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È difficile pensare che la vita sia semplicemente tempo che scorre.
Ognuno di noi si sforza di dare un senso, forse mentendo un po’ a sé stesso, forse perché vuol restare aggrappato alla speranza più importante, e cioè quella di aver vissuto con uno scopo.
Quand’è notte, nel silenzio della mia stanza, io resto con gli occhi aperti, e vedo scorrere davanti a me tutte le immagini della mia vita.
Quanta vita!
E ricordo con un sorriso i colleghi dei miei tanti lavori, alcuni simpatici e di buona compagnia, altri totalmente folli e, come solo ora capisco provando una gran pena, alienati da sé stessi.
Vado indietro negli anni, respiro profondamente, e sento l’odore di stufa a legna della casa di mio nonno, in Sicilia, dove solo una volta ho passato le festività di Natale; ricordo il pane caldo fatto in casa, le cene con decine di parenti quasi tutti sconosciuti, le coperte di lana spessa fatte a mano.
Senza logica la mia mente fa un balzo in avanti, ed eccomi in quel teatro, dove recitavo con tanta passione da sentirmi scoppiare il cuore, e mi sentivo veramente vivo perché sapevo che nella messa in scena il vero Roberto parlava al mondo.
Senza logica la mia mente fa un balzo in avanti, ed eccomi in quel teatro, dove recitavo con tanta passione da sentirmi scoppiare il cuore, e mi sentivo veramente vivo perché sapevo che nella messa in scena il vero Roberto parlava al mondo.
Come sempre, nel momento medesimo in cui comincio a ricordare il mio Fox, scende la stessa solitaria lacrima, molto salata, che scivola sul mio viso e lascia un solco più giù, per il cuore.
Quel cuore stropicciato che mi ritrovo, ch’è stato capace di amare e di odiare, e che ora sente un vuoto.
Certo, che stupido, il cuore è un l’organo vuoto per eccellenza. E allora non è il vuoto del cuore che dovrebbe preoccuparmi, ma quello della mia essenza.
Tutti i miei sogni si riducono ad un’ affannosa lotta contro l’immenso muro di gomma che è questo mondo che mi circonda, dove essere sé stessi è la condizione più negata in assoluto.
E poi, lei, di cui è superficiale scrivere il nome in questo momento; anzi, se penso che oggi non mi guarda neanche in faccia quando ci si vede a casa di amici comuni, nominarla sarebbe una pena ancor maggiore, quindi chiudo subito quella dolorosa finestra.
Da piccolo avevo molti sogni, e mai potevo aspettarmi la malattia e la dipendenza dai farmaci. Una dipendenza che ancora oggi non riesco a sopportare, infatti a sempre più spesso salto le dosi, e mi vengono le crisi. Stupido, vero?
Dopo ogni crisi dormo profondamente, e mi capita di sognare molto intensamente; sogno di essere tornato a scuola, sogno la mia terra a San Colombano e il profumo dell’erba, sogno di andare ancora a bere il caffè la domenica mattina con mio padre o di chiedere a mia madre mille lire per andare a giocare a videogames.
Sogno di svegliarmi fra le sue braccia, mentre mi carezza la testa con quelle mani così fragili e liscie come la porcellana, come tante volte ha fatto.
Sogno la mia innocenza perduta, dopo ogni crisi epilettica, e i miei risvegli sul pavimento, con i muscoli doloranti, la lingua sanguinante ed una fortissima emicrania, sono sempre molto amari.
Mi sveglio, e immediatamente affiora la consapevolezza che ho un problema con la banca, che non ho più la famiglia, che i soldi non bastano e che ancora una volta sono senza lavoro, e proprio in quel preciso istante mi chiede se non fosse stato meglio che, cadendo..
Gli esseri umani mi deludono sempre più, non mi piace nessun lavoro, ho perso interesse nelle relazioni.
Certo, mi sforzo sempre di animare serate, creare occasioni d’incontro, chessò.. aprirmi strade; mi piace ascoltare nuove persone, non ho mai perso la curiosità che mi accompagna da sempre, provo sempre ad essere positivo e propositivo.
Eppure, incredibile, il feedback che mi giunge dal prossimo è sempre lo stesso: Roberto, sai, sei troppo egocentrico e ti rendi antipatico, e poi ti lamenti sempre, non vorrei dirtelo ma.. ci siamo accorti che sei un po’ negativo.. non capisci.. sbagli il modo di approcciarti..
Ma cazzo, faccio radiorò, ho creato il gruppo Antifesta Ua Ua Uao, scrivo decine e decine di post ironici o satirici, faccio shiatsu, scrivo poesie, faccio teatro, faccio attivismo politico e controinformazione, creo eventi… è possibile che tutto questo sia totalmente invisibile ?!!
E subito la risposta del piccolo psicologo di turno: ah ma allora tu cerchi approvazione dagli altri..
Ma vaffanculo, và!
Ed ecco che mi torna il pensiero con cui ho iniziato a scrivere questa sera: ognuno di noi si sforza di dare un senso alla propria vita e così lo faccio anche io, ma colleziono un successo ogni dieci sconfitte.
Ed ecco perché, alla soglia delle due di notte del 4 settembre di questo 2010, giungo alla conclusione che questa vita non abbia il minimo senso.
È tutto banalmente naturale, spontaneo, incontrollabile e ripetitivo.
È difficile pensare che la vita sia semplicemente tempo che scorre ma, amici miei, temo che sia questa la verità.
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