere un caffè.
No. Non posso spendere soldi. Eh ma un caffè costa un euro! No no, meglio risparmiare.
Mi giro, mi rigiro, poi decido di farmi del male, per dimenticare più che altro quel sogno che, purtroppo, non mi esce più dalla testa.
ACCENDO LA TV.
Chiesa, preti, presentatori che parlano di preti, servizi sulla madonna, telefilm americano con l'umorismo di uno a cui hanno appena sparato in faccia, cinque baldracche sedute sul divanetto di canale 5 che parlano di come si divertono la sera, nelle feste mondane piene di paparazzi.. da addormentato in un momento m’era sembrato di sentire Papa Ratzinger al posto di paparazzi, ed ho pensato: eh, no, pure alle feste con le veline e i calciatori no!

PARENTESI APERTA: se scrivo Tatzinger si attiva la correzione automatica, se scrivo Ratzinger invece la passa come corretta.. che la Microsoft ceda aggiornamenti gratuiti di stampo religioso? PARENTESI CHIUSA.

Mi metto a guardare Art Attack, o come diavolo si scrive, e ritorno ragazzino: l’unica domanda che mi faccio è: ma come fa il presentatore ad essere sempre giovane, se io nel frattempo sono cresciuto?
Comunque sia, lo ascolto e penso: con tutti i soldi che s’è fatto a presentare, un piccolissimo corso di dizione poteva anche permetterselo.. ALLORA RAGAZZI QUELLO CHE SSTIAMO A VEDE’ E’ UN DIZEGNO TROPPPO BBBELLO, E’ UN TRUCCO DDE MAGGIA CHE TUTTI POZZONO FA’…
Mi alzo, vado giù. Che freddo boia! I caloriferi sono a palla, ma dalla porta d’ingresso entra la stessa bora di Trieste.
Faccio un caffè. La guarnizione della caffettiera è palesemente bruciata, così bevo un distillato di petrolio; lo allungo col latte - merda era l’ultimo bicchiere di latte – puccio una briosche confezionata che sa di alcool etilico, butto dentro tre o quattro biscotti che sembrano cerchietti di segatura, e mando giù..gluppete gluppete gluppete..
ahhh... (penso in napoletano)... che sccchifezza e’ colazione!
Mi giro, vedo la pentola col brodo di carne ancora lì; ieri era buonissimo, ma se tutte quelle palle sulle spore e i batteri che ho studiato sono vere, qualcosa mi dice che è meglio far bollire un po’ tutto.. accendo il fuoco, e vengo su a scrivere.
La domenica di oggi si presenta così, vuota, noiosa, come tutte le domeniche da qualche mese a questa parte, del resto. Non posso fare nessun giro, nessuna spesa, nessuno shopping.
Dunque, scrivo; a quanto pare è la cosa che mi riesce meglio.
No, aspetta, una cosa mi viene meglio, posso fare una cosa bellissima.. sì, è proprio forte, devo farla, sento che è la cosa giusta… sara bellissimo… lo sento… lo sentoooo…
Vado a pisciare.

sabato 24 gennaio 2009

Rapput (di Claudio Bisio)

Vi dico solo una cosa: la sapevo TUTTA A MEMORIA. E avevo 11 anni.

Piccolo pensiero filosofico in un’ora uggiosa (2001)

…certo,
in un animo così instabile
strani e imprevedibili sospiri,
(forse consueti e capricciosi)
segnano giornate intere.
Segnano, a dirla tutta,
settimane e mesi,
anni su anni anzi, a dirla tutta,
una vita intera.
Beh, che male c’è?
Dolce peso quello di cui scrivo,
dolce sì, ma che schiaccia sotto,
schiaccia tutto quel che c’è da
schiacciare.
Schiaccia anche se stesso,
tant’è che a parlarne, mi è venuta
voglia di volare.
D’IZZIA ROBERTO (20/10/2001, ore 14.00)

Il vento fresco (2001)

I volti di mille persone
mi passano davanti gli occhi.
E mille luoghi, mille carezze,
mille errori…
un piccolo fremito mi coglie di sorpresa,
è il vento fresco che sfiora la mia pelle,
il profumo dell’erba tagliata,
i rumori lontani,
lontani,
e poi m’accorgo che sto solo sognando.
E poi mi ricordo,
oh, sì, questo lo ricordo,
me stesso bambino,
bambino precoce che altro non sogna
se non diventare grande.
Povero stupido sciocco e innocente,
avresti mai pensato,
avresti mai creduto,
che ora pagheresti a peso d’oro quei lunghi pomeriggi
a cercare di crescere?

Roberto D’Izzia (12/06/2001, ore 14.00)

RIEVOCAZIONE (di lontani umori) (2000)

Poeticare.
Ecco che arriva, lento lento,
lento da dentro,
oh, ecco che sale,
nuova calda vibrante emozione.
Poeticare,
e giocare,
giocare la lingua e la penna.
Mmm, dolce sapore
di lontani umori,
lieve frammento di un cuore,
ecco che sale.
Mi sei mancata,
t’ho aspettato, t’ho aspettato
e sono qui;
come vedi mi trovi sempre qui,
ed ecco che arriva,
lento lento,
ed io ti chiamo poeticare.
D’IZZIA ROBERTO (giovedi 28/12/2000, ore 0.50-55)

Verità (1998)

Sognai di quant’astio era la vita,
e di quanti albori spenti vidi mai
e ho pensato: pazzo, oh anima perduta
non ti accorgi di quel lume che non sai,
paragoni pessimista le gioie alle tue dita
incosciente! Non comprendi quel che fai?

Ho udito. Ora so.
Ma se credi, cuore mio, se mi credi ancora perso
Se non vedi tutto il male, ma solamente un po’
di quel nero, non capisti di quel nume avverso…
ah!…Ah, ah, ah!…

Come puoi, non capisci, come fai?

Come speri di negare il mio destino,
così diverso,
e i dolori e le morti, e le notti
e tempeste di emozioni, agghiaccianti stelle?
Forse di tacere tutto questo speri?
Non importa, fatica ne dovrei sprecare
per spiegare, per sapere…capire.

Vedo ancora astio da morirne,
solo albori spenti, in questa vita mia.

D’IZZIA ROBERTO (lunedi 15/09/1998, ore 23.12)

Momento quieto (1998)

Ora passante sul corpo muto
muto e sognante di un uomo che crea,
ora che sfuggi l’andare del mai
o ti diletti d’un che si bea
- lasciami andare oppure perire!
Fammi annegare in un mare alto,
fa che io resti a penare da solo…
solo ridammi un momento quieto
unico e ansante ricordo di lei;
fa che non sembri morto e riavuto.
Fa del momento un intenso mare.

Oh, onda sfuggente di eterno che sei
ferma!
Non ti smussare con questo sale…
O credo sia meglio dimenticare,
essere ancora in fervide onde.
Che l’ora passante invecchi anche me.


D’IZZIA ROBERTO (lunedi 07/09/1998, ore 1.59)

La mia razza (1998)

E fummo uomini.
E fummo capaci di governare il fuoco
noi, che sapremo volare senz’ali,
o pesci, tali e quali, vivremo l’elemento d’acqua.
…Nel mentre, ci vendiamo o trucidiamo o confondiamo.
Non so come, ma creammo l’arte,
noi che saremo pura energia
e che moriamo prima ancora di nascere.
Sottomessi gli altri animali, l’uomo sottomise l’uomo
lo stesso che girò il mondo, che aprì le acque e unì le terre;
so che avremo sei sensi, forse otto, forse ventotto
so che troveremo altri mondi per i nostri rifiuti
noi che siamo assassini, traditori ma bravi avvocati.
Non so come, ma pensammo il prodigio della parola
e tu ucciderai tuo fratello, pensandolo il clone di te stesso.
Voi, che un drogato, un bambino, una scimmia o vostro figlio
è tutta carne da macello.
Certo, sarà una frase fatta
che se nascesse ancora Dio…ma sì…
…voi state già aspettando per farlo un’altra volta secco.

D’IZZIA ROBERTO (venerdi 11/12/1998, ore 23.05)

D'estate

Caldi, rossi infuocati i profumi nell’àere
arido, secco l’orizzonte; mi appare Morgana.
Laggiù, un laghetto, oasi d’argentea freschezza
Pesci insensibili al calore spariscono nell’acqua.

Afa calda e pesante anche su secchi fiori,
le loro radici secche scrutano il terreno
cercando, anch’io, fresco leggero riposo
protetto da un salice, calmo, io dormo.
-
Scritta a due mani da Agnello Carmine e D’Izzia Roberto
(Maggio 1997)

Vita notturna (1996)

Leggere per interminabili minuti,
l’afa che mi soffoca lentamente
e lunga agonia tra le lenzuola,
sempre troppo calde.
Una doccia, un bicchiere di latte,
tanta, tanta acqua fresca
che dovrebbe (e sembra proprio di sì)
colmare e dissetare il mio vuoto.
Piccolo resoconto della sera,
piccola riflessione sulla vita,
il programma per domani e oltre,
l’estate è già segnata!
Domani è come oggi, le notti tutte uguali.
Niente zanzare e, in cambio, asfissia totale.
Che vita è mai?
È vita notturna?
NO, è solo notte.

D’IZZIA ROBERTO (16/07/1996, ore 2.50)

Viaggiare (1996)

E la mente và, oltre ogni meta immaginabile,
oltre le dimensioni dello spazio,
ribellandosi alle costrizioni del mio corpo;
cerca un luogo ove poter adagiarmi
con tutto il peso della mia tristezza
e con tutta la leggerezza di un nuovo benessere.
----------Essere libero, poter girare senza pericolo
----------per le strade addormentate della mia città,
----------e fischiare, con le mani in tasca,
----------senza dover essere giudicato pazzo.
----------Provare indescrivibile attrazione per le vie più oscure,
----------per quelle più vecchie e malmesse.
E la mente torna, soddisfatta, nostalgica
e riposata, libera da un peso,
troppo leggera per riuscire a rientrare
nel vecchio stanco corpo, non tanto vecchio,
acquietandosi e furtivamente convinta che,
prima o poi, tornerà per le vecchie vie della città.

D’IZZIA ROBERTO (21/03/1996, ore 23.55)

POCHE PAROLE (1996)

Prendo qualche medicina,
- mi farebbe addormentare –
ma passano ore e muoio,
forse più di prima.
Qui fermo non potrei stare,
e non farebbe rima
perdere tempo, - tra l’altro
d’ammazzare -, e sapere come!
Così penso ad un amico
Di quelli “Ciao come stai?”,
e sono già sei mesi
che non glielo dico:
“Come mi guardi, ma che faccia fai?”
“Non è una lacrima, stai tranquillo,
è allergia,
non credo che ci conosciamo.”
Cosa mi prende, forse nostalgia
chi lo sa,
sarà troppo che tacciamo,
non credevo di tacere parlando.
Penso al tempo che sarà,
vedo il tuo cuore che ha voltato faccia,
e scioperando
“Nei tuoi guai non entrerò più”.
Sono solo, solo con me stesso
ogni pensiero una parolaccia;
mi sopporto poco anche io
e i tuoi rifiuti li capisco solo adesso.
Ma non ci posso fare niente, non potrei
e per aiutarmi ci vorrebbe Dio,
con lui per mano in giro non si può,
mentre con te lo rifarei,
nel parco, per la strada,
in qualunque posto vuoi:
un’occasione per dirtelo vorrei
“Che il cielo cada, ma io ti amo ancora!”.


D’IZZIA ROBERTO (20/04/1996, ore 1.30)

Lorena (1995)

Lorena, L-O-R-E-N-A,
perché sei tu Lorena?
Non potevi essere un’altra?
E invece no, dovevi per forza trovarti
tra le altre, quella sera, in quel
letto (era comodissimo), nel cuore della
notte, di quella lunghissima notte. E
mentre restavamo lì, vicini, giocando,
litigando, guardandoci, sentivo già la
tristezza del poi, un futuro sicuramente
senza te, Lorena, che sei entrata a
gomitate nel mio cuore, uscendo due
settimane dopo a calci. Il tempo
è passato e mi cruccia un pentimento:
perché non ti ho baciata subito? Perché
ho lasciato che la tua vita uscisse dalla
mia senza neanche cercare di fermarla?
Adesso posso solo pensare a te, al tuo
viso, al tuo fragile ma sensualissimo
corpo e ripetere il tuo nome, ripeterlo
all’infinito; se, a volte, sono solo,
apro una delle pagine del mio cuore,
quella più remota e dolorosa, leggo quella
piccola parola scritta in rosso in basso a
destra, e quella parola è Lorena.

D’IZZIA ROBERTO (07/12/1995, ore 11.45)

La tentazione mancata (1995)

Il ragazzo era solo nella sua stanza, studiava.
D’un tratto apparse innanzi a lui un uomo, alto e tenebroso, vestito di bianco…”Ciao ragazzo, sono colui che stavi aspettando; non sei stanco della vita piena di responsabilità e di doveri e di compiti, di interrogazioni, di proibizionismi, di umiliazioni? Diventa amico mio, facciamo un contratto ed io ti offrirò tutto ciò che dal mondo hai sempre desiderato: donne, ricchezza, fama…”.
“Chi sei tu? Cosa vuoi da me? Io ho già trovato quello che desidero nella mia società: sesso, libertà di ogni tipo, sbandamenti senza fine… e poi, non mi fai paura sai? Oggi sono tutti più cattivi di te almeno il doppio! Sei passato di moda ormai, vecchio.”
E il Diavolo pianse.

D’IZZIA ROBERTO (1995)

Come un puma (1995)

Questa notte si consuma e, come tante altre,
è già volata via,
sempre solo come un puma, quatto quatto
mi nascondo tra le mura della stanza mia.
Mi stiracchio, mi rannicchio, penso al figlio
che il futuro mi riserva,
sono pazzo come il picchio dei cartoni
prigioniero nel mio corpo come dell’indiano la riserva.
Sono quieto penso al mare dei miei sogni,
alla mobilità di quelle sue onde
guardo fisso il mio tappeto e sogno di volare
sul Gran Kenyon, grido io ma l’eco furbo non risponde.
Son leggero come un gas nobile rarefatto
e la nostalgia è piombo concentrato,
son quel che ieri ero e che oggi già lo fui,
son colui che il suo cuore ha sempre manovrato.
Cercando un posto nello spazio spensierato sparirò,
esco fuori dal normale e lascio solo luccichio;
lascio il mosto del mio vino che la terra avrà ubriacato
guardo attentamente nello specchio ma, forse, l’anormale sono io.

D’IZZIA ROBERTO (29/05/1995, ore 4.05)

Biografia di uno strano personaggio (1995)

C’era una volta un omettino
sì tanto buffo, e pure bassino,
capelli neri ed occhi piccini
con l’aria strana e due baffettini.
Un giorno egli disse : “Così son più belli !”
e a mente disegnò uomini alti e snelli
acuti d’ingegno e con possenti fisici…
“Di tutto il mondo saranno giudici”.
E fu così che, un giorno come un altro,
ne creò più di mille e si fece scaltro:
“Chiunque a questi uomini non assomiglierà
per far compagnia ai cadaveri finirà”.

Tanti ne morirono in quei giorni di pazzia
e se dicon che di un uomo, fondo non ci sia
bhè, quest’ometto con un dito l’ha toccato
e tanto fu malvagio, ch’egli stesso s’è sparato.

D’IZZIA ROBERTO (1995)

Sento (1994)

Sento,
sento la creatività che mi scorre tra le vene
la voglia che mi pulsa che mi parte dalle viscere,
la forza di tutti i cuori dentro il mio.
Sento,
sento la fitta di ogni dolore nel mio corpo
la sete di gioia nella mia vita,
ogni piccola emozione, o forse sento l’io.
D’IZZIA ROBERTO (06/11/1994, ore 18.13)

L'estate (1994)

L’estate che caldo, che forno
ieri è già finito, è già passato un giorno
ci piacerà sognare per qualche
mese ancora, sognare di volare o
di sposarci il mare.
L’estate che gioia, un nuovo mondo
le stelle il cielo di notte
quant’è profondo,
se prima o poi finisce non ci spaventiamo,
ho tanto tempo ancora sai
per dirti che ti amo.
L’estate è un dolore sempre più grande,
si danno gli addii
si sciolgono le bande,
ti do l’indirizzo ma non mi tradire
stiamo più vicini tra poco
io dovrò partire.
L’estate è un orgasmo è un’evasione
bello se ci fosse solo questa stagione
le donne sono sexy in tutto quel che fanno,
facciamoci coraggio, tra un po’
comincia un altro eterno anno.
L’estate ci prende ci fa spogliare
il caldo si diverte a farci innervosire.
L’estate una canzone, due tre nuvole
i mondiali,
ancora pochi giorni poi torneremo
ad essere animali.

D’IZZIA ROBERTO (1994)

Presente condizionale (1994)

Se fossi un’automobile
m’ingolferei, non sarei stabile
se fossi un insegnante
sarei certamente il più incompetente,
ma se fossi un po’ originale
non ripeterei questo presente condizionale
ed è banale
cercar sempre di spiegarmi;
sai che, se fossi un pugile,
sarei io stesso a pestarmi.
Se fossi intelligente ti amerei di più,
se fossi un transistor fonderei la mia tivù;
se però tu fossi un po’ sensibile
mi troveresti certamente più amabile
e se tu guardassi bene in fondo ad
un solo grammo del mio cuore,
capiresti che sono per te quei mille chili d’amore.
E se con queste parole tu
non riuscissi a capire,
per me non resterebbe altro
che piangere e partire.
Ma se fossi, almeno, più bravo a parlare…
Bhè: lasciamo perdere, ormai,
lasciamo stare.

D’IZZIA ROBERTO (13/03/1994)

venerdì 23 gennaio 2009

Va bene, basta così.

Va bene, basta ridere, basta scherzare,
basta sorridere appena.
Va bene, basta giocare,
basta sognare, basta inventare
un po’ di gioia.
Va bene basta
essere sereni, tranquilli,
basta essere diplomatici,
basta mediare,
basta comprendere tutti,
è inutile, qualcosa a cui
attaccarsi trovano, sempre.
Basta aspettare,
respirare lentamente,
pensare prima di parlare;
non lo fa nessuno, ed io
non sono diverso,

non sono diverso.
Basta chiedere, spiegare, discutere,
basta scrivere montagne di parole,
l’ho fatto,
l’ho fatto,
e non lo faccio più.
Basta impegnarsi al lavoro,
basta essere collega disponibile,
basta essere figlio comprensivo,
basta essere tutto quello che voi
volete che io sia.

Educato?
Basta.
Basta essere passionale,
basta essere sincero,
mentono tutti, mentono tutti,
basta essere di parola,
mentono tutti, mentono tutti.
Basta aprirsi, basta tendere una mano,
basta commuoversi per niente.
Basta aspettare, l’ho già detto,
aspettare chi? E perché?
Basta dedicare canzoni e poesie,

o fiori,
o sorprendere con follie;
basta scrivere per amore.
Ci vuole un po’ di
sano,
immenso,
perfetto
silenzio.

giovedì 22 gennaio 2009

Fanta-dialogo fra lui e lei (secondo titolo: la follia delle donne)

Il giorno prima..
-
Lei: ti voglio bene.
Lui: anche io. Lascia il tuo uomo e mettiti con me.
Lei: non lo so, è una scelta difficile da prendere.
Lui: immagino. Comunque sia, ti starò vicino, e non proverò rancore.
Lei: grazie. La tua comprensione mi commuove.
Lui: prego. L'unica cosa che ti chiedo, però, è di chiarire la tua confusione perchè, sai, fa male stare a metà fra l'amico e l'amante. Ora però scusa, devo andare e non posso continuare a scrivere, ci sentiamo domani.
Lei: sì, va bene. Buonanotte.
Lui: buonanotte.
(sorrisini via sms)
.
...qualche ora dopo, a notte fonda..
.
bzzz bzzz (sms) Lei: sono indecisa: sto con te o sto con lui? vi desidero entrambi... tu che dici?
Lui, scioccato, non risponde.
.
L'indomani
.
bzzz bzzz (sms) Lei: aspetto ancora una risposta.
Lui: ...ti avevo detto che ero impegnato e ci siamo dati la buonanotte, o sbaglio? E poi, come fai a farmi una domanda del genere? Sei spietata.
Lei: ah sì? e tu sei un saputello! sai che ti dico? io resetto tutto..
Lui: lasciarci col sorriso come ieri non ti andava bene, vero? Come tutte le donne cambi di personalità e umore, provochi e t'incazzi, fai tutto tu. Resetta quel che vuoi, che devo dirti?
...
Epilogo
.
Lei sparisce, cancella tutto, gli proibisce l'accesso al suo blog.
..
Fine

mercoledì 21 gennaio 2009

Domanda lunghissima:

Perché sono tagliato fuori da lavori come giornalista o addetto alla selezione del personale o sceneggiatore solo perché non ho la laurea ma la gran parte dei laureati che conosco non sa l’italiano, ne scritto ne parlato, non sa minimamente comunicare, non ha fantasia e, soprattutto, ha il tatto e la sensibilità di una tapparella?
A voi lettori la risposta.

martedì 20 gennaio 2009

Armageddon

Liberi pensieri.

Ci sono momenti della vita in cui sei stanco, e vuoi riposare un po’. Certo, perché questa vita sembra la maratona di New York, ma non quella su strada, piuttosto quella in salita, sulle scale dell’Empire.
Talvolta ti appoggi al muro, hai il fiatone, e da quel momento in poi ogni gradino diventa sempre più difficile da superare, i muscoli delle gambe bruciano, e senti che ti manca letteralmente la forza per sollevare il tuo peso di un solo passo
Bene, in quei momenti l’ideale sarebbe proprio fermarsi un attimo, bere una soluzione di acqua e sali minerali, respirare profondamente, e poi ripartire con calma.
È una bella metafora, ma inutile, perché questa vita è una scala senza pianerottoli di sosta. La soluzione da bere per ristorarsi nel mio caso sarebbe una buona notizia sul lavoro, che mi permetterebbe di rinegoziare il mutuo e ritrovarmi con qualche soldo in tasca; solo questo posso sperare, perché la scelta di fermarmi a riposare è impossibile da praticare.
In ogni caso, non è una soluzione che dipende da me, quindi è come se non l’avessi nemmeno a portata di mano. È come sperare di attraversare il deserto senza borraccia ed incontrare fortuitamente un beduino che, se gli va, ti fa bere un po’ di latte di capra.

Un’altra metafora.

Cosa fai, resti a casa dal lavoro?
Ieri ho preso un giorno di ferie, speso benissimo direi, ma è il massimo che potevo fare, e comunque non ho risolto il problema denaro.
Ho sete, fatemi bere un po’ di serenità, vi prego. Ne ho bisogno, fisicamente e spiritualmente. Dentro di me posso anche essere più sereno di anni fa, ma senza soldi non vive nessuno in questa società.

A chi sto dicendo tutto questo?
A voi lettori del mio blog, e senz’altro anche a me stesso; come vi dicevo, ho bisogno di esorcizzare le mie ansie scrivendo, e poi ultimamente scrivo il più possibile perché...
Se le cose andranno male, chiuderò anche la connessione internet; un taglio al ponte di comunicazione fra me ed il mondo. Da quando ho internet ho fatto mille cose, ed ho conosciuto persone davvero speciali.
L’utilità della rete è fondamentale per uno che non può muoversi da casa. Io ho sempre criticato la dipendenza dal pc e la sostituzione delle chat alla vita reale, ed ancora le critico fortemente, ma internet serve per tantissime altre cose: hai il conto on-line e non devi andare fisicamente in banca, guardi le strade se devi fare un viaggio, fai ricerche, ti informi, ti diverti, scrivi, crei movimenti...
Entro fine gennaio saprò il mio destino ma, senz’altro, prima di tagliare tutto vi saluterò con un mega discorso.
Sarebbe perfetto un video in cui ci sono io in primo piano, con l’espressione tipica di Bruce Willis quando fa il serio (quella in cui socchiude gli occhi e stringe le labbra, la stessa di quando fuma o s’incazza, per intenderci), che dico rivolto ai miei lettori “non preoccupatevi per me bambini miei, e ricordatevi che vi voglio bene”, in sottofondo si sente Steven Tyler che canta “I Don't Want To Miss A Thing”, poi la telecamera stacca con una lenta carrellata sui vostri volti commossi, finchè io non schiaccio l’invio sul comando “Spegni” del mio pc...
...
Riuscirò a restare completamente serio per più di due capoversi? (me lo chiedevo due capoversi fa)

Domenica ho terminato il mio sesto racconto noir che, unito agli altri, farà parte del mio libro/raccolta del terrore, ed ho trovato qualcuno che forse lo pubblica.. pensate che bello: io, Roberto D’Izzia, che vivo scrivendo libri. Un sogno. La fantasia non mi manca di certo, ho scritto di tutto (chi mi legge da tempo lo sa bene) e credo che, con gli anni, stia diventando bravino anche dal punto di vista tecnico.
Che m’importa se mi state giudicando vanitoso? Mica sto dicendo che sono un dio della letteratura, però so di scrivere bene, perché nasconderlo? Tanto io sono in buona fede, e l’ultima mia intenzione sarebbe vantarmi di una mia naturale capacità; mia, come di molti blogger che seguo e che scrivono benissimo (però non vogliono far parte dello Spazio Filosofico mannaggia a loro!!!)
Provo un’invidia corrosiva per chi scrive di mestiere: molti soldi = molto tempo libero per scrivere. Molto tempo anche per leggere le cose scritte dagli altri, fondamentale per crescere ed imparare.
Ma.. dov’ero rimasto?
Ah, certo, la maratona.

Ricevo molti messaggi di supporto da amici e lettori in questo momento duro, e ringrazio tutti, anche se rifiuto l’aiuto di alcuni rispetto ad altri; le mie difficoltà nulla tolgono alle mie idee, e se preferisco evitare la presenza di qualcuno, mantengo la mia posizione anche se quest’ultimo potrebbe o vorrebbe in qualche modo starmi vicino. Le difficoltà economiche possono annebbiare la mente, ed io mi sforzo di restare lucido, anche se può risultare un’impresa ardua.

Eppure.. posso offendervi tutti spudoratamente? Gli unici due messaggi che vorrei ricevere in questo momento sono – sì, ti assumiamo a tempo indeterminato – e – sì, ti concediamo il nuovo mutuo con rata più bassa e disponibilità liquida -

Che volete farci, sono noioso e parlo solo di denaro. La critica che mi si nuove da anni, e dalle persone a me più vicino, è che sono troppo sognatore; beh, ora che parlo di soldi e lavoro non vorrei sentirmi dire che sono troppo pratico; sarebbe una beffa.
Lo è, anzi.
Una beffa, è tutto uno scherzo di cattivo gusto: quando hai la situazione reale sotto controllo, ti sfuggono i sogni, quando sogni troppo ti sfugge la situazione reale...
Per questo invidio gli scrittori di mestiere: loro hanno sia la situazione reale (contratti di lavoro, soldi ecc..) sia la possibilità di coltivare sogni, avendo l’unico impegno di lavorare con la fantasia.

Due secoli fa lo scrittore andava da un ricco, e gli diceva: scrivo un romanzo, mi paghi e mi dai vitto e alloggio, così poi ti vanterai di aver sostenuto le mie opere.. ci stai?
E il ricco, vanitoso, diceva: sì che ci sto, ti darò un alloggio nella mia proprietà, e ti pagherò quanto basta per vivere altri cinque anni.. e se grazie a te farò bella figura, ti darò in commissione altri lavori...
Oggi lo scrittore va dal ricco e gli dice "mi produci?" e il ricco gli risponde "e che vantaggio ne avrei, visto che sono già ricco?"

Temo d’esser nato nel secolo sbagliato.

domenica 18 gennaio 2009

Io sono pazzo, ma è solo colpa di Lucio Dalla

Da piccolo, avevo intorno ai 6 anni, rubai una musicassetta di Lucio Dalla a mia madre, e quelle canzoni mi accompagnarono per tutta la vita.

Si trattava di una raccolta fantastica, con questi titoli: Futura, Anna e Marco, La sera dei miracoli, Com'è profondo il mare, La signora, Mambo, Cara, Disperato erotico stomp, Cosa sarà, Balla balla ballerino, Telefonami fra vent'anni.

Inutile dire che fra tutti gli artisti anarchici e genialoidi che mi hanno affascinato come Carmelo Bene, Gaber, Rino Gaetano ma anche Edgar Allan Poe o Stanley Kubrik (ma nell'elenco ci starebbe benissimo anche Leonardo Da Vinci)... Lucio Dalla è quello che senza dubbio mi ha influenzato di più, forse per una mia personalissima simpatia, forse perchè un mio amico la cui madre viveva vicino proprio a Lucio mi raccontava episodi incredibili (tipo Lucio che esce la sera in vestaglia e pantofole e girava così per Rimini); beh, Lucio Dalla ha contribuito in qualche modo alla mia follia, ed alcune delle sue canzoni mi resteranno sempre nel cuore.

Quando lo vidi di persona in un piccolo concerto privato, ricordo che non riuscivo a trattenere le lacrime, non tanto per lui.. ma per le canzoni che scelse di cantare, proprio le mie preferite.

Queste che vi faccio sentire, però, hanno un valore particolare: sono la colonna sonora della mia vita; è difficile spiegare in poche parole, ma sappiate che mi accompagnano esattamente da 24 anni.

Se le ascolterete nel silenzio e con gli occhi chiusi, potrete condividere con me la fortissima emozione che non sto riuscendo a descrivervi a parole.


Cara


La sera dei miracoli


Mambo



sabato 17 gennaio 2009

Carnale

Fruscio d’abiti a volar sul pavimento, l’odore del tuo collo,
l’odore del mio collo.
Bianchi seni vedo aprirsi
e poi riaprirsi
e poi riaprirsi..
inarcata adesso la tua schiena.
T’abbandoni persa sulla forza delle braccia,
le mie braccia che ti reggono, che ti stringono,
che ti schiacciano con violenza.
L’odore del tuo collo,
l’odore del mio collo.
Carne sopra carne di colori differenti,
carne dentro carne
d’un piacevole dolore,
l’una silenziosa sudata e stravolta,
l’altro bestia urlante
come un toro condannato a morte
nell’arena in mezzo alle tue gambe.
L’odore del tuo collo,
l’odore del mio collo.
L’arena prende fuoco,
il toro prende fuoco,
non più silenziosa l’una urla di piacere
mentre l’altro non più bestia urlante
lascia esplodere il momento,
e poi sempre più lento,
e poi sempre più lento,
e il toro sbuffa a stento,
accasciato nell’arena, lentamente muore
…ma l’odore, sente sempre quell’odore:
l’odore del tuo collo,
è l’odore del tuo collo che m’ha ucciso.

Roberto D’Izzia (17/01/09, ore 17.30)

venerdì 16 gennaio 2009

Bocca di rosa (F. De Andrè)

Questa canzone è un film nella mia mente, le immagini sono così evocative che mi sembra di vedere tutto, il paesino antico con le strade fatte di pietre, gli uomini col cappello largo e le bretelle, le donne con i grembiuli e lo sguardo inferocito sulla povera Bocca di rosa; la vecchia invidiosa che suggerisce di denunciarla, il commissario che a malincuore la fa accompagnare al treno e, scena bellissima, tutti gli uomini alla stazione con gli occhi rossi che salutano quel raggio di sole...
Lei, bella, non troppo vistosa, con la carnagione olivastra e piena di nei, i capelli sciolti, una spallina abbassata, la gonna larga e le scarpette rosse, che sorride a tutti gli uomini con quella luce negli occhi, non perchè vuole circuirli, ma perchè l'amore che ha dentro è troppo grande per tenerselo tutto per sè.
--
La chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore, metteva l'amore,
la chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
nel paesino di Sant'Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C'è chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l'uno né l'altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all'altro
bocca di rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all'invettiva.
Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie,
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"il furto d'amore sarà punito
- disse- dall'ordine costituito".
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"quella schifosa ha già troppi
clienti più di un consorzio alimentare".
Ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al loro dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
e l'accompagnarono al primo treno.
Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano,
a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.
C'era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva "Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera".
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.

giovedì 15 gennaio 2009

I have a Dream (il discorso di Martin L. King è un plagio!)

Questo è il vero discorso dal quale Matin Luther King ha attinto per fare il suo, diventato di gran piglio più famoso.
(“I have a dream” è l’esclamazione che un ragazzino dell’Illinois fece ad alta voce la prima volta che vide una foto di Marylin Monroe in costume)
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IL DISCORSO

“Io ho un sogno.
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Ho sognato che le donne e gli uomini si scambiavano di ruolo, e finalmente gli uomini capivano che quando hai il ciclo è bello essere aiutati dal proprio compagno nei lavori più faticosi, e le donne capivano che lasciare in disordine ogni tanto fa bene allo spirito.
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Ho sognato che i datori di lavoro una volta al mese ringraziavano con una stretta di mano i propri dipendenti, uno ad uno, perché l’azienda poteva esistere solo grazie al loro sudore; ho sognato che i dipendenti, una volta al mese, poco prima del ringraziamento del capo si sputavano sulla mano senza pulirla.
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Io ho un sogno.
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Ho sognato che gli insegnanti dedicavano parte delle loro lezioni per sentire il parere dei propri alunni sull’argomento trattato; ho sognato alunni consapevoli che l’insegnante è un uomo con una vita propria, dei problemi e delle emozioni, e smettevano di sputargli palline di carta piene di saliva.
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Io ho un sogno.
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Ho sognato negozi di gioielleria che mostravano foto di bambini col mitra che combattono la guerra dei diamanti, ed un cartello con su scritto: un diamante è per sempre, ma nei paesi in cui lo estraiamo un bambino vive solo 10 anni.
Ho sognato tutti i ricchi del mondo donare uno solo dei molti diamanti acquistati, per contribuire alla nascita di miniere legali e controllate.
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Io ho un sogno.
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Ho sognato la nascita di tante televisioni private in Italia, che si fanno concorrenza sulla qualità e non sul trash. Ho sognato Maria De Filippi, Simona Ventura, Paola Barale e Alessia Marcuzzi e.. mi sono svegliato urlando: era un incubo.
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Io ho un sogno.
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Ho sognato un mondo in cui belli e brutti convivevano serenamente, perché era scomparso qualsiasi canone di bellezza; ho sognato che tutti i miliardi di euro spesi per concorsi di bellezza finivano per finanziare ospedali dove si fanno gli interventi chirurgici a chi è rimasto sfigurato da un incidente.
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Io ho un sogno
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Ho sognato che i ragazzi smettevano di andare al bar e bere un bianchino dietro l’altro, per diventare proprio come i loro padri; ho sognato che tutti si accorgevano di quant’è buona la birra analcolica, che fra l’altro fa fare gli stessi rutti di quella normale.
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Io ho un sogno
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Ho sognato che la cocaina era sostituita dalle coccole, e che milioni di dipendenti ad ogni crisi di astinenza andassero in giro per le strade a dire “ti prego, mi fai una carezza?”.
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Io ho un sogno
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Ho sognato che l’amore non era più un obbligo morale e civile, ma una scelta libera e consapevole; ho sognato che la gente stava insieme per passione e non per i figli, ho sognato che chi decideva di divorziare lo faceva serenamente, con maturità e civiltà, e non facendo scorrere il sangue.
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Io ho un sogno
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Il mio sogno più grande, è svegliarmi e rendermi conto che il mio discorso, anche se non si è avverato, ha portato un sorriso ed una piccola speranza a chi mi ha ascoltato per tutto questo tempo.
Grazie.”
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E standing ovation fu.