giovedì 30 settembre 2010

Il fattore R

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La mia esperienza di vita, almeno fino ad oggi, mi ha insegnato una cosa soprattutto: quando tutto va liscio, l'unico fattore in grado di rovinare le cose sono io stesso.

Sì, certo, come quando fai una frittata con tanto amore, senti dal profumo che sta venendo buonissima, stai per girarla e pensi: la giro piano piano, perché se la faccio saltare, questa è troppo grossa e mi si spezza al volo, e magari finisce per terra.
Lo pensi. Lo ripensi. E ripeti a te stesso: no, minchione, non lanciarla, questa è grande e si spezza in aria…
NON lanciarla…
NON lanciarla..
NON lanciarla..
Robbè NON lanciarla.. 
ho detto NON lanc.. Beh, se sto attento riesco a farle fare il giro senza problemi.

NO, AMICO, se il tuo cuore ti dice che quella frittata sta per rompersi, non devi lanciarla!

La sensazione che provi vedendo la tua frittata esplosa sul pavimento in mille pezzi, è un misto fra l’incazzatura e la tristezza.
Hai voglia di piangere, ma sei così incazzato con te stesso che le lacrime si trasformano in ingiurie: COGLIONE! SEI UN COGLIONE! LO SAPEVI CHE NON AVRESTI DOVUTO LANCIARE QUELLA FRITATTA! TESTA DI CAZZO! SEI IL SOLITO TESTA DI CAZZO!
E ORA CHE FAI?
COME PENSI DI FARE, SPIEGAMI, RACCOGLIERAI I PEZZETTI DI FRITTATA DA TERRA E LI UNIRAI CON LO SCOTCH?

La cosa incredibile è che riconosco benissimo le situazioni in cui non devo infilarmi, perché sono abbastanza “uomo di mondo” e so come vanno certe cose.. eppure, mi ci infilo lo stesso.
“noi sfidiamo i presagi” dice Amleto.
“perché siamo coglioni”, rispondo io.

Comunque, in qualche modo, dovrò fare una scelta: affrontare il fattore R ed eliminarlo, così da non distruggere più nessuna frittata, oppure vivere la vita così, fra incazzature e lacrime.
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giovedì 16 settembre 2010

Nucleare è bello.

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Propongo una centrale nucleare con inceneritore e area giochi incorporati nel cortile di casa mia.

Basta con queste paure ingiustificate fomentate dagli ambientalisti: le centrali nucleari sono sicure e non producono scorie radioattive, e dagli incenerit.. pardon, dai termovalorizzatori non escono nanopartiocelle pericolose per la salute e soprattutto non escono ceneri di scarico che vanno messe in discarche speciali.

Propongo un parco giochi interno per i bimbi più piccoli che abitano dalle mie parti, gite guidate per gli studenti delle elementari e dei mini-stage per tutti i neo-diplomati, per far capire loro che si può creare energia rispettando l'ambiente.

Ho realizzato un piccolo progetto di centrale nucleare/inceneritore/parco giochi, e volevo rendervi partecipi della cosa; lasciate pure i vostri suggerimenti, tutto è migiorabile (come dissero costituendo l'UdC).

mercoledì 15 settembre 2010

Che grande figlio di.

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TUTTO D'UN FIATO:
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Il figlio dei Pooh (il di lui nome ho volutamente dimenticato), le figlie di Celentano, il figlio di Celentano (!!!), la figlia di Zucchero, il figlio di Gassman (Big Jim), il figlio di Elkann (no comment)...
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...il figlio di La Malfa, i figli di Agnelli (quali? quanti?), la figlia di Dario Argento, i figli di Berlusconi, il figlio di Bush (che, con grande fantasia, hanno chiamato come il padre), il figlio di Mario Cecchi Gori, la figlia di Francis Ford Coppola, il figlio di Carlo D’Apporto, il figlio di Eduardo De Filippo, e vabbè, anche il figlio di Luigi (questa è cattiva, lo so).
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La figlia di Henry Fonda, la nipote di Henry Fonda (confidiamo in una quarta generazione), il figlio di Kirk Douglas, il figlio di Dario Fo, la figlia di Tony Curtis, il figlio di Ciccio Ingrassia, la figlia di Michele Placido...
...la figlia di Tyron Power, la figlia di Roberto Rossellini (e Ingrid Bergman, azz), i figli di Tognazzi, il figlio di Vittorio De Sica, l’altro figlio di Vittorio De Sica.

Troppi, sono troppi, ed io non li ricordo tutti.

Mi chiedo solo quanta gente avrebbe potuto fare carriera nello spettacolo, oppure diventare un buon politico, se non ci fossero stati questi.

E vabbè, non stiamo a fare facili retoriche.
Tanto, come ti giri e rigiri, senti sempre lo stesso odore.



martedì 14 settembre 2010

Amarcord

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Un anno speciale, il 1991.
Accadde qualcosa in me, quel genere di avvenimenti che difficilmente gli eventi della vita riescono a cancellare dalla memoria di un individuo.
Incredibile a dirsi, mi ricordo perfino i profumi di quell’anno.
Avevamo appena passato i mondiali, da qualche mese, ma la radio continuava a trasmettere la canzone di Bennato e Nannini; una canzone così magica da suscitare più emozioni dello stesso campionato di calcio per il quale era stata scritta.

Faceva molto, molto freddo l’inverno del 1991, e ricordo perfettamente l’abbigliamento simil-polare col quale mia madre mi infagottava prima di mandarmi a scuola; faceva così freddo che sotto i vestiti mettevo il pigiama, e al posto delle scarpe indossavo degli stivali imbottiti di lana pecorina.
Compivo, ed era Febbraio, il mio tredicesimo compleanno, e di lì a poco sarebbe stato il Festival di Sanremo. Senza dubbio, il migliore che io ricordi.
Frequentavamo una sala giochi piuttosto losca a San Donato Milanese, e dentro la sala c’era, oltre ai videogiochi, un bellissimo Jukebox, di quello con i tasti stretti e lunghi, e durissimi da schiacciare.
Per parecchi mesi uscirono da lì le canzoni del Festival.
Chiudo gli occhi, e sento ancora il rumore dei videogiochi, gli schiamazzi dei ragazzetti più scalmanati e le canzoni: “Se stiamo insieme”, “Perché lo fai”, “Gli altri siamo noi”, “Spalle al muro”, “La fotografia”.
Già, la fotografia.
Ho perso tutte le fotografie di quegli anni, ma meglio così, non mi piacevo. Troppo magro.

Ricordo bene il profumo della focaccia da 1000 lire che compravo dal panettiere prima di andare a scuola, oliosissima e piena di sale, e a volte prendevo anche la pizzetta, così, per cambiare un po’. Caspita, anche la pizzetta era buona, anzi buonissima, ed ecco il dilemma: ‘sta mattina che prendo, focaccia o pizzetta?’
E allora “Ma’, mi dai due mila che prendo anche la pizzetta?”.

Ricordo il libro di scienze, non posso dimenticarlo, perché più o meno a metà si parlava della pubertà e c’erano i disegni stilizzati dei due sessi, con tanto di spiegazione dettagliata sulla copulazione.
E ricordo, oh sì lo ricordo così bene, la foto di Norma Jeane, alias Marylin, nuda e coperta solo da un velo trasparente e colorato. Era il primo seno, per me.
Beh, non proprio il primo, perché già da un po’ nel mio cortile G. , che era più grande di tutti noi, sbandierava degli strani giornaletti, dove le ragazze non erano del tutto vestite…
Marylin, però, era la prima cotta.
E allora avevo fatto l’orecchia a quella pagina, così appena la prof. si distraeva, io potevo aprire di nascosto il libro proprio sulla mia amata.
Marylin, ore che ci penso, non fu il mio primo seno, ma senz’altro fu il mio primo rapporto clandestino.

Ricordo gli improvvisi cali di voce, e mia madre che diceva “hai visto? Te l’ho detto di metterti la sciarpa!”; possibile, mi dicevo io, che io sono il terzo figlio, e ancora non ha capito che a questa età cambiamo la voce e il freddo non c’entra nulla?
Ricordo la metamorfosi, che tenevo tutta per me perché non ne parlavo quasi a nessuno, soprattutto ai miei due fratelli maggiori; al posto di tranquillizzarmi e darmi consigli, loro quasi certamente non avrebbero fatto altro che deridermi e urlare ad alta voce anche le cose mie più segrete.
Erano fatti così, molto diversi da me, che potevo farci?

Ancora ricordo quell’estate, perché ogni martedi sera guardavo Notte Horror e Zio Tibia Picture Show, e quando fu la volta di Nightmare, il mio fratello maggiore ebbe la geniale idea di grattare la mia porta di notte, con coltelli legati alle dita a mezzo skotch; io tirai un urlo tipo Tarzan, e loro due scoppiarono a ridere.

Il ’91 fu l’anno del primo bacio dato, ecco, alla francese, e fu anche l’anno della scoperta di me.
Il ’91 fu l’anno in cui, per un inspiegabile concausa di eventi, mi trovai a fare doposcuola con un gruppo di ragazze di terza che mi avevano preso in simpatia; io avevo scritto una lettera d’amore ad una di loro, Barbara L., questa l’aveva letta a tutte le sue amiche e loro, evidentemente, avevano finito per provare una certa simpatia nei confronti di questo piccoletto di seconda, così coraggioso e romantico.
Fu nel ’91 che mi iscrissi a karate, e ricordo così bene l’odore di muffa e aria viziata di quella palestra sotterranea.
Prima di noi un gruppo di ragazze faceva aerobica e, fra loro, c'era Silvia, l'amica della Barbara di cui sopra, che a lungo andare cominciai a considerare molto, molto più bella.
Ero così, a tredici anni, mi innamoravo due volte al giorno.

È incredibile come la mia vita sembri profondamente condizionata dal '91, così carico d’esperienze ed emozioni.
Credo stesse nascendo un germoglio in me, proprio in quell’anno.

Bene, daglie e ridaglie sono riuscito ad auto-commuovermi, quindi direi che sia il caso di chiudere qui.
Lo faccio con questa canzone, così romantica, così dolce, così colonna sonora del mio 1991.



sabato 11 settembre 2010

martedì 7 settembre 2010

Super-Robbè

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Boh basta, 'sto blog è diventato nel tempo troppo serio.

Le centinaia di battute esilaranti nate dalla mia mente stupenda sono adombrate da un crescente senso di pesantezza.
Un po' come quando esci per divertirti e senti che pian piano il tuo intestino si sta ribellando al chilo di Yogurt di Vipiteno che hai mangiato mezz'ora prima, e allora sai che prima o poi comincierai a sudare freddo, che la sola visione di un bagno ti stimolerà fitte tremende sempre più difficili da trattenere... e allora dici agli amici: ragà, io vado a casa, e torni accelerando sempre di più, e più ti avvicini a casa più le fitte si fanno frequenti e dolorose...

Poi, come disse De Andrè, il resto viene sempre da sè.

Con questo non voglio dire che il mio blog è paragonabile ad un attacco di diarrea, ma diciamo che rileggendomi lo stimolo di andare un minuto al cesso m'è venuto.

Basta, cambiamo registro (come disse la prof alla fine dell'anno). Parliamo di cose allegre e simpatiche.

Dunque..
Papa Ratzinger..
ahhahahaHAHaHAHAhahaHhaaaahAHAHAHAhahahh... ehm, no non ce la faccio, questo fa troppo ridere....

Sapevate che nel mondo esistono dei veri supereroi?
No?
Non ci crederete, ma esiste addirittura un portale al quale sono iscritti questi supereroi in calzamaglia, il World Superhero Registry.
E così scopro che in Italia esiste un gruppo italiano chiamato “I Rivendicatori” formato niente popò di meno che il Dottor Presenza, Howler, Morte, Carontes, Diavolo Azzurro, ItaliaNinja, Fobos, Lunar Veil, Giustiziere Nero, Cuorenero Nero e poi lui, il fondatore, l’unico supereroe italiano iscritto al World Superhero Registry: Entomo.
Entomo, l’uomo insetto, vive a Napoli e pattuglia le strade in cerca di piccoli reati soprattutto ambientali, che denuncia anonimamente alle forze dell’ordine.
Ha capito qual’era la sua missione quando una volta. In metropolitana, si era accorto che un uomo ubriaco passeggiava sui binari; avvertì la sicurezza che allontanò subito quell’uomo dai binari, salvandolo da un imminente incidente.

Possiamo essere tutti eroi, dunque?
Sì, a quanto pare.

Anche io ho sempre avuto la vocazione del supereroe, volevo essere Quaglier-man.
Poi, mi sono visto con un pigiama di cotone e una maschera da quaglia in giro per le pericolosissime strade di Milano, e allora ho capito che mi avrebbero rapidamente saccagnato di botte, non prima di aver riso almeno mezz’ora per il mio travestimento.

Na na na, il supereroismo non fa per me, sono troppo scostante; finirei per essere amato dalla popolazione, ma deluderei tutti perchè prima o poi mi passerebbe la voglia di fare buone azioni. Gratis poi!

Però, ripensandoci, c’è tutta una serie di supereroi che farebbero al caso mio..

L'uomo-pirla”. E’ quello che salva una serata noiosissima con gli amici, tirando fuori robe assurde tipo l’imitazione di Roby Facchinetti dei Pooh, oppure proponendo giochi di società tutti a sfondo sessual/alcolico. L’uomo-pirla, in quanto pirla, generalmente è l’unico ad accettare la regola dei suoi giochi, quindi finisce per ritrovarsi sul tappeto del soggiorno, nudo e ubriaco, mentre gli amici sono già andati via da un pezzo.

L’uomo-disordine”. È quello che rompe la monotonia di una casa ordinata, buttando oggetti e vestiti ovunque. Lui cucina di proposito una cena con 5 portate diverse, così da sporcare più pentolame possibile, che lascia marcire nel mese successivo nel lavello della cucina. L’uomo-disordine generalmente odia il disordine, ma non riesce più a tornare indietro, quindi la prende con filosofia, e butta altri vestiti sopra quelli già accatastati.

L’uomo-bolletta”. È quello che si dimentica sempre di pagare le bollette del gas e della luce, fino a quando non vengono a chiudergli la fornitura. Il suo superpotere è quello di andare negli uffici dell’azienda fornitore ed inscenare un melodramma straziante davanti alla segretaria, che si commuoverà e si troverà costretta a far riaprire la fornitura bloccata.

L’uomo-danno”. È quello che rompe qualsiasi oggetto si trovi fra le mani, senza neanche capire come. Il suo super potere è quello di rompere oggetti ben precisi, ovvero stoviglie o elettrodomestici appena comprati e costosissimi. Lui prova a stare attento, ma la sua vocazione è troppo forte, e allora rompe piatti, aspirapolveri, quadri, scrivanie, brucia essenze, porta rotoli di carta igienica, manici di padella. L’uomo-danno è in grado di accendere il caffè e dimenticarsene, uscire di casa e, al ritorno, trovare il manico della caffettiera fuso e la stanza piena di fumo perché anche la guarnizione s’è fusa e gocciola da ore sulla fiammella accesa.

Per ora non me ne vengono in mente altri ma, abbiate fede, prima o poi capirò di avere altre devastanti vocazioni.

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sabato 4 settembre 2010

Ricordi, e amare considerazioni.

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È difficile pensare che la vita sia semplicemente tempo che scorre.
Ognuno di noi si sforza di dare un senso, forse mentendo un po’ a sé stesso, forse perché vuol restare aggrappato alla speranza più importante, e cioè quella di aver vissuto con uno scopo.

Quand’è notte, nel silenzio della mia stanza, io resto con gli occhi aperti, e vedo scorrere davanti a me tutte le immagini della mia vita.
Quanta vita!
E ricordo con un sorriso i colleghi dei miei tanti lavori, alcuni simpatici e di buona compagnia, altri totalmente folli e, come solo ora capisco provando una gran pena, alienati da sé stessi.
Vado indietro negli anni, respiro profondamente, e sento l’odore di stufa a legna della casa di mio nonno, in Sicilia, dove solo una volta ho passato le festività di Natale; ricordo il pane caldo fatto in casa, le cene con decine di parenti quasi tutti sconosciuti, le coperte di lana spessa fatte a mano.

Senza logica la mia mente fa un balzo in avanti, ed eccomi in quel teatro, dove recitavo con tanta passione da sentirmi scoppiare il cuore, e mi sentivo veramente vivo perché sapevo che nella messa in scena il vero Roberto parlava al mondo.

Come sempre, nel momento medesimo in cui comincio a ricordare il mio Fox, scende la stessa solitaria lacrima, molto salata, che scivola sul mio viso e lascia un solco più giù, per il cuore.
Quel cuore stropicciato che mi ritrovo, ch’è stato capace di amare e di odiare, e che ora sente un vuoto.
Certo, che stupido, il cuore è un l’organo vuoto per eccellenza. E allora non è il vuoto del cuore che dovrebbe preoccuparmi, ma quello della mia essenza.

Tutti i miei sogni si riducono ad un’ affannosa lotta contro l’immenso muro di gomma che è questo mondo che mi circonda, dove essere sé stessi è la condizione più negata in assoluto.

E poi, lei, di cui è superficiale scrivere il nome in questo momento; anzi, se penso che oggi non mi guarda neanche in faccia quando ci si vede a casa di amici comuni, nominarla sarebbe una pena ancor maggiore, quindi chiudo subito quella dolorosa finestra.

Da piccolo avevo molti sogni, e mai potevo aspettarmi la malattia e la dipendenza dai farmaci. Una dipendenza che ancora oggi non riesco a sopportare, infatti a sempre più spesso salto le dosi, e mi vengono le crisi. Stupido, vero?
Dopo ogni crisi dormo profondamente, e mi capita di sognare molto intensamente; sogno di essere tornato a scuola, sogno la mia terra a San Colombano e il profumo dell’erba, sogno di andare ancora a bere il caffè la domenica mattina con mio padre o di chiedere a mia madre mille lire per andare a giocare a videogames.
Sogno di svegliarmi fra le sue braccia, mentre mi carezza la testa con quelle mani così fragili e liscie come la porcellana, come tante volte ha fatto.
Sogno la mia innocenza perduta, dopo ogni crisi epilettica, e i miei risvegli sul pavimento, con i muscoli doloranti, la lingua sanguinante ed una fortissima emicrania, sono sempre molto amari.

Mi sveglio, e immediatamente affiora la consapevolezza che ho un problema con la banca, che non ho più la famiglia, che i soldi non bastano e che ancora una volta sono senza lavoro, e proprio in quel preciso istante mi chiede se non fosse stato meglio che, cadendo..

Gli esseri umani mi deludono sempre più, non mi piace nessun lavoro, ho perso interesse nelle relazioni.
Certo, mi sforzo sempre di animare serate, creare occasioni d’incontro, chessò.. aprirmi strade; mi piace ascoltare nuove persone, non ho mai perso la curiosità che mi accompagna da sempre, provo sempre ad essere positivo e propositivo.
Eppure, incredibile, il feedback che mi giunge dal prossimo è sempre lo stesso: Roberto, sai, sei troppo egocentrico e ti rendi antipatico, e poi ti lamenti sempre, non vorrei dirtelo ma.. ci siamo accorti che sei un po’ negativo.. non capisci.. sbagli il modo di approcciarti..

Ma cazzo, faccio radiorò, ho creato il gruppo Antifesta Ua Ua Uao, scrivo decine e decine di post ironici o satirici, faccio shiatsu, scrivo poesie, faccio teatro, faccio attivismo politico e controinformazione, creo eventi… è possibile che tutto questo sia totalmente invisibile ?!!
E subito la risposta del piccolo psicologo di turno: ah ma allora tu cerchi approvazione dagli altri..

Ma vaffanculo, và!

Ed ecco che mi torna il pensiero con cui ho iniziato a scrivere questa sera: ognuno di noi si sforza di dare un senso alla propria vita e così lo faccio anche io, ma colleziono un successo ogni dieci sconfitte.

Ed ecco perché, alla soglia delle due di notte del 4 settembre di questo 2010, giungo alla conclusione che questa vita non abbia il minimo senso.
È tutto banalmente naturale, spontaneo, incontrollabile e ripetitivo.

È difficile pensare che la vita sia semplicemente tempo che scorre ma, amici miei, temo che sia questa la verità.
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