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domenica 7 giugno 2009

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..le battute sciocche, la massa di gente, l'happy hour, i soldi, la strada, la puzza di nafta, i localini sul naviglio, la cameriera, la milano bene, l'ambulante.
E la mia infinita irrequietezza dell'essere, lentamente tramutata in melanconia, in mezzo a tutti loro.
Il mio passo si fa lento, svogliato, non trattengo più la pancia e me ne fotto dei passanti, sbatto su tutti con tutto il mio peso.
Non riesco a guardare queste giovani donne, vestite di tutto punto, con le loro sottili volgarità, il tanga colorato sotto minigonna bianca e altre porcate del genere.
Le guardo con disgusto, tutte, tutte, le guardo con disgusto.
I loro profumi mi fanno venire la nausea, mi viene da vomitare, le loro terribili scarpe costosissime mi annoiano, gli occhiali grossi come due piatti per la pizza mi allontanano dal mondo femminile. Brutte.
Sono belle, belle e sicure, e mi fanno sempre più schifo.
Mi trascino lento, cercando di nascondere il mio stato d'animo ai miei amici, faccio qualche battuta qua e la, ma spesso rimango con lo sguardo fisso verso un orizzonte immaginario, fra tutto quel cemento.
E' tutto qui?
Che schifo, che schifo.
Non riesco nemmeno a piangere, tanto sono schifato dal tutto. Infatti non sono triste.
Vorrei vomitare in faccia alle persone che prendono il cocktail su quei divanetti in pelle, e intanto mi rimpinzo di cibo impastato servito caldo gratis.
Gratis, ssè, ho pagato 8 € per una cazzo di birra media.
Voglio sparire, andare lontano.
Se tanto devo stare solo, almeno resto solo con la natura, e non con questo schifo di razza umana che mi circonda.
Eh no, questa sera non sono molto umanista.
E' la medicina nuova, mi provoca sbalzi d'umore. Infatti passo dal vomito alla rabbia repressa, vorrei spaccare le teste di quei cazzo di uomini con il petto depilato e le sopracciglie rifatte, che mettono camicie bianche dopo essersi fatti la lampada, e farle scoppiare come gavettoni, e vedere i loro inutili cervelli schizzare sul pavimento del locale.
Li odio, non riesco più a sopportare questa milano bene, questi borghesucci da quattro soldi. Che poi ho visto anche ieri in provincia di bergamo. Tutti uguali.
Bleah.
E queste donnine leggere, con i loro culi rassodati e la camminata incerta su tacchi a dir poco ridicoli, con questo trucco pesante, con la maledetta sigaretta in bocca, con questi seni che schizzano fuori, lucidati, con queste cazzo di capigliature ridicole, con questo loro assurdo essere provocanti ma se ti avvicini sono rozze e cafone.
Vogliono solo apparire, non flirtare. Si truccano per sè stesse, non per fare colpo sugli uomini.
Idem i maschi, si pettinano come i ridicolissimi cantantuncoli inglesi che vedono si MTV, con una parte di capelli in aria, e una parte allisciata e sciacciata alle tempie, stanno con gli amici in posa per tre ore di fila, ma non vogliono conquistare nessuno, stanno lì per stare lì.
Bleah.
Ma davvero appartengo a questa razza?
Mi fa tutto schifo questa sera.
Mi fa schifo "ciao come va?", mi fa schifo "guarda quella che figa", mi fa schifo "allora? tutto apposto?", mi fa schifo "ma ci pensi ancora alla Mary?", mi fa schifo "naaa offro io", mi fa schifo "oh ci vediamo eh?", mi fa schifo "provo a spiegarmi", mi fa schifo "mi chiamo roberto, tu?", mi fa schifo "dammi la mail, ci scriviamo".
Bleah.
Questa sera mondo ti vomito addosso.
Me ne vado a dormire, andassero tutti a cagare.

sabato 6 giugno 2009

Elezioniamo?

..eppure devo averla messa qui.
No, qui non c'è. Maledizione a me e al mio disordine. Poi finisce che devo richiederne una nuova, ma non posso, è già la terza volta che la perdo.
Piuttosto non voto.
E' una questione di principio.
Ah, eccola. Bella, nuova. L'ho usata l'anno scorso per le politiche ma poi l'ho conservata nel faldone. In questi mesi avevo seriamente pensato di bruciarla, in un piccolo rito pagano dedicato al dio dell'anarchia, ma poi mi son detto che senza la mia scheda elettorale non mi sarei sentito un vero cittadino.
Vado.
La scuola è carina, ma appena mi avvicino vedo piazzati ai vari angoli gli uomini delle varie liste.
Mi salutano tutti con larghi sorrisi, probabilmente tutti pensano che io stia dalla loro parte; non è colpa mia se qui scambiano il dialogo per il servilismo.
Entro, ma sbaglio subito stanza. Mi scuso, e mi imbocco nella stanza giusta.
Do il mio documento al ragazzo del seggio, e gli dico "mi raccomando non faccia vedere la foto in giro"; scoppiano a ridere, gli altri, e lui puntualmente apre la patente e fa vedere la mia foto a tutti, dicendo "beh, non è così male".
Mi da le schede, tre.
Sono dentro alla mia postazione, ma non so come tenere in mano tre schede aperte; poi ne apro una che tengo ferma con la mano destra, mentre col gomito sinistro tengo le altre due.
Voto.
Io voto, tre cose diverse per le tre elezioni, comunali, provinciali ed europee. Queste passeranno nella mia storia come il voto più schizofrenico.
Esco, saluto tutti, gli uomini delle varie liste mi guardano dritto negli occhi per cercare di capire se ho dato il voto a loro, poi tutti sorridono con quello sguardo tipo "bravo, hai dato il voto a me".
Me ne torno a casa.
Non so, ma ho come la sensazione di aver fatto qualcosa di importante.
La sensazione, però, svanisce in fretta.
Una cosa mi è piaciuta davvero molto: la ragazza del seggio.
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venerdì 5 giugno 2009

frustrazioni

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Sono così triste, che quando incontro uno frustrato gli faccio le mie congratulazioni.

Tipi da bar (la saga continua)

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Il brillante: camicia di lino aperta con i peli del petto di fuori, pantaloncini bermuda e ciabattine infradito, capelli un po’ lunghi spesso con cerchietto, abbronzatura cronica. Entra al bar e saluta sempre ad alta voce, e tutti devono girarsi; parla in dialetto, ha ragione su qualsiasi argomento, dalla fisica quantistica al calcio, al sesso, alla politica. Il suo rispetto per le donne è lo stesso che ha per il bastone del mocio V., eppure quando sorride, con quei buchini nelle guancie e quegli occhi grandi, riesce a conquistare chiunque. Offre sempre da bere, è pieno di soldi anche se fa l’operaio e guardandolo ti chiedi ingenuamente come cavolo fa.
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La showgirl: alter ego del brillante, anche lei entra in ciabattine, più che altro per mostrare il suo tatuaggio thailandese (di cui nemmeno lei conosce il significato) alla caviglia, e le unghiette delle dita dei piedi smaltate di nero (mmm..!!!). Tutti la corteggiano, anche i più anziani del bar, e lei se ne compiace con battute autoreferenziali (racconta spesso episodi in cui qualcuno è innamorato di lei). Se fa caldo, indossa un vestitino di cotone leggerissimo ed evita il reggiseno, stupendosi del perché gli uomini parlando con lei sudano freddo.
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L’introverso: entra silenzioso, ordina un Vecchia Romagna e si siede in un angolo. Guarda gli altri che parlano e ride anche lui, ma senza partecipare alla discussione. Nessuno sa come si chiama, eppure vive lì da sempre. Quando manca nessuno se ne accorge, e se il barista chiede di lui, la risposta in generale è “..chi?”.

Il gran bevitore: alle 17.30 è già al primo bianchino, e tira avanti fino alle 21.00, spesso ordinando contemporaneamente due bicchierini, da consumare chiacchierando con due persone differenti. Mangia qualsiasi cosa il barista prepari come aperitivo, senza nemmeno guardare, il gesto è automatico: viene posato un nuovo vassoio, e il suo braccio muove automaticamente la mano destra verso il cibo. Fa un sacco di battute, e per la legge dei grandi numeri, ogni tanto ne dice una carina; se gli altri ridono, però, lui la ripete 13 volte ad alta voce, e spesso la ripete per diversi giorni.
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Il politico-polemico: parla solo ed unicamente di politica, ti urla in faccia senza conoscerti, dicendoti che “quelli come te hanno rovinato il paese”. Lui saprebbe guidare il paese senza problemi, ma non sa nemmeno la differenza fra Parlamento e Governo. Se è di destra ti considera di sinistra, se è di sinistra allora tu sei sicuramente di destra, solo perché gli fai notare un errore nel suo ragionamento. Legge solo i giornali più faziosi, e non usa internet per informarsi, infatti non sa niente del mondo. Se gli fai notare che il suo politico preferito è condannato in via definitiva per corruzione… ti urla in faccia “non è vero! Da chi hai preso i dati eh?”. Urla ancora più forte se gli fai vedere lo stralcio della condanna in oggetto.
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Il macchinettaro: spende tutto il suo stipendio ai videopoker, comunemente dette “le macchinette”. Alle sette del mattino entra nel bar e si fa cambiare subito 50 euro in monete da 10 cent., parla con la macchinetta, si imbestialisce se va via la corrente, non distoglie lo sguardo dal giochino nemmeno se il paese viene bombardato dai B52, non parla mai di sua moglie. La sua vita è uno schifo. Tranne quando vince alla macchinetta, recuperando se gli va bene il due per cento dei soldi spesi.
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La barista vamp: non capisci come fa, ma lavora coi tacchi da 16 cm, è proprio sexy, ti fa battute tipo “il caffè freddo te lo sbatto con le mani? Sai che con le mani sono brava..”, oppure ti dice “ma il caffè lo vuoi con amore?”, e tu le risponderesti “dammelo come vuoi, basta che la smetti di fare la mignotta”. Non porta calze ne’ mutante, e te ne accorgi perché te lo dice proprio, e mentre ti versa un po’ di grappa nel caffè ti fa l’occhiolino. Se ci provi, però, ti dice di no, e in più ti sputtana ad alta voce in tempo reale facendo girare mezzo bar verso di te: “ohh ma per chi mi hai preso eh? Và che sono sposata!”.
Tu vai sempre da lei a prendere il caffè, e lei te lo fa sempre “con amore” ma “senza dartela”.
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il barista-Tom Cruise: lui fa saltare bottiglie e bicchieri e li prende al volo senza mai farne cadere uno, ha le spalle larghe e lavora con camicie aderenti di D&G. Conosce tutto il paese, è esperto di moto, è veloce, tiene a mente 250 ordinazioni per volta, è simpaticissimo, single, serio e pirla allo stesso tempo. Se vai da lui alle sette del mattino, e sei così addormentato che chiedi “permesso” anche alla tua immagine riflessa, lui è già fresco come un bocciuolo di rosa, anche se la sera prima ha lavorato fino alle 3 di notte. Non invecchia mai, e la sua età biologica è ferma a 32 anni.

giovedì 4 giugno 2009

Tipi da ufficio (reali). In risposta al post di Aleph "tipi da spiaggia"

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Il rassegnato: saluta a bassa voce, guarda per terra, è puntualissimo e cerca di non fare nessuna pausa. Subisce le vessazioni del capo e dei colleghi senza innervosirsi, le parole gli scivolano addosso come l'acqua sulle anatre. Ha la forfora e indossa sempre gli stessi vestiti, quando li lava ha pronti dei vestiti puliti identici. Prende le telefonate di tutti. Generalmente fa il lavoro sporco, cioè si smazza tutte le pratiche più odiose. Di tutti i colleghi dell’azienda.

La mela marcia: c’è in tutti gli uffici. È nervoso, maleducato, ti comanda anche se è un semplice collega, spesso scarica il nervoso sul rassegnato di cui sopra, si lamenta di tutto, parla male di tutti (soprattutto i nuovi arrivati), si veste benissimo, in corridoio ostenta buoni rapporti con qualunque capo, anche quelli di altre aziende. Generalmente è assunto a tempo indeterminato quindi sa che nessun collega precario lo può massacrare di botte o mandare affanculo, e se ne approfitta.

La simpatica canaglia: non lavora quasi mai ma, stenti a crederci, nessuno lo sgrida. Il capo entra infuriato per un suo disastro , ma lui con due battute riesce a farlo ridere, e finisce tutto alla macchinetta del caffè. Se lo fai tu, il giorno dopo sei all’ufficio di collocamento. Conosce tutti, ma proprio tutti, i colleghi dell’azienda, le loro vicissitudini, i segreti. Tutti lo salutano col sorriso quando arriva la mattina, e gli porgono la chiavetta per offrirgli il caffè.

Lo stacanovista: è pignolo, serio, veloce, competente e laborioso come una formica. Resta in ufficio fino alle 21.30, ma se ne va solo perché perderebbe l’ultimo autobus per casa. Qualunque cosa gli chiedi, lui sa rispondere, infatti sa più cose del capo stesso, ma non farà mai carriera (non capisce che è troppo utile lì dove si trova). Si accolla la responsabilità di tutto, per questo è sempre nervoso ma, essendo un buono, reprime il nervosismo e cerca di essere comunque gentile. Il suo colorito va dal grigino perla al giallo epatite.

Il furbo: è amico della simpatica canaglia, ma meno espansivo e appariscente. Serio, silenzioso, molto bravo nel suo lavoro, generalmente passa inosservato perché tutti si fidano di lui e non crea problemi. In realtà è un genio dell’informatica e, fra una pratica e l’altra, entra negli archivi segreti del vaticano col suo pc per il solo diletto di sfidare l’istituzione della chiesa, oppure organizza viaggi gratis per sé e per la sua donna, a spese dell’azienda, camuffando non si sa come le fatture del villaggio in spese di amministrazione. Il capo lo ammira molto, e lo affianca sempre ai nuovi arrivati per la formazione.

Lo sfasato: lui non sa nemmeno che ci sta a fare in ufficio, viene vestito in pantaloncini e maglietta sgualcita, usa il suo pc solo per scaricare brani sulla chiavetta, lavora lì da cinque anni ma ancora non sa cosa fare quando arriva al mattino. In ritardo cronico, lo sfasato va a bere il caffè della macchinetta, poi si chiude nel cesso e ci rimane un’oretta. Ha una cosa in comune con la simpatica canaglia: siccome lui è così, nessuno ormai lo sgrida più, quindi fa un po’ quello che gli pare.

La gnocca: simpatica, brillante, coscia lunga e profumo dolcissimo, che cominci a sentire appena lei entra nel palazzo, anche se tu lavori al terzo piano. Si veste sempre di bianco, ha i tacchi alti, un ottimo rapporto coi capi, non degna di un saluto i nuovi arrivati, anzi quasi nessuno, infatti parla solo con chi lei ritiene abbia un qualche potere. È ignorante come una capra, se le fai una domanda al di fuori da quello che sa a memoria, va in panico e se ne va sbuffando. Ha una carriera assicurata, anche se non ha mai mosso un solo documento.

Il precario: dai 20 ai 45 anni, lo riconosci subito perché ha un’aura grigia intorno, è così povero che di tanto in tanto chiede anticipi sulla liquidazione perché deve pagarsi almeno il treno per tornare a casa. Cerca di fare amicizia con tutti, non conosce bene i ruoli e puntualmente commette delle gaffes tremende, tipo lamentarsi con uno che, a sua insaputa, è il migliore amico del capo. È così sfigato, che resta sano per tutta la vita, ma il primo mese (di prova) in quell’ufficio prende 5 volte l’influenza, e rimane a casa 15 giorni: tutta l’azienda dirà di lui che non ha voglia di lavorare, e il marchio di lavativo assenteista gli rimarrà fino all’ultimo giorno di lavoro. È simpatico, ma non fa amicizia. Nel caso di una ragazza, anche se molto carina tutti diranno che non è un gran che, anzi le affibbiano qualche nomignolo solo per quel chiletto in più che mostra quando mette vestiti un po’ stretti (principessa fiona, moby, slim fast, se si chiama Tania diventa ippo-tania).

Il capo: non capisce una mazza di pratiche spinose, e si affida al lavoro del furbo di cui sopra. Periodicamente viene cazziato dal responsabile dell’area, e dopo cinque minuti entra nel tuo ufficio, prende di mira o il rassegnato o il precario e si sfoga su loro. Appena vede la gnocca, comincia a sudare, e le permette qualsiasi strappo alle regole e ai protocolli.
Ha pochi capelli, ma li fa crescere da quando ha compiuto 50 anni, e fa il riporto.
Si vanta molto raccontando un sacco di balle sui lavori passati, ma tu lo guardi con pietà, e pensi “ma se non sai fare niente, come posso credere che progettavi i motori degli off-shore?”. Dice sempre “lo sapevo”, è il primo che non rispetta le regole, che lui stesso fissa in quei pomeriggi vuoti, quando non ha nulla da fare. Ti dice una cosa ma la smentisce il giorno dopo, tu gli chiedi di risponderti via mail per conservare le prove, ma lui ti risponde “no no no, no ho tempo di scrivere una mail”. È frustrato. Lavora anche lui fino alle 21.30, e si compiace di questo attaccamento al lavoro con lo stacanovista di cui sopra.
Non farà MAI carriera, è troppo ingenuo. Si veste sempre uguale.
Ti da del lei anche se lavorate insieme da 15 anni.

mercoledì 3 giugno 2009

Amici

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- non ho amici con cui sfogarmi -
- come no?! ..e io non sono tuo amico? -
- ah già. Non ho amici intelligenti con cui sfogarmi. -

Aspirazioni

- Sai cosa mi piace del mio lavoro? -
- Cosa? -
- Niente. -
- ..eddai, è possibile che non ti piaccia proprio niente? -
- sì. E' possibile. -

Le donne insegnano

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Le donne ti insegnano ad ascoltare,
senza arroganza alcuna
ma col semplice istinto ad insegnare;
loro parlano, propongono, sognano,
ridono, piangono
e talvolta sanno anche ferirti con un semplice silenzio.
Anche gli uomini fanno ciò,
ma le donne, ricordiamoci, lo fanno insegnando,
mentre gli uomini cercano d’imparare.
Le donne insegnano la forza di volontà,
prendono a mani nude pentole bollenti
(senza lasciarle cadere)
lavorano assiduamente,
lottano per il loro amore
anche quando non esiste più da mesi,
curano con amorosa ansia i loro figli
anche quando adulti son da mesi e mesi;
talvolta anche gli uomini lo fanno,
ma le donne, ricordiamoci, riescono sempre ad insegnare.
Le donne t’insegnano per mestiere,
per passione,
per istinto,
oppure per colmare loro immensi vuoti;
sposano una causa, dando ad essa forma umana,
e l’uomo vive accanto senza accorgersi
per una vita intera
d’esser divenuto causa, e non un semplice compagno.
Le donne stringono forte le cosce al tuo addome,
dimostrandoti l’amore, la passione
e tanta, tanta voglia di tenerti,
non lasciarti,
di non perderti come anguilla scivolosa
verso fiumi aperti
che si perdono nel mare della vita.
Anche gli uomini lo fanno,
certamente,
ma cogliendo male la lezione delle donne
trasformano l’amore in folle
possessiva gelosia.
Le donne insegnano anche quando
poco in grado d’insegnare,
ma ciò che da loro l’uomo impara
spesso serve da lontano,
una volta persi.
Donne insegnano alle donne,
regole d’attacco e di difesa
donne guerriere,
donne ferite sui campo di battaglia;
insegnano a tirare di scherma,
eppure fan fatica
ad imparare
ad evitare
quel fendente al petto,
rapido e mortale.
Le donne insegnano,
eppure mi si spezza il cuore
quando vedo che è l’amore per se stesse,
che proprio non riescono ad imparare.
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Roberto D’Izzia (03/06/09, ore 07.10)

lunedì 1 giugno 2009

Un tempo fu la chat.

Anni fa ero un chattaro, ma non da casa: andavo in locali loschi con videoterminali adatti alle chat.
Ecco le domande più idiote, non mie ovviamente, da chat che ricordo, fatte prima ancora di presentarsi (n.b.: il mio nick era "vampiro") :
  • m o f ?
  • anni ?
  • qualche tipa di milano?
  • d dv 6?
  • ciao, posso parlarti in pvt?
  • libera?
  • cerchi m o f?
  • ti piace chiaccherare o vai al sodo?
  • scambio?
  • come mai qui?
  • chatti?
  • sei quello con gli occhiali?
  • ti piace dietro?
  • nome?
  • gy o lsbc?
  • ciao hai un bel nick posso avere il piacere?
  • salve, mi permette?
  • solo/a?
  • ti piace leccare?
  • vampiro..o vampira?

questo era il tenore. Pensare che ci sono stato 1 anno alla Birreria Uno, ed ho pure conosciuto un sacco di gente divertente. Oltre agli sfasati psicolabili.

come si fa?

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a tornare a casa, dopo una giornata così noiosa e lunga, al caldo di un ufficio con finestra senza persiane e senza aria condizionata, dopo otto ore di silenzio rotto da un unico bbbbbzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz (il frigorifero della saletta mensa affianco), dopo aver fissato uno schermo fino a che gli occhi non si appannano, dopo aver pensato e ripensato per ore e ore al tuo letto...
...a tornare a casa e fare i mestieri???
Io arrivo a casa e mi lancio con doppio carpiato sul lettone, grande, fresco, vuoto, e chi s'è visto s'è visto!

Terribili scelte (ATTENZIONE E' UN POST SCEMO)

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Chiusi la porta, mi isolai dal resto del mondo.
Lessi quelle parole, un profondo smarrimento colse il mio spirito, l’emozione prese il sopravvento e finii per commuovermi.
La mia mano incerta afferrò tremante quella matita, e decisi di farla finita: dovevano sapere cosa pensavo di loro.
Il cuore batteva, la testa pulsava ed io, asciugando il sudore freddo che bagnava la mia fronte, capii che in un solo istante sarebbe finito tutto.

Lo ammetto: per me votare non è mai stato molto facile.

L’autostima genera mostri


Dunque, dovevo fare i mestieri, come immagino ricordi chi mi legge.

Non solo non li ho fatti, ma ho anche aumentato il disordine in sala, portando giù le cose sparse che avevo su in camera, e guardando il tutto con infantile soddisfazione.

La scusa di questo fine settimana?...

...beh, in parte mi sono dedicato attivamente alla politica locale, in parte ho dormito, in parte ho dormito ed ho anche dormito un po’.

Stamattina, prima di uscire di casa, mi sono girato, ho dato uno sguardo veloce al nuovo campo di battaglia che è il mio soggiorno e, anziché rimproverarmi, mi son detto “che matto che sono..eh, questo del resto è l’appartamento di un genio, non si può mica pretendere che sia tutto in ordine!”.

Eh sì, l’autostima genera mostri.

sabato 30 maggio 2009

Il coraggio del confronto

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Sono orgolioso di ciò che sono riuscito a realizzare oggi.
Molto, molto orgoglioso.
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Io, il candidato sindaco di centro-destra, un caro amico profondamente legato ai valori della sinistra... tutti e tre insieme, seduti al tavolino di un bar, davanti ad un buon caffè.
Abbiamo passato ben due ore a discutere su come migliorare il nostro paese, trovando punti di convergenza solidissimi su cui cotruire una futura collaborazione.
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Loro due erano inizialmente imbarazzati (ne' l'uno ne' l'altro sapevano che li avrei presentati hihi), ma la mia stessa presenza ha potuto filtrare e trasformare le divisioni ideologiche latenti, e siamo finiti a chiaccherare per strada, ridacchiando con le mani in tasca, sotto gli sguardi increduli dei passanti !
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Il coraggio del confronto mi nobilita, scusate ma devo proprio farmi i complimenti da solo eheh...
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Pierangelo, Riccardo ed io oggi abbiamo dimostrato che superare gli steccati ideologici porta a risultati grandiosi.
Io ne ero sicuro, in barba a tutti quelli che mi dicono con disprezzo che sono un idealista e sognatore.

venerdì 29 maggio 2009

Luciano (G.Gaber)

..perchè il signor G. è il miglior rimedio contro la tristezza.. ma se lo incontrassi, lo lascerei andare in bagno!

giovedì 28 maggio 2009

Il Ki, la ciccia e mille pensieri sparsi.

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Questa mattina mi sono visto allo specchio intero dell’armadio.
Anzi, mi sono guardato.
Lo shiatsu ed il disegno anatomico che ho acquisito studiandolo, mi hanno aiutato fin troppo bene a comprendere meglio la nuova forma del mio essere.
I kyo e i jitsu, i vuoti e i pieni, i gonfiori, i muscoli che c’erano e quelli che ci sono ancora, il mio colore.
Mi guardavo chiedendomi se quello ero proprio io, e la risposta è sì, ovviamente.
Un nuovo Roberto che lavora seduto per ore ed ore, che non fa più gli stiramenti, che non corre più, che non fa più palestra.
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Sono a disagio, ho tante belle camicie a maniche corte, ma non posso metterle perché la pancia è troppo gonfia; non riesco più a mettere anche i pantaloni di lino, quelli leggeri adatti alla stagione, non ci sto più dentro.
So perfettamente che potrei fare da me gli esercizi, ma preferisco starmene sul letto ad oziare.
Infatti, oltre al mio corpo, l’intero appartamento mi assomiglia: sporco, disordinato.
È il disordine mentale che ho dentro; una confusione assoluta, dove non posso fare altro che vivere giorno per giorno.
Tutti i miei progetti e le mie iniziative sembrano pallidi tentativi di nascondere questo ozio perpetuo che ho dentro.
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Se potessi, dormirei 12 mesi l’anno.
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Eppure, io non sono sempre stato così.
Ho vissuto periodi in cui il mio Ki, l’energia vitale, era talmente potente che non potevo trattenerlo.
Facevo il muratore, e poi uscivo fino a tardi o facevo teatro senza sforzo, facevo l’amore per ore ed ore, e poi appena rimasto solo avevo anche il coraggio di rifarlo da me.
Scrivevo notti intere, bevevo il caffè all’alba e poi andavo a lavorare come niente fosse.
Dopo i lunghi fine settimana di shiatsu, tornavo a casa stanco fisicamente, ma pieno di adrenalina. Lo ricordo benissimo.
Ecco.
L’adrenalina. È quella che manca, e non sto usando una metafora, mi riferisco proprio a quello stato eccitato, quasi convulsivo, tipico delle scariche di adrenalina nel sangue.
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Quante cose facevo.
Forse questo è solo un momento della mia vita, la fase yin, più lenta e più proiettata verso l’alto, che non verso le cose materiali della terra; forse è una fase di stanchezza generale, che il fisico sente subito e assorbe.
Non voglio nemmeno lontanamente alludere ad una depressione, perché sono così attaccato alla vita.
Questi giorni, poi, dopo il suicidio di Paulo mi sento così fiacco, senza motivazioni.
La politica è il mio sfogo del momento.
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Non posso credere, non voglio accettare, di non saper vivere da solo. Da solo ho fatto così tanto, fino ad oggi.
Eppure, sì, sento il bisogno di parlare la sera e non solo con i miei amici; sento la voglia di condividere con qualcuno tutto quello che sto facendo, che non siano (senza offesa) solo i lettori del mio blog. Sento il desiderio di stare ad ascoltare qualcuno che faccia lo stesso con me, parlandomi di sè, di sogni e progetti.
Oppure mi sbaglio; del resto sono a disagio con qualsiasi donna mi si avvicini, non credo sia una di loro a darmi quello che cerco.
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Cerco.
Io cerco.
Cerco dentro me, ma restando fermo.
Invidio tantissimo chi sa essere disciplinato col proprio corpo; quando io lo ero, guarda un po’, stavo benissimo.
Il corpo influisce sullo spirito, lo spirito influisce sul corpo: quante volte ho detto questa cosa mentre tenevo corsi di teatro, o mentre parlavo di comunicazione, eppure sembro incapace di mettere a frutto questa teoria.
La verità è che almeno una volta vorrei che una cosa andasse liscia, senza complicazioni, senza doverci sudare sopra. Una qualsiasi cosa.
Ti alzi e tac, te la ritrovi lì, già fatta. E funzionante. Senza alcuna controindicazione.
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Questa pancia è gonfia, non grassa.
Gonfia in modo sproporzionato, colpa delle medicine e della posizione seduta.
Quando facevo il muratore avevo un addome da invidia…
Ricordo l’ultima estate in cui l’ho fatto: ristrutturavamo un maneggio, io stavo sempre sotto il sole, a petto nudo; ogni tanto alzavo cose pesantissime (che oggi non sarei in grado di muovere di un centimetro), le portavo in spalla, passavo davanti ad una finestra e mi vedevo riflesso, così figo, così muscoloso e abbronzato.
Lo so, sembrano stupidate, l’aspetto fisico non conta, però stavo bene con me stesso e questo è un dato di fatto; quando andavo in piscina ero felice di mettermi in costume, oggi mi vergogno da morire, soprattutto quando mi siedo e tutta la ciccia si arrotola...
Forse, e dico forse, da questo fine settimana sistemerò tutto, e comincerò a fare esercizi.
Io sono diverso dal povero Paulo, amo la vita e devo reagire.
Non devo, voglio.

Il testamento di Tito (F. De Andrè)

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Tito:
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"Non avrai altro Dio all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
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Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.
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Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
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Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
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Il quinto dice non devi rubare
e forse io l'ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
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Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.
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Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:
guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
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Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
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Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.
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Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore".

lunedì 25 maggio 2009

Addio Paulo. Ma perché l’hai fatto?

Scrivo per scaricare lo shock. Questa notte non dormirò. E non lasciatemi commenti cazzuti, per favore.
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Mercoledi l’avevo incontrato sulle scale, seduto sull’ultimo gradino, con la testa fra le mani, e un sacco di mozziconi di sigaretta intorno.
ehy, ch’è successo?”, gli avevo chiesto, perché mi ero subito accorto che era più disperato del solito.
mi hanno lasciato a casa, e sono dieci giorni che cerco lavoro. Il figlio del mio capo ha preso il mio posto.”; era l’ombra di se stesso, dal tono della voce avevo capito che perdeva ogni briciolo di speranza.
dai, dammi il tuo numero, domani vedo nella mia cooperativa se c’è qualcosa”, e poi ci siamo fermati a parlare dei nostri guai.
Lui, però, aveva tutta la famiglia in Portogallo, ed era troppo solo qui. Quando gli dico "eh, il tuo capo del resto ha fatto bene, quello era suo figlio. Tu per tuo figlio non lo faresti?". Lui dice "io venderei il culo per mio figlio", ma lo dice troppo serio, troppo serio.
Mi parlava dei colloqui di lavoro, dove gli dicevano che era troppo grande o che non aveva la qualifica per fare niente. Aveva sui 42 anni, non so di preciso.
Usava la mia lavatrice da mesi, ma giovedi mi aveva chiesto di usare anche l’acqua “ma certo, figurati, che problema c’è?”, gli avevo risposto.
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Giovedi lo incontro, tornava da un giro in bici, e gli dico che non ho ancora trovato la mia collega.
Venerdi chiedo al mio lavoro se c’è qualcosa per lui, spiego che ha problemi con l’alcool e che dovrebbe essere inserito in un progetto di recupero, “ti aiuto io, non preoccuparti” penso io, è sempre stato così gentile ed educato con me, e poi è così solo.
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Ieri pomeriggio lo incontro di nuovo sulle scale, ancora con la testa fra le mani. Io ero di fretta perché andavo da mia madre a Pavia, ma non ho potuto non fermarmi. Ricordo ogni parola. Le sue ultime parole.
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vado da mia madre a pavia”, dico io, e lui “eh, sei fortunato”; io stupidamente penso che cavolo ne sai, mia madre è la rovina della mia vita.
Poi gli dico “dai, Paulo, non startene lì così, prendi su la bici, fai un giro”, “no sono appena tornato”.
però cazzo non puoi startene lì così, incazzati un po’, e tirati su”, e mentre dico questa idiozia, stringo i pugni e gli faccio il gesto di reagire.
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Poi dalla mia bocca esce la frase più inutile della terra, e credo che mi sentirò una merda per molto tempo: “ciao buona giornata”.
Paulo mi risponde sotto voce “eh, giornata di merda”.
Io gli sorrido, e gli dico “eddai, giornata di merda?!”, e strappo un sorriso anche a lui.
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Poi salgo in macchina, vado da mia madre, torno verso le 19.30 e mi fermo al bar.
Parlo fino alle 22.00 con amici del bar, e torno tutto allegro a casa.
Io non sono solo, tutto sommato.
Salgo, accendo la tv e metto su il dvd dei Blues Brothers, per ridacchiare un po’.
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Ad un certo punto, una sirena lampeggiante attira la mia attenzione: mi affaccio, vedo un’ambulanza e penso: qualcuno ha avuto un malessere.
Torno a guardare il film. Sono uno riservato, non mi piace curiosare.
Poi, però, le luci lampeggianti si fanno più numerose. Mi riaffaccio, e ci sono vigili del fuoco e carabinieri, e fanno tutti avanti e indietro nel mio cortile.
questo è Paulo che ha bevuto e sta combinando qualche cazzata” penso.
Chiedo ad una portantina della croce rossa: “scusa, psst.. sono quassù.. che succede?”.
non posso dirtelo, non posso dirtelo”.
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È grave. Lo capisco dall’espressione della ragazza.
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Mi vesto, apro la porta di casa, e vedo il cortile a piano terra pieno di gente.
Scendo le scale, vado dal ragazzo che vive sotto di me e gli dico: “oh, checcavolo è successo”,
stai scherzando?”, “no ale, stavo dormendo, non so niente, cos'è successo?”.
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A quel punto lui non parla, mi fa cenno con la testa di girarmi dietro e in alto, proprio verso la scala davanti casa mia, da cui ero sceso solo un istante prima.
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Eccolo, Paulo.
Appeso alla corda di plastica e metallo, quella per stendere i panni.
Mi si gela il sangue, reagisco malissimo, mi giro, comincio a camminare per il cortile e dico “NO CAZZO!!!”.
Ale mi chiama “roberto!”, ma io non trattengo le lacrime, giro a vuoto per il cortile. Parlo da solo.
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Cosa hai fatto Paulo. Perché l’hai fatto Paulo. Cazzo Paulo, ti stavo cercando un lavoro. Volevo aiutarti, cazzo Paulo non ho fatto in tempo.
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La gente è lì, lo guarda come un trofeo.
Io sembro un matto, ad un certo punto scarico la rabbia sui carabinieri, urlo.
TIRATELO GIU’ CAZZO! COSA STATE ASPETTANDO EH? CHE TUTTO IL PAESE VENGA A GUARDARLO?
Aspettiamo il Prefetto, per le foto, D’Izzia stia calmo, ora lo tiriamo giù.”.
La mia vicina mi insegue letteralmente “roberto ti do un calmante?”, mi tengono fermo, ma io mi calmo. Mi fanno bere un po’ d’acqua.
Una signora mi dice “eh ormai è morto”. Vorrei aggreditrla, ma non è nemmeno del mio cortile e se ne va.
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Io ogni tanto guardò su, ma appena lo rivedo appeso mi giro di scatto, non trattengo le lacrime.
Minuti interminabili.
Arriva il prefetto, fanno le foto, lo tirano giù, arriva il carro funebre.
Prendono Paulo, lo mettono a terra davanti casa mia per le foto e le costatazioni mediche sulla causa del decesso.
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Oh, Paulo, dentro quel sacco.
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Tutti vanno via, io parlo col maresciallo: “maresciallo, sto ragazzo era solo, io ero il suo unico amico qui, cosa posso fare?”.
Così vado in caserma, e lascio una deposizione sullo stato di depressione di Paulo, e sul fatto che si era sempre comportanto bene con me, anzi benissimo rispetto a tanti miei connazionali e compaesani.
Il maresciallo mi dice, con l'accento meridionale, “era un bravo ragazzo, lo conosco da 10 anni. Beveva, ma non ha mai creato problemi, ci aiutava, era sempre disponibile” e lo ripete mentre scrive, “era un bravo ragazzo.”.
Anche io lo dico.
Poi il maresciallo dice “era soltanto un povero disgraziato.. e infatti è morto da povero disgraziato”.
A quel punto, io gli dico “senta, fate gli accertamenti sulla famiglia, ma tenetemi informato, voglio esserci quando lo seppelliscono. È morto da disgraziato, non voglio che sia anche seppellito da disgraziato”.
Il maresciallo mi da ragione, mi ringrazia, mi stringe la mano, e mi congeda.
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Ed eccomi qui, a scrivere.
Non dormirò, credo, voglio pensare a lui.
E mi farò dare un paio di giorni di malattia. Voglio assistere Paulo nel suo ultimo viaggio. Scrivo e scrivo, mi sembra tutto un sogno, uno dei miei milel racconti. Mi sono calmato un po', non piango più.
Ho caldo, vado a bere un po' d'acqua.
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Come potrò cancellare quella spaventosa immagine?
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E poi, lo sai che non eri proprio da solo, cazzo Paulo non dovevi farmela questa.
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Va bene, non posso giudicarti.
Perdonami per la poca attenzione che ti ho dato nonostante i miei tentativi, per le frasi banali e idiote dell’ultima volta che ti ho visto, e perdona il branco di razzisti bigotti di questo paese che non ti rivolgevano la parola, solo perché eri straniero e avevi problemi con l’alcool.
Perdonaci tutti.

sabato 23 maggio 2009

problemi blogspot?

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ciao ragassuoli, se avete problemi con blogspot, q non riuscite a lasciarmi messaggi, non so proprio come aiutarvi.
Ho controllato le impostazioni e non c'è alcun vincolo.
A me ogni tanto partono mille pagine a casaccio e devo chiudere tutto...
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Il mio pc ha preso la suina, ieri ho mangiato la coppa mentre scrivevo.

venerdì 22 maggio 2009

Alitosi

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Il mio paese mi respinge a mitragliate, perché sono vittima di una persecuzione etnica.
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Gli altri paesi mi respingono a mitragliate, perché per loro sono semplicemente un clandestino da evitare.
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Comincio a sospettare di avere l’alito pesante.

mercoledì 20 maggio 2009

La psicanalisi.

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(signore in giacca e cravatta) “buongiorno, si accomodi.. mi dica”
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(uomo sudato, un po' nervoso, si butta sulla poltrona e dice tutto d’un fiato molto, molto velocemente)
“ah ecco, sì, vede io e mia moglie non facciamo l’amore, non è solo perché non riesco ad avere più erezioni, la verità è che non ci sopportiamo proprio più, el resto io non l’ho mai amata, pensi che l’ho tradita il giorno stesso del matrimonio, cosa vuole farci?, ho un carattere così, sono falso sempre e con tutti, al lavoro non riesco mai a dire la verità e parlo male dei colleghi, una volta ho perfino fatto licenziare un precario solo perché ero invidioso per i capelli lunghi che aveva, sa io porto il parrucchino, non riesco più a dormire, faccio dei sogni tremendi, sogno di baciare con la lingua il mio cane e di pisciare sugli angoli del mio soggiorno vestito da Rin Tin Tin, a volte mi sveglio tutto bagnato perché me la faccio ancora addosso, lo sa che penso di essere omosessuale? Non capisco più niente perchè penso di essere anche un po’ nazista, mi sono iscritto ad una setta satanica e partecipo sempre a orge iniziatiche, però vado sempre in chiesa la domenica mattina, e sono anche diventato un po’ ladro, vede? Le ho rubato la penna e non me ne sono accorto…ahhh…(sospira, e sprofonda sul divano).
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“ed è venuto a parlare con lo psicanalista, vero?”
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“Sì, certo! Mi aiuti !”
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“ecco.. a dire il vero questo è lo studio del notaio, lo studio dello psicanalista è là” (indica la porta dall’altra parte del corridoio).
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“ah.. eheheh.. (imbarazzo), bene bene, ehm sì certo... questo è lo studio del notaio.. e lei è..”
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“..ed io sono l’assistente del notaio.”
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“ah, sì certo, eh eh l’assistente del notaio… allora ehm, beh… tolgo il disturbo. Salve. Buona giornata.”
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(sorriso di cortesia) “buon giorno a lei, e.. legga bene la targhetta sulla porta, prima di entrare."