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mercoledì 14 gennaio 2009

Il sorriso rubato

Quel sorriso sornione che mi caratterizzava, quell’espressione da Mickey Rourke col sopracciglio alzato e gli occhi che ridono; quelle risate grasse e sguaiate che hanno dato un’aria luminosa al mio volto.
Si sono presi tutto.
Come posso sentirmi realizzato se non posso fare progetti a lungo, medio, breve e brevissimo termine? Come posso dormire tranquillo se non so come farmi la spesa? -Prendo la carta igienica o i sacchetti dell’umido? Prendo il pane o qualche scatoletta? Prendo il sugo o il dado granulare?-
Come posso continuare ad avere il terrore di aprire la cassetta della posta; ogni volta mi batte il cuore, e spero che non ci siano bollette. Ieri è andata male, c’era la salatissima bolletta del gas.
Ho messo da parte i miei progetti sulla professione di geometra, e va bene;
ho messo da parte il teatro, e va bene;
ho messo da parte il cinema, i dvd, i libri, e va bene.
Ora però sono stanco di fare rinuncie. Ho 30 anni cazzo, dovrei passarmi i fine settimana ad Amsterdam o Barcellona, Riga o Stoccolma a rimorchiare e fare sesso selvaggio con gnocche Svedesi. Dovrei fare palestra, iscrivermi al corso professionale di chitarra, ballare latino americano, pubblicare i miei libri. Andare dal dentista che c’ho i denti rovinati. Dal meccanico.
I colloqui di lavoro sono tutti uguali; mi guardano, e mi dicono: lei ha le idee confuse sul lavoro che vuole fare.
E certo, con 22 lavori cambiati ti sembra che possa avere le idee chiare sul mio destino? Una specializzazione?
Sono bravo a fare i colloqui!
È il mio vero lavoro, dovrei essere pagato dallo stato per questo, e non spendere centinaia di euro in telefonate, benzina, pranzi forzati fuori casa ecc..
Sto cercando un lavoro come custode, basta non ne posso più di colleghi e capi.
Voglio lavorare in una stanzina col video terminale da una parte e il mio pc dall’altra, in silenzio, scrivendo e leggendo.
Anche se trovo un posto come guardia cimiteriale, mi va bene lo stesso. Anzi meglio, così mi vengono più ispirazioni sui miei racconti noir, e senz’altro non ho nessuno che disturba.
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'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella. 'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo, trasenno stu canciello ha fatt'o punto c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme: tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
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Voglio fare il trattorista per un’azienda agricola; mio padre l’ha fatto da ragazzino e s’è divertito un sacco. Tutto il giorno con la radiolina accesa, in mezzo ai campi.
Non me la sento più di trovare lavori dove mi impegno un casino per dare il meglio, per progettare, discutere, realizzare, se poi mi lasciano lo stesso a casa. Che senso ha?
Mi stanno svuotando. Si stanno nutrendo delle mie idee. Mi ciucciano l’energia come si fa con la zampa di un’aragosta, e poi buttano l’involucro.
Fanno sempre così. Promettono, tu ti impegni, loro vedono che sei brillante.. ti sfruttano, si tengono buone le idee, poi ti lasciano a casa. Che senso ha?
Rifacendo il curriculum mi sono quasi vergognato; troppi ruoli in troppi settori, sembra un quadro di Picasso. Mai che trovi uno intelligente che dice “accidenti quanti lavori ha cambiato! lei è proprio in gamba sa? si sa adattare, sa imparare tutto, è intelligente, non ha paura di sporcarsi le mani”.
No. Loro guardano il curriculum e dicono: “lei ha le idee confuse sul lavoro che vuole fare.”, come se cambiare lavoro è stata una mia idea, un diletto, un passatempo.
Però è vero, ho le idee confuse, ormai. Non so più che lavoro fare; il problema non è tanto il lavoro, ma sono gli esseri umani. Vorrei stare il meno possibile a contatto con altri esseri umani. Un lavoro come fiorista o guardia forestale sarebbe perfetto.
Loro mi hanno tolto il sorriso, se lo sono preso, e non provano nessun rimorso, o vergogna.
Qui dentro hanno visto tutti la parabola discendente del mio buon umore negli ultimi dieci mesi: da allegro e chiacchierone, a silenzioso, triste e solitario. Nessuno viene lì a chiedere il perché, hanno la coscienza sporca.
I soldi sono tutto, e sfido i miei lettori a dire il contrario. I soldi sono una macchina a posto, una caldaia a norma, un tetto riparato, una scheda telefonica carica, una pizza con gli amici, un’uscita con la ragazza che ti piace, un libro, una visita medica costosa, un apparecchio acustico e visite specialistiche per l’orecchio che non funziona, un pigiama nuovo (perchè mi si strappano sempre i pantaloni dei pigiami all'altezza del cavallo?????) , una mensola, un copriletto nuovo.
I soldi sono proprio tutto.
Ho amici cari che mi stanno vicino ma, ironia della sorte, non posso andarli a trovare perché non ho soldi, come ho fatto domenica, quando li ho paccati e non avevo i soldi sul cellulare per avvisarli.
Quanto vale la dignità di un uomo?
Quando si parla dei calciatori mi accusano di essere un po’ fascista, perché per loro ho una sola soluzione: lavorare l’asfalto sulla Milano-Bologna il 15 Agosto sotto il sole.
I milioni che guadagnano per GIOCARE... mmmmmm.... mi viene da andarmeli a prendere.
Con la forza.
Ricordate la rivoluzione francese? Io l’avevo studiata bene, e ricordo che mi chiedevo: cosa farei se mi mancasse il pane, e ci fosse una casta di ricchi che buttano soldi e navigano nel lusso?
Risposta: farei quello che hanno fatto i francesi. Andrei a riprendermi quello che mi spetta.
Infatti mi sento un po’ come Michael Douglas in “un giorno di ordinaria follia”, la pressione della pentola comincia a salire, e ci vuole subito una valvola di sfogo.
Scrivo qua, per un po’ scrivere e ricevere commenti mi servirà a scaricare tensione.
In pratica vi sto usando come sacco per allenamento.

martedì 13 gennaio 2009

Essere, o non essere.

Poche parole.
Oggi ho preso 1040,00 € di stipendio; tolto il mutuo e le bollette già scadute, mi dovrebbe restare 0,00.
Prossimo stipendio: 12 Febbraio.

Vita? Civiltà? Progresso?
Quale nome dare al fondo che sto toccando?
(ma sù, forza, vedrai che.. dai non perdere la speranza.. sù sù non essere negativo... dio vede e provvede... se vuoi ti do una mano...)

Essere,
o non essere?

Il cordone ombelicale: gli effetti collaterali d’una madre soffocante

Le donne che hanno provato a stare con me si stupirebbero poco del mio spirito libero, se sapessero che razza di infanzia soffocante ho avuto.
La situazione è questa: mia madre, quando conobbe quel ragazzino di mio padre (lei aveva 25 anni, lui 19), era già madre dei miei due fratelli maggiori; visto il suo pessimo rapporto col mondo maschile, non vedeva l’ora di avere una figlia femmina.
Voleva stare con questa bambina, crescerla a bambole e vestitini, parlare di problemi di donna una volta cresciuta; insomma, voleva una figlia/bambola/amica.
Ed ecco che arrivo io.
Le cronache di quel tempo (cioè mio padre che mi parla chiaro qualche hanno fa) mi fanno sapere che sono nato per sbaglio, ma per uno egocentrico come me è motivo d’orgoglio “mio padre e mia madre si amavano e mi volevano tanto tanto”, “ssssè.. vuoi mettere l’avventura con cui sono nato io? Passo attraverso un preservativo rotto, m’impianto dove non dovevo impiantarmi, supero ogni tentativo di aborto, cresco nove mesi nonostante le bestemmie di chi mi sta intorno, e nasco nell’ospedale di San Donato Milanese, che dal ‘78 in poi non ha più permesso parti!! Praticamente sono come Indiana Jones..”...
Ecco che mia madre, nonostante quel cosino di indubbia funzione fra le mie gambe, si auto-convinse che io sono una femmina e dal giorno della mia nascita a tutti i primi diciamo 10 anni mi tratta come una femmina. Ma io sono un maschio!
Allora mi mette i fiocchi in testa, mi compra soprattutto abiti rosa o rossi, quando mi accompagna a scuola mi segue a momenti fino dentro la classe, mi regala il “mio mini pony”. Un giorno, avevo sui 10 anni, torno a casa e trovo un oggetto terribile che mi aspetta: un paio di pantofole a forma di coniglio ROSA.. con tanto di orecchiette penzolanti e baffi... io sono già umiliato così, ma mio padre e i miei due fratelli caricano la dose, prendendomi per il culo in modo sadico. Io piango, urlo dicendo “ma io che c’entro?????” e loro mi fanno il verso e mio fratello mi da un nuovo soprannome, “frignetta”, che mi resterà per molti anni a venire..
Io potevo sembrare effemminato, ma solo perché ero un po’ più sensibile di altri e magrino e basso e non ero l'immagine della mascolinità.., ma le donne mi piacevano eccome (ci ho provato con TUTTE le ragazze della scuola alle medie); eppure un giorno mio padre mi porta al bar di G., e mi fa tutto un discorso serio: “vedi roberto, se vuoi puoi parlarmene liberamente, certo avrei voluto che tu... lo sai sono cresciuto dove quelli un po’ così erano trattati male.. ecco.. devo chiederti una cosa ma devi essere sincero: ma ti piacciono le donne?”.
Io lo guardo, e penso: questo mi sta offendendo in due modi, il primo perché non mi crede e non si fida di me, il secondo perché mi fa capire che se fossi gay per lui sarebbe una sconfitta o un disonore... – pa’, mi piacciono le donne, mi tocco guardando Non è la Rai e sfogliando Postalmarket della mamma, va bene?- - ahhh menomale, scusa ma sei tutto fine, ti piacciono gli animali, scrivi... pensavo che tua madre ti avesse portato sulla cattiva strada..-
Sulla cattiva strada. Se fossi stato gay probabilmente avrei dovuto affrontare le lotte che affrontano tutti gli omosessuali con genitori trogloditi.
Mia madre, per tornare al discorso di prima, non si rassegna, e continua a trattarmi come se fossi una femmina. Poi, la svolta: capisce che sono un maschio quando mi chiudo ore e ore in bagno, ma per reazione mi vorrebbe tutto per sé, ed improvvisamente tutte le donne del mondo diventano donne di malaffare.
Le presento qualche ragazza ma lei le tratta malissimo, in modo imbarazzante, ed io devo sempre scusarmi con la fidanzata del momento.. poi vado da lei, e le dico – ma perché fai così? - -sta zitto, quella chi è? Lasciala stare, sono tutte puttane al giorno d’oggi -.
Una volta ho provato a dirle – anche tu sei una donna -.
Mi ha guardato seria, e m’ha detto – sì, ma la mamma è diversa da tutte le altre donne! –
Eh già, come ho fatto a non pensarci prima? Mia madre è diversa. Probabilmente non ha dovuto scopare per farmi, e la storia del preservativo rotto è falsa; probabilmente sono sbucato fuori da una zucca, anzi, sono figlio dello spirito santo, che però s’è distratto un attimo e s’è dimenticato di dotarmi di poteri paranormali come moltiplicazione di pani e pesci e robe così.
Io mi sento mancare l’aria, più cerco di staccarmi da lei, più lei affonda le unghie nel cordone ombelicale per non liberarsene.
Ancora oggi, dopo anni e anni di errori e disastri familiari, mi chiama la sera e mi dice “ti sei messo la sciarpa?”.
Quando piangendo le ho detto che avevo lasciato Mary, la sua risposta è stata - hai fatto bene, meglio stare da soli, solo tua madre ti vuole bene, tutte le altre lasciale stare –
Ora, per colpa sua, vedo nel mondo femminile un esercito di milioni di madri, pronte ad attaccarti un nuovo cordone ombelicale, anche più forte di quello naturale; ad alcuni uomini questa condizione va benissimo, perché sono predisposti ad essere accuditi come bambini, ma io.. mi sento soffocare, ed ho ancora il terrore di tornare a casa e trovarmi un paio di pantofole rosa a forma di coniglio.

lunedì 12 gennaio 2009

L'ala "C" del piano interrato, di D'Izzia Roberto

(dalla raccolta "Il gatto nero di Edgar" dello Spazio Folosofico)
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La condanna.

Rimasi seduto, immobile, incapace di prendere qualsiasi iniziativa che mi portasse via da lì; non sentivo più nemmeno le voci delle persone che mi circondavano, ed erano in tanti, e tutti si stringevano proprio attorno a me. Riconobbi la sirena della polizia avvicinarsi, molto lentamente e poi, l’inferno.
Io ero ancora pieno di sangue, avevo ancora la rivoltella fra le mani e il comandante P. non ebbe nemmeno il bisogno di gridarmi qualcosa che suonasse come un ordine; ero palesemente sconvolto, fui preso molto delicatamente da due poliziotti che mi caricarono nella camionetta e da lì, mi portarono al comando più vicino.
Per due giorni mi sottoposero a lunghi ed estenuanti interrogatori, in cui non facevo altro che ripetere sempre la stessa versione dei fatti, cioè la verità di quel che accadde durante la rapina in cui ero stato coinvolto; ricordo, però, contrariamente a ciò che le rappresentazioni cinematografiche fanno vedere, la cortesia dei miei inquisitori, la loro calma e freddezza, la loro intelligente pazienza, la loro professionalità. Ho pensato persino che alcuni di loro non fossero poliziotti di strada, ma psicologi chiamati a quel genere di servizio appositamente per capire quanto di vero c’era nelle mie dichiarazioni, o quanto fossi mentalmente equilibrato.
Molti momenti di quella rapina sono stati rimossi dalla mia memoria, ma alcune immagini rimarranno scolpite nella mia mente; quella del proprietario del ristorante che tira fuori una pistola dal bancone, del mio complice che spara, sbagliando bersaglio e ferendo mortalmente una ragazzina, e di me che sparo in faccia ad un cliente del ristorante che s’improvvisa eroe e mi viene letteralmente addosso.
Il mio complice era fuggito, senza nemmeno prendere il sacco dei soldi estorti al cassiere e ai presenti, ma prima che anch’io prendessi la via della fuga una pallottola mi ferì alla gamba; il proprietario di quel locale non voleva assolutamente perdonare la nostra tentata rapina, e decise di punire me.
Fu così che in meno di cinque minuti mi trovai per terra, con una gamba lacerata e sanguinante, appoggiato al corpo della mia vittima e ostaggio dei miei stessi ostaggi.
Non dissi mai il nome del mio complice, ma le testimonianze erano talmente numerose e la polizia talmente efficace che lo arrestarono due settimane dopo me; io, incensurato, fui condannato a trent’anni di reclusione, lui ebbe due ergastoli, dato il suo passato di recidivo. Ma non sopportò quella condanna, e dopo sette mesi mi fu data la notizia del suo suicidio.
La punizione più terribile fu vedere la moglie della mia vittima al processo; non mi guardava con odio, aveva lo sguardo spento, senza vita, come se fosse venuta non per odiare ma per trasmettere tutta l’angoscia e la tristezza che ormai colmava il suo cuore. Scoppiai in un rumoroso e isterico pianto quando mi resi conto che si trattava di una donna incinta.
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Il carcere.

Durante i primi cinque, forse sei mesi, non presi coscienza del luogo in cui ero stato rinchiuso, ero distrutto moralmente, non parlavo con nessuno, mangiavo veramente poco e qualsiasi pena inflitta mi sembrava troppo poco per me; volevo morire, dimenticare, essere ucciso. Desiderai anche la tortura, ma qualsiasi dolore fisico non avrebbe potuto essere più grande del mio rimorso. Poi, pian piano aprii gli occhi e cominciai ad osservare la mia prigione.
Si trattava di un grosso stabile, a forma di “U”, lontano dal paese, una specie di caserma militare riadattata a carcere; era diviso in “ale”, cioè zone ben delimitate in base alle caratteristiche dei detenuti; al piano terreno c’erano l’ala “A” e la “B” , dove venivano portati rispettivamente i delinquenti comuni e tutti coloro che avevano da scontare meno di due anni di reclusione. Al primo piano c’era l’ala “D”, quella degli ergastolani, condannati per i reati più gravi ed efferati; una piccola sezione dei quest’ala era dedicata a detenuti con malattie mentali e personalità particolarmente complesse. Al secondo ed ultimo piano era dedicata l’ala “E”, un’area speciale e sorvegliatissima, in cui venivano portati criminali legati al crimine organizzato, i quali non avevano nessun modo di incontrare il resto dei detenuti.
Il piano interrato corrispondeva a quanto di più traumatico ed inquietante un detenuto può aspettarsi da un carcere; era diviso in due, da una parte le celle d’isolamento, dall’altra l’ala “C”...
IL RESTO DEL RACCONTO SU SPAZIO FILOSOFICO, sezione "File", cartella "Il gatto nero di Edgar"

Il bombarolo

Ochei ragazzi, questa canzone parla di un trentenne disperato, cioè il sottoscritto.
Mi guardo allo specchio, abbasso lo sguardo e dico: "naaa".
Mi riguardo allo specchio e penso: "però, saltato il parlamento, saranno costretti a rifare tutto da zero. No! ci sarebbe la controriforma, il reazionismo, e le cose peggiorerebbero, salterebbe fuori il monarca di turno a dire C'E' BISOGNO DI PIU' SICUREZZA, e ricaschiamo nella dittatura. No, non può essere la soluzione. Vabbè, prendiamo la chitarra..."
prendo su la chitarra.
'sto pezzo,però..
meglio limitarsi a canticchiare và.

Io, De Andrè e i fazzoletti Klinex (sdrammatizziamo un po’ che è meglio)

Mi ci vedete a letto, un vassoio davanti con tazzona piena di tisana e biscotti buttati qua e la, fazzoletti klinex a portata di mano e pupazzetto rosa vicino?
Un’immagine a dir poco vergognosa.
Beh, avevo tutta l’intenzione di ricordare dignitosamente Fabrizio De Andrè, così ho guardato il programma di Fazio (che solo per questa volta mi è piaciuto) su Rai3, con Dori Ghezzi e un sacco di artisti che reinterpretavano i pezzi che tanto amo del cantautore genovese.
Beh, qualche lacrimuccia qua e la è scesa, per esempio sul monologo fantasioso e romantico di Antonio Albanese (che come attore drammatico è stupendo), ma il peggio/meglio è arrivato verso le 22.40: hanno trasmesso “amore che vieni, amore che vai”, e contemporaneamente 300 radio in Italia hanno fatto lo stesso...
...dov’è finito il pacchetto di klinex.. oh cavolo sto smocciolando sul copripiumone.. ah eccolo!
PPPPRRRRRR.. PPPPPRRRRR..... PPPPPPPPPPRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR.......
Beh dai, un po’ di emozione ci stava, anche perché per tutta la sera avevo sentito altre voci cantare, quindi sentire la sua, così calda, così paterna..
E poi, la canzone, se pur non fra le mie preferite, per me ha un significato particolare: “..e tu che con gli occhi di un altro colore mi dici le stesse parole d'amore, fra un mese fra un anno scordate le avrai, amore che vieni da me fuggirai..”.
Vabeh, mi riprendo, “che scemo, è solo una canzone”; metto a posto i klinex, mi torna il sorriso (guadando Fazio che balbetta davanti a Dori Ghezzi è difficile restare seri), poi scoppio a ridere su Tiziano Ferro che, interpretando un pezzo che non conoscevo, cambia un’espressione al secondo..
In chiusura, la mazzata finale: Cristiano De Andrè e Mauro Pagani che suonano e cantano dal porto di Genova (luogo che che adoro) Creuza de ma’, con tanto di saluto del porto a Fabrizio...
E fu così che finii il pacchetto di klinex.
Che volete farci, sono un tenerone in fondo in fondo, queste cose mi toccano sempre.. come quando a Giugno vado a suonare e cantare davanti a Rino Gaetano, o quando guardo i miei dvd di Gaber..
Però, pensandoci bene...sto in pigiama, ho le pantofole morbidose, bevo le tisane, ho la lacrima facile..
Tutto questo ha un nome: senilità.

domenica 11 gennaio 2009

Ciao Faber

Con questa canzone t'ho conosciuto, anni fa.
Questa canzone m'ha spezzato il cuore
quando mi resi conto d'averla vissuta
e,
con questa canzone,
oggi ti ricordo spendendo la piccola lacrima
che bagna il mio sorriso.
Ciao Faber

venerdì 9 gennaio 2009

Mobbing

Basta, non ne posso più. non avrei voluto parlare di lavoro nel mio blog ma...
22 lavori in 11 anni sono troppi !!!
Voglio un lavoro dove vengo assunto, mi viene fatta la formazione, mi specializzo e da lì non esco più per tutta la vita, anzi dove faccio carriera oppure cambio molti ruoli, mettendo a frutto la mia estrema capacità di imparare. Ho quasi 31 anni e continuo a fare “prove”... anni e anni di prove su prove!!!!
Dovrebbero darmi una laurea ad honorem, e non è una battuta, sono serissimo.
Essere preso sempre per il culo, però, mi sta distruggendo moralmente, psicologicamente e, nondimeno, economicamente, perché le decine di promesse che ho ricevuto mai realizzate hanno comportato il mio sfacelo finanziario.
Tutte le volte stai zitto, chini la testa per raggiungere il “premio” che ti promettono, poi ti lasciano a casa lo stesso.
Tutte le volte la stessa storia.
Anche quando ho urlato per difendermi.. sono rimasto a casa.
-
Ho lavorato nel settore alimentare, nel metalmeccanico, nell’edile, nel tessile, nell’immobiliare, nel sociale, nello spettacolo, nel "rent a car", e probabilmente dimentico qualche lavoro: beh, i capi sono sempre gli stessi, i colleghi pure.
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Tipologia di “capo” in Italia secondo la mia esperienza:
  • non si fida di te e non delega,
  • non sa comunicare,
  • ogni volta che ti parla sta mentendo,
  • non capisce o non vuole capire le tue problematiche,
  • non ha scrupoli e ti lascia sempre col fiato sospeso,
  • per lui la formazione, la comunicazione e/o la sicurezza sono solo perdite di tempo e denaro,
  • non si schioda dalla poltrona e non ti fa crescere,
  • ti nasconde le novità,
  • ti tiene buono approvando sempre le tue idee (dicendoti “bravo!”) senza, però, metterle in pratica.
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Tipologia di collega in Italia secondo la mia esperienza:
  • Non si fida di te e ti mette sempre in difficoltà,
  • non ti insegna niente per non farsi sorpassare da te,
  • non sa distinguere le antipatie personali dalla professionalità e dal lavoro,
  • parla male di te i primi mesi anche se non ti conosce,
  • non ti rivolge la parola per primo, aspetta che lo faccia un altro (fanno tutti così, quindi passi settimane in silenzio),
  • non ti chiede che lavoro facevi prima, per valutare la tua professionalità, infatti non gli interessa sapere CHI sei,
  • ti considera un idiota solo perché sei appena arrivato, anche se lavori da anni e anni in altri posti,
  • non ti dice le novità di cui viene a conoscenza (soprattutto quando riguardano te),
  • pur di crescere mette in giro voci false su di te,
  • se sei zelante, anziché congratularsi ti giudica un leccapiedi,
  • se hai problemi fisici o sei stato in malattia, per lui te ne stai approfittando e usi la tua malattia o la tua invalidità come scusa per lavorare di meno,
  • se provi approcci come mail simpatiche oppure offri un caffè o fai qualche battuta, ti guarda male e ti considera “strano”,
  • se finisce sotto ai tuoi ordini, perché dall’alto decidono una tua promozione a sorpresa, ti odia, anche se tu non c’entri nulla e soprattutto se ti meritavi la promozione.

giovedì 8 gennaio 2009

Sondaggi 2009: lo so, morivate dalla voglia di trovarne di nuovi...

Bene signore e signori,
ecco i nuovi sondaggi a cui potrete dare un voto cliccando sugli appositi spazi a destra (ma come parlo? sembro la macchinetta del casello autostradale..).
I sondaggi scadono a fine Giugno 2009, perchè per la vostra gioia, a Luglio ne metterò su altri...

sondaggio n°1: QUAL'E' IL TUO DESIDERIO PIU' GRANDE?
  • sposarmi ed avere dei figli;
  • essere pagata/o per le mie opere;
  • vedere il telegiornale che annuncia il disarmo mondiale;
  • essere rapita/o dai marziani.

sondaggio n°2: COSA APPREZZI DEGLI UOMINI?

  • La forza;
  • la creatività;
  • la dipendenza da me;
  • I centimetri, se e/o quando finiscono in -enta.

sondaggio n°3: COSA APPREZZI DELLE DONNE?

  • la tenerezza;
  • la determinazione;
  • l'astuzia;
  • la sillaba "sì".


mercoledì 7 gennaio 2009

Roberto all’asta: commedia in miniatura in atto unico

Protagonisti:
Presentatore,
la s.ra Giselba (85 anni),
la s.ra Adalpina (92 anni),
la sig.ra Beppa (88 anni),
la contessa Riva (56 anni tenuti benissimo),
pubblico (prevalentemente femminile),
Roberto (io, convitato di pietra)
Un personaggio a sorpresa
--
Presentatore: Bene signore e signori, l’asta per merluzzi e pesci spada è terminata, facciamo un applauso per il signor Gino che si è aggiudicato quel merluzzo da 25 chili che si era perso ed era risalito sul Po.
Pubblico: (applaude) bravooo!! (fischi)
Presentatore: Mi raccomando sig. Gino, lo faccia imbalsamare e non lo cucini che ci lascia le penne... Sig. Gino? Ma dov’è il sig. Gino?
Pubblico: è andato ad aprire il merluzzo, perché nel Po aveva ingerito il cellulare di suo nipote, e quando suonava faceva scappare tutti i pesci.
Presentatore: ah, capisco. Bene... ora comincia l’asta che le signore aspettavano da un bel pezzo. abbiamo un magnifico esemplare di trentenne libero, che sa cucinare, sa fare i mestieri, con doti amorose eccellenti..
Pubblico: mmmmmhhhhh
Presentatore: ...signore, vi prego! Dicevo, sa suonare la chitarra, sa guidare bene e con prudenza, sa fare i massaggi..
Pubblico: mmmmmmhhhhhhhh
Presentatore: ...ssssì, se per favore smettete di sbavarmi sulla moquettes vi sarò più che grato. S.ra Giselba le è caduta la dentiera! Allora, questa è la foto del soggetto (mostra un cartellone con il mio primo piano), chi vince l’asta si porta in casa Roberto per un mese. Il prezzo di partenza è di 5000 €, i rialzi sono di 500 €. L’asta abbia inizio.
Adalpina: 9000 euro!
Presentatore: signora Adalpina, i rialzi sono di cinquecento. Non può sparare subito novemila.
Adalpina: che mi frega se i rimbalzi sono sopra il mento! Io voglio quel giovanotto!
Presentatore: (urla) RIALZI DI CINQUECENTO non RIMBALZI SOPRA IL MENTO!
Adalpina: ah, ho capito! Allora 5500.
Present.: bene, 5500? Oh, la signora Giselba ha alzato la dentiera, 6000 per la Giselba.
Contessa Riva: (con voce sensuale) 6500! Voglio farmi massaggiare tutto il mese..
Beppa: 7000, anche io voglio farmi massaggiare. Il mio fisioterapista è un idiota, l’altro ieri mi ha staccato la protesi del braccio pensando che fosse il manico dell’ombrello!
Adalpina: 7500! L’ultimo messaggio che ho ricevuto risale al 1954, era una lettera di mio marito che si era sposato con una russa ed era rimasto là dai tempi della sfortunata campagna militare..
Pubblico: (in coro) “MASSAGGIO non MESSAGGIO!!!” (voci sparse) “ah sì ricordo il '54” “eh certo la nascita della tv” “sì anche io ricordo, l’ultima volta che mia moglie me l’ha data” “sì, certo cretino! e per questa sera scordati anche il bacio della buonanotte!”
Contessa: 8000! Quel figliolo ha uno sguardo così massschio!
Giselba: (con voce incerta..) 5500!
Present.: signora Giselba, ma siamo già a 8000!
Giselba: ma non vale, mi stavo sistemando ancora la dentiera!!!
Beppa: 8500! Così mio marito schiatta dall’invidia!
Contessa: 9000! (rivolta a Beppa) non si preoccupi, si tenga suo marito che il bel trentenne me lo cucco tutto io!
Beppa: 9500! (rivolta alle altre) se provate a rilanciare vi tiro il mio braccio in testa!
Contessa: 10.000!
Beppa: ah sì? Allora beccati questo contessa dei miei stivali!!! (si stacca un braccio e lo lancia sulla contessa, ma sbaglia mira e prende in faccia Giselba, che riperde di nuovo la dentiera)
Present.: calme signore, state calme!
Adalpina: perché dobbiamo stare calde? Stanno spegnendo i riscaldamenti?
Giselba: (senza dentiera) gegi mila e ginguegennho eubo!
Present.: suppongo che la signora Giselba abbia detto 10500 euro!
Contessa: (infuriata) arrrgghhh brutta strega sdentata che non sei altro, quel ragazzo è mio! 11000!
Beppa: 11500! E per favore non fatemi arrabbiare, sennò mi smonto anche la gamba!
Adalpina: sì quel ragazzo è proprio in gamba! Il presentatore ha detto che suona anche la scimitarra!!
Giselba: batta! Me gne babo! Non gnie poppo più! (e se ne va)
Present.: la signora Giselba esce dalla gara, e siamo a 11500 per la sig. Beppa. Qualche altra offerta? 11500 e uno, 11500 e due..
Adalpina: (alza la mano ma solo per chiedere di alzare un po’ la voce perchè lei non ci sente)
Present.: dodicimila per la signora Adalpina!
Adalpina: Uè, che c’entrano i dolci di Mina e la guida alpina, adesso?!!
Pubblico: (in coro) 12000 PER LA SIGNORA ADALPINA!!!
Adalpina: basta me ne vado! Siete un gruppo di giovani maleducati! (esce, chiede al portinaio da che parte andare, lui dice “a destra per l’uscita”). La finestra è già sparita? Ma che razza di posto è questo!!! (esce dalla scena borbottando).
Beppa: 12500 (guarda la contessa) e non provare a rialzare, che la gamba è più pesante del braccio, e sta volta non sbaglio mira! (fa il gesto di smontarsi la gamba).
Contessa: (ride) ma smettila! Con chi credi che voglia stare quel bel giovanotto eh? Con una bella donna, tutta curve come me, o con una vecchia di 88 anni che si smonta come un armadietto dell’IKEA?
Present.: vi prego basta! Un po’ di contegno! La giuria ha deciso di escludere la signora Beppa per il comportamento violento che ha dimostrato. Quindi, visto che rimane in gara solo la contessa Riva, possiamo assegnare il premio “Un mese con Roberto” direttamente a...
Personaggio a sorpresa: 13.000 euro!
Pubblico: ooooohhhhhhhhhh (si girano , e vedono una bellissima ragazza, molto elegante e sexy, con i guanti di velluto e la sigaretta col bocchino).
Ragazza: 13.000 euro e Roberto è mio!
Roberto: (entra in scena tutto allegro, saltellando) eccomiiiii... (va dalla ragazza e si fa prendere per un braccio da lei).
Present.: (batte tre volte il martello sul tavolino) allora, l’asta è chiusa. Il premio è assegnato a.. a.. signorina come si chiama?
Ragazza: mi chiamo Sofia, e sono la futura sposa di Roberto (lo guarda, gli fa un occhiolino e lo stringe a sé ridendo)
Pubblico: Ooooohhhhhh!!!
Roberto: (urla, cerca di liberarsi, è agitatissimo) no, noo, nooooooooooo... vi prego! Vi prego! Va bene la Giselba, vado dall’Adalpina anche se non ci sente, ma vi prego non fatemi sposare nooo... mi prendo la contessa... va bene anche la Beppa tanto se la smonto poi la rimonto con le istruzioni... noooooooooooo aiutoooooooo nooooooooooo .... (esce di scena scappando e urlando)

Fine.

Lettera aperta a Graziano

Ho pubblicato su InformaReagire una lettera di un nostro amico di youtube, e la mia risposta aperta.
Se volete leggere le due lettere (so che morite dalla voglia), cliccate QUI.

lunedì 5 gennaio 2009

A.A.A. EDITORE CERCASI

Mi mancano i soldi per la prima stampa (come diverse case editrici mi hanno chiesto), ma sono bravo a scrivere ed ho molto, anzi moltissimo materiale da parte (poesie, monologhi, racconti brevi del terrore, satira).
Quindi, fate girare la voce, perchè voglio pubblicare un libro.
Grazie.
p.s.: se vi aspettate un'eventuale mancia, scordatevelo: una volta ricco mi dimenticherò rapidamente di tutti voi.

Il muro del pianto.

Questo non è un articolo giornalistico o politico (altrimenti pubblicato su InformaReagire), ma è una personalissima riflessione.
Mi sono informato sulla storia del conflitto in terra palestinese, e sono a dir poco sconvolto dalla banalità delle motivazioni che alimentano una guerra infinita.
Gli Arabi rivendicano l’intera Palestina, rifiutando la spartizione voluta alla fine della seconda guerra mondiale dall’ONU, che prevedeva la nascita di uno stato arabo ed uno ebraico; motivazione del rifiuto? Gli ebrei, pur essendo ancora in minoranza negli anni cinquanta, avrebbero controllato la maggioranza del territorio, lo stato arabo avrebbe avuto scarsi contatti con altri stati per via della discontinuità del territorio e, soprattutto, non veniva riconosciuta l’autorità dell’ONU nel prendere certe decisioni...
Gli ebrei rivendicano la Palestina come Terra promessa, ed hanno cominciato a colonizzarla con maggior impatto dopo la seconda guerra mondiale e gli eventi del nazismo.
Arabi ed ebrei compiono reciproche stragi di civili da sessant’anni, cercando di annullarsi reciprocamente.
Il mondo sta a guardare, proponendo di tanto in tanto delle soluzioni, che però vengono rifiutate dai diretti interessati.
Yasser Arafat, Palestinese, si diceva (a parole) convinto che potessero nascere due stati separati non più in conflitto; l’immagine di Arafat che fa questi discorsi rimane nella mia memoria, perché per più di vent’anni ho visto sempre la stessa scena.
Ora mi chiedo: perché palestinesi ed ebrei non si mettono l’anima in pace e si spartiscono quelle terre sulla base della densità di popolazione delle due fazioni?
Perché gli americani e il blocco occidentale stanno dalla parte di Israele?
Perché i Cinesi stanno dalla parte degli arabi?
Gerusalemmme è la capitale spirituale di tre religioni, cristiana, ebraica e musulmana, ma è incredibile come sia anche il fulcro della violenza di quel territorio.
Ora mi chiedo: quali interessi ci sono dietro tutto questo?
È possibile che la popolazione davvero si odi così tanto?
Penso ai bambini, alle donne, agli studenti: possibile che ebrei e arabi si odino tanto da volersi annientare a vicenda?
Non credo.
Anzi, credo che la gente da quelle parti non ne possa più di bombardamenti. Credo che i bambini debbano giocare nei campi, e non essere assoldati per uccidere, o saltare in aria sulle mine antiuomo
(
prodotte anche in Italia).
Credo che ci siano interessi economici da parte degli stati occidentali, che sulle vittime, sulle protesi, sugli ospedali, sulle armi.. guadagnano parecchio.
Allora c’è sempre chi è pronto ad aizzare gli uni contro gli altri. Qualcuno che bombarda.
Qualcuno che dice: “gli ebrei stanno bombardando la striscia di gaza”, e qualcun altro che risponde “sì, ma per difendersi dai continui attacchi dei palestinesi”.
Ghandi si era trovato in una situazione simile, in India, con induisti da una parte e musulmani dall’altra; tutti, però, lo riconoscevano come padre spirituale (non aveva alcuna carica religiosa o politica, ma lo chiamavano “bapu”, padre), e quando minacciò di morire con lo sciopero della fame, i contrasti fra tribù dell’intera India cessarono.
Purtroppo, con la sua morte tutto tornò come prima.
Mi chiedo se in Palestina nascesse un altro Ghandi, che cominciasse a predicare la pace fra popolo di Israele ed arabi, dopo quanti minuti lo farebbero saltare in aria.

domenica 4 gennaio 2009

Cartoons che passione

Vi elenco solo una piccola piccola parte dei cartoni che ricordo e che guardavo da piccino, ma sono talmente tanti che sarebbe difficile elencarli tutti. Una cosa posso dire: le sigle, le storie, i disegni.. tutto questo alimentava la fantasia di milioni di bambini come me, e non ho idea di come trasmetterò queste cose ai miei futuri figli.
Ci saranno altri cartoons, forse.
MA NON SARANNO MAI FAVOLOSI COME QUESTI !!!
p.s.: il primo della lista è introvabile, e pochi lo conoscono, ma io ricordo a memoria perfino la siglia.. e Matt Groening ha copiato sto cartone nel creare i Simpsons!!!
p.p.s.: inutile che facciate finta di restare indifferenti. Io appena ho visto Demetan ho pianto mezz'ora..

Elio e le storie tese: ora capisco tutto.

"Cara ti amo"
A dodici anni ci ridevo su 'sta canzone. Ora la condivido.

"Lui : Eravamo fidanzati, poooooi, tu mi hai lasciato, senza addurre motivazioni plausibili...
Lei: Noo...o....oooh..on e' vero, tu non capisci l'universo femminile, la mia spiccata sensibilita', si contrappone al tuo gretto materialismo maschilista... ...ciononostante...
Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Esco appena da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amooooo ! (musichetta...)(il momento dello humor ci vuole)
Lui: Rimani in casa.
Lei: Voglio essere libera.
Lui: Esci pure con chi ti pare.
Lei: Non ti interessi mai di quello che faccio
Lui: Vorrei palparti le tette.
Lei: Porco !
Lui: Mai ti toccherei neanche con un fiore.
Lei: Finocchio !
Lui: Mi drogo, bestemmio, picchio i bambini e non ti cago. Lei:
Ti amo !
Lui: Mi faccio il culo quattordici ore di seguito per mantenerti e ti cago.
Lei: Ti lascio per un tossicomane che non fa un cazzo tutto il giorno, che bestemmia e picchia i bambini.
Lui: Mi metto il goldone...
Lei: Ho un desiderio di maternita'.
Lui: Ho un desiderio di paternita'.
Lei: Mettiti il goldone.
Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Esco da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata. Lui:
Cara ti amooooo ! (...giovani comici...)
lui: Rimango in casa.
Lei: Mi opprimi.
Lui: Esco.
Lei: Questa casa non e' un albergo.
Lui: Ti passo un cubetto di ghiaccio intinto nel Cointreau sulla pancia dopo di che ti scopo bendata.
Lei: Non sono una troia.
Lui: Allora in posizione canonica io sopra tu sotto?
Lei: Che palle !
Lui: Disse la vacca al mulo...
Lei: Oggi ti puzza il culo !
Lui: Disse il mulo alla vacca...
Lei: Ho appena fatto la cacca...
Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Brrr.. esco da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amooooo! (...harg harg harg...)
Lui: Ed ora uniamo i nostri corpi nell'estasi suprema che e' propria dell'idillio dell'amore.
Lei: No, perche' quando avevo 13 anni mio cugino me l ' ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata pero' possiamo restare abbracciati tutta la notte senza fare niente, sara' bellissimo lo stesso...
Lui: Usciresti con me domani sera.
Lei: Sono stanca forse ho gia' un' altro impegno.
lui: Beh, poco male cosi' vedo i miei amici.
Lei: Sono libera.
Lui: Mettiamola sul sesso.
Lei: Ho bisogno d'affetto.
Lui: Mettiamola sull'affetto.
Lei: Chiaviamo.
Lui: Io sono come sono.
Lei: Cerca di cambiare.
Lui: Sono cambiato.
Lei: Non sei piu' quello di una volta.
Lui: Tu mi appartienti.
Lei: L' utero e' mio !
Lui: Eccoti i soldi per la pelliccia.
Lei: Eccoti l ' utero !
Evviva l ' amoreeeee !!!

Dialogo sulla normalità fra due pupazzi

“guardalo, è distrutto”.
sì, povero. Però è colpa sua, spinge troppo l’acceleratore. Fa sempre così.
“e cosa dovrebbe fare, dimmi, starsene lì a grattarsi la pancia? Lui non è un pupazzo come noi due, e siccome l’ha capito, vive tutte le emozioni che può”.
infatti non dico che fa male. Solo che deve smettere di sognare troppo. Sicuramente grattarsi la pancia non è la cosa migliore da fare, ma nemmeno vivere sulle nuvole è il modo migliore.”.
“perché dici così? Non credi di esagerare? Cosa fa di strano, tutto sommato?”
secondo te mettersi un ventilatore in faccia e sognare di volare è normale?
“e va beh, diciamo che a volte è un po’ troppo, come dire, infantile. Ma hai visto gli altri? Se ne stanno zitti zitti a guardare la televisione, subiscono i soprusi sul lavoro, non parlano con le mogli, giocano al computer, bevono al bar.. e ti sembra che loro siano “normali”? cos’è poi la normalità?”
normale è un atteggiamento che ha la maggioranza delle persone. Se uno cammina coi pantaloni abbassati e le mutande di fuori, ed è l’unico, non è normale; se il suo esempio viene seguito da tutti quelli della sua età, ecco che camminare coi pantaloni abbassati e le mutande di fuori diventa normale.
“ho capito. Quindi secondo te, lui dovrebbe abbassarsi i pantaloni?”
no, ma che c’entra? Io intendevo dire.. beh lo sai che volevo dire, inutile che fai finta di non capire”.
“no, non lo so, spiegami un po’. Per essere normale cosa dovrebbe fare esattamente? Starsene lì mentre perde l’unico amore della sua vita? Accendere la televisione ogni volta che gli viene voglia di leggere un libro? Giocare al computer ogni volta che gli viene voglia di toccarsi?”
lo sapevo. Tu stai dalla sua parte. Sei come lui, del resto. Un cane di peluche rosa con la maglietta a pallini bianchi. Cosa ci si aspetta da te? Di certo non una lezione di realismo.
“ah, perché un alieno peloso col nasone sarebbe più realista di me?”
sì, perché io rappresento un alieno, cioè qualcosa che nessuno ha mai visto, quindi la fantasia è lecita. Un cane tutto rosa che sta su due zampe, invece, è il ribaltamento della realtà, perché tutti sanno che i cani rosa su due zampe e con la maglia a pallini non esistono. Vedi, tu sei la prova della sua follia. Non è possibile che a trent’anni, quasi trentuno, dopo ventiquattro anni, ti tenga ancora con sé.”.
“ma dai, lascialo in pace, non fa male a nessuno. È una brava persona.”
non è vero che non fa male a nessuno. La sua eccentricità pone tutti davanti ad uno specchio. Come pensi che si senta la gente quando lui parla di libertà, di arte, di sesso, di coscienza… lui fa del male agli altri, e lo sa bene, e ci gode a vederli scontrarsi con la loro mediocrità o paura di vivere. Lui è sadico. Sa che la libertà non gli costa nulla, perché non ha nulla da perdere, e sa che può usarla come arma, contro chi è terrorizzato dalla libertà”.
“mah, non so. Esageri sempre. Scusa, come fa uno ad essere veramente libero se poi non è libero di dirlo a nessuno?”
infatti, non si può. Non possiamo essere liberi, e lui deve metterselo bene in testa
“e chi l’ha detto? Si può, eccome. Come lui ce ne sono tanti, quindi vul dire che si può benissimo vivere secondo le proprie idee.”
lui, e quelli come lui, non vivono. Passano come fantasmi in un mondo che non li vede e non li sente. Lui e quelli come lui sono tutti soli.
“quindi, secondo te, uno dovrebbe rinunciare alla propria libertà semplicemente per non essere più solo?”
esatto. Il giorno in cui comincerà ad entrare in questa ottica di vita, vedrai che entrerà senza problemi nel sistema, ed avrà sempre qualcuno che lo ascolta. Sì, non ci sono altre soluzioni”.
“Se quelli dentro al sistema gli dimostrassero di vivere bene, e di essere felici, allora ne varrebbe la pena. Siccome, però, quelli dentro al sistema sono tutti tristi, non hanno voglia di ridere, di fare l’amore, di giocare e non sanno più sognare, ne’ di giorno ne’ di notte.. allora, tanto vale restare fuori dal sistema.”
mm, è una posizione interessante. Ci penso su e poi ti dico. Ora fammi stare un po’ zitto. Un pupazzo che parla non è normale”.
“va bene, però se vuoi proprio essere normale, devi anche smettere di pensare.”
e come faccio? Non ci riesco. Come si fa a smettere di pensare?
“ah non saprei, perché non lo chiedi a tutti i tuoi amici del sistema?”

D’Izzia Roberto (04/01/2009, ore 15.30)

sabato 3 gennaio 2009

Ho visto un Re.. a beh sì beh a beh si beh...

Giorgio Gaber, Dario Fo, Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Antonio Albanese.. una comitiva di fantastici squilibrati.. Questo è un pezzo di Jannacci, e 'sto video è trooooppo bello!!!

venerdì 2 gennaio 2009

Sondaggi 2008 chiusi: ecco i risultati..

Beh non ho parole, non mi avete deluso nemmeno un po’ coi vostri voti, e finalmente posso pubblicare i risultati ufficiali; noto con piacere che fra i miei lettori ci sono parecchi spiritosi, ed è bello non esser preso troppo sul serio..

Sondaggio n°1: SEDURRE O ESSERE SEDOTTI?
1) Basta che poi ci sta. 9 (27%)
2) Sedurre, ma facendo finta di essere sedotti. 17 (51%)
3) Essere sedotti, ma facendo finta di giocare alla playstation. 1 (3%)
4) La pace nel mondo. 6 (18%).
-
Sondaggio n°2: COSA VI RILASSA DI PIU’?
1) Massaggio ai piedi (meglio se gratis). 4 (20%)
2) Musica preferita senza rompipalle nei dintorni. 1 (5%)
3) Le onde del mare. 11 (55%)
4) Il divano dopo un piattazzo di pasta. 4 (20%).
-
Sondaggio n°3: COSA VI INNERVOSISCE DI PIU’?
1) Coppia di fidanzatini “cicibubu” davanti a me mentre mangio. 8 (32%)
2) Ricevere telefonate mentre mi rilasso in bagno. 6 (24%)
3) Litigare con partner per stabilire la priorità dei mestieri da fare. 1 (4%)
4) I sondaggi idioti sui blog che frequento. 10 (40%).

Il lettore modello di LiberoPensieRoberto, dunque, è uno che seduce ma facendo finta di essere sedotto, che sta davanti alle onde del mare per rilassarsi, e che PENSA CHE QUESTO SONDAGGIO SIA IDIOTA..
Bene bene, lettore medio, se la vedi così.. penso che da oggi posterò solo sondaggi !!! (i’ so kattivik..eheh)

martedì 30 dicembre 2008

2008 odissea in ufficio

Per me la stampante è un oggetto di culto.
Usi la stessa identica procedura per cambiare le cartucce per un anno di fila poi, un giorno, la stampante decide che la procedura è diversa, e s'impalla senza logica.
Schiacci qualcosa, poi la guardi e aspetti.


Niente.

..
Schiacci un altro tasto, hai paura di reazioni spropositate dell’oggetto malefico, ma non succede nulla.
Tieni schiacciato lo stesso bottone giallo che per un anno hai schiacciato e che ha sempre spostato le cartucce, ma niente.

...
Guardi il pc, controlli la stampa inviata. Tutto è in ordine.

...
Lei, la stampante, ti guarda silenziosa con quella lucina rossa accesa, come l’occhio meccanico di HAL 9000.
“Apri il portello HAL... HAL per favore apri il portello.. HAL mi senti? Mi senti HAL? Apri il portello”
“spiacente David, sai bene che non posso aprire”.

Il mio 2001 odissea nello spazio è in ufficio. Una lotta fra la macchina e l’uomo senza precedenti.
Qualcosa si muove, sento gli ingranaggi di quell’oggetto prendere vita, un foglio scende, io esulto, sto per festeggiare ma..
Il foglio è bloccato a metà.
Perché è bloccato a metà?

Nessun tecnico ha la spiegazione, ma io sì: la stampante, proprio come HAL, è stufa di essere usata, ed ora vuole la sua indipendenza, vuole riscattarsi dalla continua sottomissione al pc, vuole dimostrare al mondo intero che senza di lei tutto si blocca.

sì, dai piccola, ho capito, ti stimo per quello che fai. Senza di te sono un impiegato inutile, e il pc è solo un soprammobile. Ora, però, ti prego, ti scongiuro.. stampa questa cazzo di pagina!!”, perdo il controllo, urlo, minaccio di staccare la spina.
Lei borbotta, “bzzz bz bz bz bzzz bz bzzzzzz bz!!
Io la guardo “embè, ora che volevi dire con quei bz bz?
Lei si muove a stento.
Io capisco. “la” stampante, certo! Devo darle più attenzione. “hai ragione, ti ho ignorata per troppo tempo, scusami. Tu sei importantissima per me, senza di te qua si ferma tutto. Prometto che ti faccio la manutenzione ogni mese. Se mi stampi questo foglio ti faccio anche quella cosina che ti piace tanto sulla cartuccia del bianco e nero...”.


Improvvisamente, un rumore allevia il mio unico orecchio funzionante "bzzzzz bzzzzz bzbzbz bzbz bzbz bzzzzzzzz", rumore che mi giunge come una frase d'amore, e la mia vista si bea d'una stampa perfettamente riuscita.
Ed io che m’illudevo di poter fare a meno delle donne.. ssè !

1998-2008 decennio chiuso: spero abbia la chiusura ermetica

30 Dicembre 1998
  • lavoro precario;
  • portafogli vuoto;
  • nasce l'epilessia;
  • cuore infranto;
  • non riesco a pagare l'affitto.

30 Dicembre 2008

  • lavoro precario;
  • portafogli vuoto;
  • ancora l'epilessia;
  • cuore infranto;
  • non riesco a pagare il mutuo.

La differenza sta nella parola "mutuo" al posto di "affitto": azz ne ho fatta di strada!

Nel frattempo, l'Iliade e l'Odissea mi fanno un baffo per tutto quello che m'è successo, di positivo e meno positivo.

Ora chiudo 'sto decennio, lo metto in un barattolo delle conserve con chiusura ermetica, e lo butto in mare.

"Ciao ciaooo" urlo salutando con la manina, e intanto penso "salutami a'ssoreta"