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sabato 24 gennaio 2009

La mia razza (1998)

E fummo uomini.
E fummo capaci di governare il fuoco
noi, che sapremo volare senz’ali,
o pesci, tali e quali, vivremo l’elemento d’acqua.
…Nel mentre, ci vendiamo o trucidiamo o confondiamo.
Non so come, ma creammo l’arte,
noi che saremo pura energia
e che moriamo prima ancora di nascere.
Sottomessi gli altri animali, l’uomo sottomise l’uomo
lo stesso che girò il mondo, che aprì le acque e unì le terre;
so che avremo sei sensi, forse otto, forse ventotto
so che troveremo altri mondi per i nostri rifiuti
noi che siamo assassini, traditori ma bravi avvocati.
Non so come, ma pensammo il prodigio della parola
e tu ucciderai tuo fratello, pensandolo il clone di te stesso.
Voi, che un drogato, un bambino, una scimmia o vostro figlio
è tutta carne da macello.
Certo, sarà una frase fatta
che se nascesse ancora Dio…ma sì…
…voi state già aspettando per farlo un’altra volta secco.

D’IZZIA ROBERTO (venerdi 11/12/1998, ore 23.05)

D'estate

Caldi, rossi infuocati i profumi nell’àere
arido, secco l’orizzonte; mi appare Morgana.
Laggiù, un laghetto, oasi d’argentea freschezza
Pesci insensibili al calore spariscono nell’acqua.

Afa calda e pesante anche su secchi fiori,
le loro radici secche scrutano il terreno
cercando, anch’io, fresco leggero riposo
protetto da un salice, calmo, io dormo.
-
Scritta a due mani da Agnello Carmine e D’Izzia Roberto
(Maggio 1997)

Vita notturna (1996)

Leggere per interminabili minuti,
l’afa che mi soffoca lentamente
e lunga agonia tra le lenzuola,
sempre troppo calde.
Una doccia, un bicchiere di latte,
tanta, tanta acqua fresca
che dovrebbe (e sembra proprio di sì)
colmare e dissetare il mio vuoto.
Piccolo resoconto della sera,
piccola riflessione sulla vita,
il programma per domani e oltre,
l’estate è già segnata!
Domani è come oggi, le notti tutte uguali.
Niente zanzare e, in cambio, asfissia totale.
Che vita è mai?
È vita notturna?
NO, è solo notte.

D’IZZIA ROBERTO (16/07/1996, ore 2.50)

Viaggiare (1996)

E la mente và, oltre ogni meta immaginabile,
oltre le dimensioni dello spazio,
ribellandosi alle costrizioni del mio corpo;
cerca un luogo ove poter adagiarmi
con tutto il peso della mia tristezza
e con tutta la leggerezza di un nuovo benessere.
----------Essere libero, poter girare senza pericolo
----------per le strade addormentate della mia città,
----------e fischiare, con le mani in tasca,
----------senza dover essere giudicato pazzo.
----------Provare indescrivibile attrazione per le vie più oscure,
----------per quelle più vecchie e malmesse.
E la mente torna, soddisfatta, nostalgica
e riposata, libera da un peso,
troppo leggera per riuscire a rientrare
nel vecchio stanco corpo, non tanto vecchio,
acquietandosi e furtivamente convinta che,
prima o poi, tornerà per le vecchie vie della città.

D’IZZIA ROBERTO (21/03/1996, ore 23.55)

POCHE PAROLE (1996)

Prendo qualche medicina,
- mi farebbe addormentare –
ma passano ore e muoio,
forse più di prima.
Qui fermo non potrei stare,
e non farebbe rima
perdere tempo, - tra l’altro
d’ammazzare -, e sapere come!
Così penso ad un amico
Di quelli “Ciao come stai?”,
e sono già sei mesi
che non glielo dico:
“Come mi guardi, ma che faccia fai?”
“Non è una lacrima, stai tranquillo,
è allergia,
non credo che ci conosciamo.”
Cosa mi prende, forse nostalgia
chi lo sa,
sarà troppo che tacciamo,
non credevo di tacere parlando.
Penso al tempo che sarà,
vedo il tuo cuore che ha voltato faccia,
e scioperando
“Nei tuoi guai non entrerò più”.
Sono solo, solo con me stesso
ogni pensiero una parolaccia;
mi sopporto poco anche io
e i tuoi rifiuti li capisco solo adesso.
Ma non ci posso fare niente, non potrei
e per aiutarmi ci vorrebbe Dio,
con lui per mano in giro non si può,
mentre con te lo rifarei,
nel parco, per la strada,
in qualunque posto vuoi:
un’occasione per dirtelo vorrei
“Che il cielo cada, ma io ti amo ancora!”.


D’IZZIA ROBERTO (20/04/1996, ore 1.30)

Lorena (1995)

Lorena, L-O-R-E-N-A,
perché sei tu Lorena?
Non potevi essere un’altra?
E invece no, dovevi per forza trovarti
tra le altre, quella sera, in quel
letto (era comodissimo), nel cuore della
notte, di quella lunghissima notte. E
mentre restavamo lì, vicini, giocando,
litigando, guardandoci, sentivo già la
tristezza del poi, un futuro sicuramente
senza te, Lorena, che sei entrata a
gomitate nel mio cuore, uscendo due
settimane dopo a calci. Il tempo
è passato e mi cruccia un pentimento:
perché non ti ho baciata subito? Perché
ho lasciato che la tua vita uscisse dalla
mia senza neanche cercare di fermarla?
Adesso posso solo pensare a te, al tuo
viso, al tuo fragile ma sensualissimo
corpo e ripetere il tuo nome, ripeterlo
all’infinito; se, a volte, sono solo,
apro una delle pagine del mio cuore,
quella più remota e dolorosa, leggo quella
piccola parola scritta in rosso in basso a
destra, e quella parola è Lorena.

D’IZZIA ROBERTO (07/12/1995, ore 11.45)

La tentazione mancata (1995)

Il ragazzo era solo nella sua stanza, studiava.
D’un tratto apparse innanzi a lui un uomo, alto e tenebroso, vestito di bianco…”Ciao ragazzo, sono colui che stavi aspettando; non sei stanco della vita piena di responsabilità e di doveri e di compiti, di interrogazioni, di proibizionismi, di umiliazioni? Diventa amico mio, facciamo un contratto ed io ti offrirò tutto ciò che dal mondo hai sempre desiderato: donne, ricchezza, fama…”.
“Chi sei tu? Cosa vuoi da me? Io ho già trovato quello che desidero nella mia società: sesso, libertà di ogni tipo, sbandamenti senza fine… e poi, non mi fai paura sai? Oggi sono tutti più cattivi di te almeno il doppio! Sei passato di moda ormai, vecchio.”
E il Diavolo pianse.

D’IZZIA ROBERTO (1995)

Come un puma (1995)

Questa notte si consuma e, come tante altre,
è già volata via,
sempre solo come un puma, quatto quatto
mi nascondo tra le mura della stanza mia.
Mi stiracchio, mi rannicchio, penso al figlio
che il futuro mi riserva,
sono pazzo come il picchio dei cartoni
prigioniero nel mio corpo come dell’indiano la riserva.
Sono quieto penso al mare dei miei sogni,
alla mobilità di quelle sue onde
guardo fisso il mio tappeto e sogno di volare
sul Gran Kenyon, grido io ma l’eco furbo non risponde.
Son leggero come un gas nobile rarefatto
e la nostalgia è piombo concentrato,
son quel che ieri ero e che oggi già lo fui,
son colui che il suo cuore ha sempre manovrato.
Cercando un posto nello spazio spensierato sparirò,
esco fuori dal normale e lascio solo luccichio;
lascio il mosto del mio vino che la terra avrà ubriacato
guardo attentamente nello specchio ma, forse, l’anormale sono io.

D’IZZIA ROBERTO (29/05/1995, ore 4.05)

Biografia di uno strano personaggio (1995)

C’era una volta un omettino
sì tanto buffo, e pure bassino,
capelli neri ed occhi piccini
con l’aria strana e due baffettini.
Un giorno egli disse : “Così son più belli !”
e a mente disegnò uomini alti e snelli
acuti d’ingegno e con possenti fisici…
“Di tutto il mondo saranno giudici”.
E fu così che, un giorno come un altro,
ne creò più di mille e si fece scaltro:
“Chiunque a questi uomini non assomiglierà
per far compagnia ai cadaveri finirà”.

Tanti ne morirono in quei giorni di pazzia
e se dicon che di un uomo, fondo non ci sia
bhè, quest’ometto con un dito l’ha toccato
e tanto fu malvagio, ch’egli stesso s’è sparato.

D’IZZIA ROBERTO (1995)

Sento (1994)

Sento,
sento la creatività che mi scorre tra le vene
la voglia che mi pulsa che mi parte dalle viscere,
la forza di tutti i cuori dentro il mio.
Sento,
sento la fitta di ogni dolore nel mio corpo
la sete di gioia nella mia vita,
ogni piccola emozione, o forse sento l’io.
D’IZZIA ROBERTO (06/11/1994, ore 18.13)

L'estate (1994)

L’estate che caldo, che forno
ieri è già finito, è già passato un giorno
ci piacerà sognare per qualche
mese ancora, sognare di volare o
di sposarci il mare.
L’estate che gioia, un nuovo mondo
le stelle il cielo di notte
quant’è profondo,
se prima o poi finisce non ci spaventiamo,
ho tanto tempo ancora sai
per dirti che ti amo.
L’estate è un dolore sempre più grande,
si danno gli addii
si sciolgono le bande,
ti do l’indirizzo ma non mi tradire
stiamo più vicini tra poco
io dovrò partire.
L’estate è un orgasmo è un’evasione
bello se ci fosse solo questa stagione
le donne sono sexy in tutto quel che fanno,
facciamoci coraggio, tra un po’
comincia un altro eterno anno.
L’estate ci prende ci fa spogliare
il caldo si diverte a farci innervosire.
L’estate una canzone, due tre nuvole
i mondiali,
ancora pochi giorni poi torneremo
ad essere animali.

D’IZZIA ROBERTO (1994)

Presente condizionale (1994)

Se fossi un’automobile
m’ingolferei, non sarei stabile
se fossi un insegnante
sarei certamente il più incompetente,
ma se fossi un po’ originale
non ripeterei questo presente condizionale
ed è banale
cercar sempre di spiegarmi;
sai che, se fossi un pugile,
sarei io stesso a pestarmi.
Se fossi intelligente ti amerei di più,
se fossi un transistor fonderei la mia tivù;
se però tu fossi un po’ sensibile
mi troveresti certamente più amabile
e se tu guardassi bene in fondo ad
un solo grammo del mio cuore,
capiresti che sono per te quei mille chili d’amore.
E se con queste parole tu
non riuscissi a capire,
per me non resterebbe altro
che piangere e partire.
Ma se fossi, almeno, più bravo a parlare…
Bhè: lasciamo perdere, ormai,
lasciamo stare.

D’IZZIA ROBERTO (13/03/1994)

venerdì 23 gennaio 2009

Va bene, basta così.

Va bene, basta ridere, basta scherzare,
basta sorridere appena.
Va bene, basta giocare,
basta sognare, basta inventare
un po’ di gioia.
Va bene basta
essere sereni, tranquilli,
basta essere diplomatici,
basta mediare,
basta comprendere tutti,
è inutile, qualcosa a cui
attaccarsi trovano, sempre.
Basta aspettare,
respirare lentamente,
pensare prima di parlare;
non lo fa nessuno, ed io
non sono diverso,

non sono diverso.
Basta chiedere, spiegare, discutere,
basta scrivere montagne di parole,
l’ho fatto,
l’ho fatto,
e non lo faccio più.
Basta impegnarsi al lavoro,
basta essere collega disponibile,
basta essere figlio comprensivo,
basta essere tutto quello che voi
volete che io sia.

Educato?
Basta.
Basta essere passionale,
basta essere sincero,
mentono tutti, mentono tutti,
basta essere di parola,
mentono tutti, mentono tutti.
Basta aprirsi, basta tendere una mano,
basta commuoversi per niente.
Basta aspettare, l’ho già detto,
aspettare chi? E perché?
Basta dedicare canzoni e poesie,

o fiori,
o sorprendere con follie;
basta scrivere per amore.
Ci vuole un po’ di
sano,
immenso,
perfetto
silenzio.

giovedì 22 gennaio 2009

Fanta-dialogo fra lui e lei (secondo titolo: la follia delle donne)

Il giorno prima..
-
Lei: ti voglio bene.
Lui: anche io. Lascia il tuo uomo e mettiti con me.
Lei: non lo so, è una scelta difficile da prendere.
Lui: immagino. Comunque sia, ti starò vicino, e non proverò rancore.
Lei: grazie. La tua comprensione mi commuove.
Lui: prego. L'unica cosa che ti chiedo, però, è di chiarire la tua confusione perchè, sai, fa male stare a metà fra l'amico e l'amante. Ora però scusa, devo andare e non posso continuare a scrivere, ci sentiamo domani.
Lei: sì, va bene. Buonanotte.
Lui: buonanotte.
(sorrisini via sms)
.
...qualche ora dopo, a notte fonda..
.
bzzz bzzz (sms) Lei: sono indecisa: sto con te o sto con lui? vi desidero entrambi... tu che dici?
Lui, scioccato, non risponde.
.
L'indomani
.
bzzz bzzz (sms) Lei: aspetto ancora una risposta.
Lui: ...ti avevo detto che ero impegnato e ci siamo dati la buonanotte, o sbaglio? E poi, come fai a farmi una domanda del genere? Sei spietata.
Lei: ah sì? e tu sei un saputello! sai che ti dico? io resetto tutto..
Lui: lasciarci col sorriso come ieri non ti andava bene, vero? Come tutte le donne cambi di personalità e umore, provochi e t'incazzi, fai tutto tu. Resetta quel che vuoi, che devo dirti?
...
Epilogo
.
Lei sparisce, cancella tutto, gli proibisce l'accesso al suo blog.
..
Fine

mercoledì 21 gennaio 2009

Domanda lunghissima:

Perché sono tagliato fuori da lavori come giornalista o addetto alla selezione del personale o sceneggiatore solo perché non ho la laurea ma la gran parte dei laureati che conosco non sa l’italiano, ne scritto ne parlato, non sa minimamente comunicare, non ha fantasia e, soprattutto, ha il tatto e la sensibilità di una tapparella?
A voi lettori la risposta.

martedì 20 gennaio 2009

Armageddon

Liberi pensieri.

Ci sono momenti della vita in cui sei stanco, e vuoi riposare un po’. Certo, perché questa vita sembra la maratona di New York, ma non quella su strada, piuttosto quella in salita, sulle scale dell’Empire.
Talvolta ti appoggi al muro, hai il fiatone, e da quel momento in poi ogni gradino diventa sempre più difficile da superare, i muscoli delle gambe bruciano, e senti che ti manca letteralmente la forza per sollevare il tuo peso di un solo passo
Bene, in quei momenti l’ideale sarebbe proprio fermarsi un attimo, bere una soluzione di acqua e sali minerali, respirare profondamente, e poi ripartire con calma.
È una bella metafora, ma inutile, perché questa vita è una scala senza pianerottoli di sosta. La soluzione da bere per ristorarsi nel mio caso sarebbe una buona notizia sul lavoro, che mi permetterebbe di rinegoziare il mutuo e ritrovarmi con qualche soldo in tasca; solo questo posso sperare, perché la scelta di fermarmi a riposare è impossibile da praticare.
In ogni caso, non è una soluzione che dipende da me, quindi è come se non l’avessi nemmeno a portata di mano. È come sperare di attraversare il deserto senza borraccia ed incontrare fortuitamente un beduino che, se gli va, ti fa bere un po’ di latte di capra.

Un’altra metafora.

Cosa fai, resti a casa dal lavoro?
Ieri ho preso un giorno di ferie, speso benissimo direi, ma è il massimo che potevo fare, e comunque non ho risolto il problema denaro.
Ho sete, fatemi bere un po’ di serenità, vi prego. Ne ho bisogno, fisicamente e spiritualmente. Dentro di me posso anche essere più sereno di anni fa, ma senza soldi non vive nessuno in questa società.

A chi sto dicendo tutto questo?
A voi lettori del mio blog, e senz’altro anche a me stesso; come vi dicevo, ho bisogno di esorcizzare le mie ansie scrivendo, e poi ultimamente scrivo il più possibile perché...
Se le cose andranno male, chiuderò anche la connessione internet; un taglio al ponte di comunicazione fra me ed il mondo. Da quando ho internet ho fatto mille cose, ed ho conosciuto persone davvero speciali.
L’utilità della rete è fondamentale per uno che non può muoversi da casa. Io ho sempre criticato la dipendenza dal pc e la sostituzione delle chat alla vita reale, ed ancora le critico fortemente, ma internet serve per tantissime altre cose: hai il conto on-line e non devi andare fisicamente in banca, guardi le strade se devi fare un viaggio, fai ricerche, ti informi, ti diverti, scrivi, crei movimenti...
Entro fine gennaio saprò il mio destino ma, senz’altro, prima di tagliare tutto vi saluterò con un mega discorso.
Sarebbe perfetto un video in cui ci sono io in primo piano, con l’espressione tipica di Bruce Willis quando fa il serio (quella in cui socchiude gli occhi e stringe le labbra, la stessa di quando fuma o s’incazza, per intenderci), che dico rivolto ai miei lettori “non preoccupatevi per me bambini miei, e ricordatevi che vi voglio bene”, in sottofondo si sente Steven Tyler che canta “I Don't Want To Miss A Thing”, poi la telecamera stacca con una lenta carrellata sui vostri volti commossi, finchè io non schiaccio l’invio sul comando “Spegni” del mio pc...
...
Riuscirò a restare completamente serio per più di due capoversi? (me lo chiedevo due capoversi fa)

Domenica ho terminato il mio sesto racconto noir che, unito agli altri, farà parte del mio libro/raccolta del terrore, ed ho trovato qualcuno che forse lo pubblica.. pensate che bello: io, Roberto D’Izzia, che vivo scrivendo libri. Un sogno. La fantasia non mi manca di certo, ho scritto di tutto (chi mi legge da tempo lo sa bene) e credo che, con gli anni, stia diventando bravino anche dal punto di vista tecnico.
Che m’importa se mi state giudicando vanitoso? Mica sto dicendo che sono un dio della letteratura, però so di scrivere bene, perché nasconderlo? Tanto io sono in buona fede, e l’ultima mia intenzione sarebbe vantarmi di una mia naturale capacità; mia, come di molti blogger che seguo e che scrivono benissimo (però non vogliono far parte dello Spazio Filosofico mannaggia a loro!!!)
Provo un’invidia corrosiva per chi scrive di mestiere: molti soldi = molto tempo libero per scrivere. Molto tempo anche per leggere le cose scritte dagli altri, fondamentale per crescere ed imparare.
Ma.. dov’ero rimasto?
Ah, certo, la maratona.

Ricevo molti messaggi di supporto da amici e lettori in questo momento duro, e ringrazio tutti, anche se rifiuto l’aiuto di alcuni rispetto ad altri; le mie difficoltà nulla tolgono alle mie idee, e se preferisco evitare la presenza di qualcuno, mantengo la mia posizione anche se quest’ultimo potrebbe o vorrebbe in qualche modo starmi vicino. Le difficoltà economiche possono annebbiare la mente, ed io mi sforzo di restare lucido, anche se può risultare un’impresa ardua.

Eppure.. posso offendervi tutti spudoratamente? Gli unici due messaggi che vorrei ricevere in questo momento sono – sì, ti assumiamo a tempo indeterminato – e – sì, ti concediamo il nuovo mutuo con rata più bassa e disponibilità liquida -

Che volete farci, sono noioso e parlo solo di denaro. La critica che mi si nuove da anni, e dalle persone a me più vicino, è che sono troppo sognatore; beh, ora che parlo di soldi e lavoro non vorrei sentirmi dire che sono troppo pratico; sarebbe una beffa.
Lo è, anzi.
Una beffa, è tutto uno scherzo di cattivo gusto: quando hai la situazione reale sotto controllo, ti sfuggono i sogni, quando sogni troppo ti sfugge la situazione reale...
Per questo invidio gli scrittori di mestiere: loro hanno sia la situazione reale (contratti di lavoro, soldi ecc..) sia la possibilità di coltivare sogni, avendo l’unico impegno di lavorare con la fantasia.

Due secoli fa lo scrittore andava da un ricco, e gli diceva: scrivo un romanzo, mi paghi e mi dai vitto e alloggio, così poi ti vanterai di aver sostenuto le mie opere.. ci stai?
E il ricco, vanitoso, diceva: sì che ci sto, ti darò un alloggio nella mia proprietà, e ti pagherò quanto basta per vivere altri cinque anni.. e se grazie a te farò bella figura, ti darò in commissione altri lavori...
Oggi lo scrittore va dal ricco e gli dice "mi produci?" e il ricco gli risponde "e che vantaggio ne avrei, visto che sono già ricco?"

Temo d’esser nato nel secolo sbagliato.

domenica 18 gennaio 2009

Io sono pazzo, ma è solo colpa di Lucio Dalla

Da piccolo, avevo intorno ai 6 anni, rubai una musicassetta di Lucio Dalla a mia madre, e quelle canzoni mi accompagnarono per tutta la vita.

Si trattava di una raccolta fantastica, con questi titoli: Futura, Anna e Marco, La sera dei miracoli, Com'è profondo il mare, La signora, Mambo, Cara, Disperato erotico stomp, Cosa sarà, Balla balla ballerino, Telefonami fra vent'anni.

Inutile dire che fra tutti gli artisti anarchici e genialoidi che mi hanno affascinato come Carmelo Bene, Gaber, Rino Gaetano ma anche Edgar Allan Poe o Stanley Kubrik (ma nell'elenco ci starebbe benissimo anche Leonardo Da Vinci)... Lucio Dalla è quello che senza dubbio mi ha influenzato di più, forse per una mia personalissima simpatia, forse perchè un mio amico la cui madre viveva vicino proprio a Lucio mi raccontava episodi incredibili (tipo Lucio che esce la sera in vestaglia e pantofole e girava così per Rimini); beh, Lucio Dalla ha contribuito in qualche modo alla mia follia, ed alcune delle sue canzoni mi resteranno sempre nel cuore.

Quando lo vidi di persona in un piccolo concerto privato, ricordo che non riuscivo a trattenere le lacrime, non tanto per lui.. ma per le canzoni che scelse di cantare, proprio le mie preferite.

Queste che vi faccio sentire, però, hanno un valore particolare: sono la colonna sonora della mia vita; è difficile spiegare in poche parole, ma sappiate che mi accompagnano esattamente da 24 anni.

Se le ascolterete nel silenzio e con gli occhi chiusi, potrete condividere con me la fortissima emozione che non sto riuscendo a descrivervi a parole.


Cara


La sera dei miracoli


Mambo



sabato 17 gennaio 2009

Carnale

Fruscio d’abiti a volar sul pavimento, l’odore del tuo collo,
l’odore del mio collo.
Bianchi seni vedo aprirsi
e poi riaprirsi
e poi riaprirsi..
inarcata adesso la tua schiena.
T’abbandoni persa sulla forza delle braccia,
le mie braccia che ti reggono, che ti stringono,
che ti schiacciano con violenza.
L’odore del tuo collo,
l’odore del mio collo.
Carne sopra carne di colori differenti,
carne dentro carne
d’un piacevole dolore,
l’una silenziosa sudata e stravolta,
l’altro bestia urlante
come un toro condannato a morte
nell’arena in mezzo alle tue gambe.
L’odore del tuo collo,
l’odore del mio collo.
L’arena prende fuoco,
il toro prende fuoco,
non più silenziosa l’una urla di piacere
mentre l’altro non più bestia urlante
lascia esplodere il momento,
e poi sempre più lento,
e poi sempre più lento,
e il toro sbuffa a stento,
accasciato nell’arena, lentamente muore
…ma l’odore, sente sempre quell’odore:
l’odore del tuo collo,
è l’odore del tuo collo che m’ha ucciso.

Roberto D’Izzia (17/01/09, ore 17.30)

venerdì 16 gennaio 2009

Bocca di rosa (F. De Andrè)

Questa canzone è un film nella mia mente, le immagini sono così evocative che mi sembra di vedere tutto, il paesino antico con le strade fatte di pietre, gli uomini col cappello largo e le bretelle, le donne con i grembiuli e lo sguardo inferocito sulla povera Bocca di rosa; la vecchia invidiosa che suggerisce di denunciarla, il commissario che a malincuore la fa accompagnare al treno e, scena bellissima, tutti gli uomini alla stazione con gli occhi rossi che salutano quel raggio di sole...
Lei, bella, non troppo vistosa, con la carnagione olivastra e piena di nei, i capelli sciolti, una spallina abbassata, la gonna larga e le scarpette rosse, che sorride a tutti gli uomini con quella luce negli occhi, non perchè vuole circuirli, ma perchè l'amore che ha dentro è troppo grande per tenerselo tutto per sè.
--
La chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore, metteva l'amore,
la chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
nel paesino di Sant'Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C'è chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l'uno né l'altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all'altro
bocca di rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all'invettiva.
Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie,
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"il furto d'amore sarà punito
- disse- dall'ordine costituito".
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"quella schifosa ha già troppi
clienti più di un consorzio alimentare".
Ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al loro dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
e l'accompagnarono al primo treno.
Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano,
a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.
C'era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva "Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera".
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.

giovedì 15 gennaio 2009

I have a Dream (il discorso di Martin L. King è un plagio!)

Questo è il vero discorso dal quale Matin Luther King ha attinto per fare il suo, diventato di gran piglio più famoso.
(“I have a dream” è l’esclamazione che un ragazzino dell’Illinois fece ad alta voce la prima volta che vide una foto di Marylin Monroe in costume)
-
IL DISCORSO

“Io ho un sogno.
-
Ho sognato che le donne e gli uomini si scambiavano di ruolo, e finalmente gli uomini capivano che quando hai il ciclo è bello essere aiutati dal proprio compagno nei lavori più faticosi, e le donne capivano che lasciare in disordine ogni tanto fa bene allo spirito.
-
Ho sognato che i datori di lavoro una volta al mese ringraziavano con una stretta di mano i propri dipendenti, uno ad uno, perché l’azienda poteva esistere solo grazie al loro sudore; ho sognato che i dipendenti, una volta al mese, poco prima del ringraziamento del capo si sputavano sulla mano senza pulirla.
-
Io ho un sogno.
-
Ho sognato che gli insegnanti dedicavano parte delle loro lezioni per sentire il parere dei propri alunni sull’argomento trattato; ho sognato alunni consapevoli che l’insegnante è un uomo con una vita propria, dei problemi e delle emozioni, e smettevano di sputargli palline di carta piene di saliva.
-
Io ho un sogno.
-
Ho sognato negozi di gioielleria che mostravano foto di bambini col mitra che combattono la guerra dei diamanti, ed un cartello con su scritto: un diamante è per sempre, ma nei paesi in cui lo estraiamo un bambino vive solo 10 anni.
Ho sognato tutti i ricchi del mondo donare uno solo dei molti diamanti acquistati, per contribuire alla nascita di miniere legali e controllate.
-
Io ho un sogno.
-
Ho sognato la nascita di tante televisioni private in Italia, che si fanno concorrenza sulla qualità e non sul trash. Ho sognato Maria De Filippi, Simona Ventura, Paola Barale e Alessia Marcuzzi e.. mi sono svegliato urlando: era un incubo.
-
Io ho un sogno.
-
Ho sognato un mondo in cui belli e brutti convivevano serenamente, perché era scomparso qualsiasi canone di bellezza; ho sognato che tutti i miliardi di euro spesi per concorsi di bellezza finivano per finanziare ospedali dove si fanno gli interventi chirurgici a chi è rimasto sfigurato da un incidente.
-
Io ho un sogno
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Ho sognato che i ragazzi smettevano di andare al bar e bere un bianchino dietro l’altro, per diventare proprio come i loro padri; ho sognato che tutti si accorgevano di quant’è buona la birra analcolica, che fra l’altro fa fare gli stessi rutti di quella normale.
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Io ho un sogno
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Ho sognato che la cocaina era sostituita dalle coccole, e che milioni di dipendenti ad ogni crisi di astinenza andassero in giro per le strade a dire “ti prego, mi fai una carezza?”.
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Io ho un sogno
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Ho sognato che l’amore non era più un obbligo morale e civile, ma una scelta libera e consapevole; ho sognato che la gente stava insieme per passione e non per i figli, ho sognato che chi decideva di divorziare lo faceva serenamente, con maturità e civiltà, e non facendo scorrere il sangue.
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Io ho un sogno
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Il mio sogno più grande, è svegliarmi e rendermi conto che il mio discorso, anche se non si è avverato, ha portato un sorriso ed una piccola speranza a chi mi ha ascoltato per tutto questo tempo.
Grazie.”
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E standing ovation fu.