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giovedì 30 settembre 2010

Il fattore R

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La mia esperienza di vita, almeno fino ad oggi, mi ha insegnato una cosa soprattutto: quando tutto va liscio, l'unico fattore in grado di rovinare le cose sono io stesso.

Sì, certo, come quando fai una frittata con tanto amore, senti dal profumo che sta venendo buonissima, stai per girarla e pensi: la giro piano piano, perché se la faccio saltare, questa è troppo grossa e mi si spezza al volo, e magari finisce per terra.
Lo pensi. Lo ripensi. E ripeti a te stesso: no, minchione, non lanciarla, questa è grande e si spezza in aria…
NON lanciarla…
NON lanciarla..
NON lanciarla..
Robbè NON lanciarla.. 
ho detto NON lanc.. Beh, se sto attento riesco a farle fare il giro senza problemi.

NO, AMICO, se il tuo cuore ti dice che quella frittata sta per rompersi, non devi lanciarla!

La sensazione che provi vedendo la tua frittata esplosa sul pavimento in mille pezzi, è un misto fra l’incazzatura e la tristezza.
Hai voglia di piangere, ma sei così incazzato con te stesso che le lacrime si trasformano in ingiurie: COGLIONE! SEI UN COGLIONE! LO SAPEVI CHE NON AVRESTI DOVUTO LANCIARE QUELLA FRITATTA! TESTA DI CAZZO! SEI IL SOLITO TESTA DI CAZZO!
E ORA CHE FAI?
COME PENSI DI FARE, SPIEGAMI, RACCOGLIERAI I PEZZETTI DI FRITTATA DA TERRA E LI UNIRAI CON LO SCOTCH?

La cosa incredibile è che riconosco benissimo le situazioni in cui non devo infilarmi, perché sono abbastanza “uomo di mondo” e so come vanno certe cose.. eppure, mi ci infilo lo stesso.
“noi sfidiamo i presagi” dice Amleto.
“perché siamo coglioni”, rispondo io.

Comunque, in qualche modo, dovrò fare una scelta: affrontare il fattore R ed eliminarlo, così da non distruggere più nessuna frittata, oppure vivere la vita così, fra incazzature e lacrime.
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giovedì 16 settembre 2010

Nucleare è bello.

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Propongo una centrale nucleare con inceneritore e area giochi incorporati nel cortile di casa mia.

Basta con queste paure ingiustificate fomentate dagli ambientalisti: le centrali nucleari sono sicure e non producono scorie radioattive, e dagli incenerit.. pardon, dai termovalorizzatori non escono nanopartiocelle pericolose per la salute e soprattutto non escono ceneri di scarico che vanno messe in discarche speciali.

Propongo un parco giochi interno per i bimbi più piccoli che abitano dalle mie parti, gite guidate per gli studenti delle elementari e dei mini-stage per tutti i neo-diplomati, per far capire loro che si può creare energia rispettando l'ambiente.

Ho realizzato un piccolo progetto di centrale nucleare/inceneritore/parco giochi, e volevo rendervi partecipi della cosa; lasciate pure i vostri suggerimenti, tutto è migiorabile (come dissero costituendo l'UdC).

mercoledì 15 settembre 2010

Che grande figlio di.

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TUTTO D'UN FIATO:
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Il figlio dei Pooh (il di lui nome ho volutamente dimenticato), le figlie di Celentano, il figlio di Celentano (!!!), la figlia di Zucchero, il figlio di Gassman (Big Jim), il figlio di Elkann (no comment)...
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...il figlio di La Malfa, i figli di Agnelli (quali? quanti?), la figlia di Dario Argento, i figli di Berlusconi, il figlio di Bush (che, con grande fantasia, hanno chiamato come il padre), il figlio di Mario Cecchi Gori, la figlia di Francis Ford Coppola, il figlio di Carlo D’Apporto, il figlio di Eduardo De Filippo, e vabbè, anche il figlio di Luigi (questa è cattiva, lo so).
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La figlia di Henry Fonda, la nipote di Henry Fonda (confidiamo in una quarta generazione), il figlio di Kirk Douglas, il figlio di Dario Fo, la figlia di Tony Curtis, il figlio di Ciccio Ingrassia, la figlia di Michele Placido...
...la figlia di Tyron Power, la figlia di Roberto Rossellini (e Ingrid Bergman, azz), i figli di Tognazzi, il figlio di Vittorio De Sica, l’altro figlio di Vittorio De Sica.

Troppi, sono troppi, ed io non li ricordo tutti.

Mi chiedo solo quanta gente avrebbe potuto fare carriera nello spettacolo, oppure diventare un buon politico, se non ci fossero stati questi.

E vabbè, non stiamo a fare facili retoriche.
Tanto, come ti giri e rigiri, senti sempre lo stesso odore.



martedì 14 settembre 2010

Amarcord

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Un anno speciale, il 1991.
Accadde qualcosa in me, quel genere di avvenimenti che difficilmente gli eventi della vita riescono a cancellare dalla memoria di un individuo.
Incredibile a dirsi, mi ricordo perfino i profumi di quell’anno.
Avevamo appena passato i mondiali, da qualche mese, ma la radio continuava a trasmettere la canzone di Bennato e Nannini; una canzone così magica da suscitare più emozioni dello stesso campionato di calcio per il quale era stata scritta.

Faceva molto, molto freddo l’inverno del 1991, e ricordo perfettamente l’abbigliamento simil-polare col quale mia madre mi infagottava prima di mandarmi a scuola; faceva così freddo che sotto i vestiti mettevo il pigiama, e al posto delle scarpe indossavo degli stivali imbottiti di lana pecorina.
Compivo, ed era Febbraio, il mio tredicesimo compleanno, e di lì a poco sarebbe stato il Festival di Sanremo. Senza dubbio, il migliore che io ricordi.
Frequentavamo una sala giochi piuttosto losca a San Donato Milanese, e dentro la sala c’era, oltre ai videogiochi, un bellissimo Jukebox, di quello con i tasti stretti e lunghi, e durissimi da schiacciare.
Per parecchi mesi uscirono da lì le canzoni del Festival.
Chiudo gli occhi, e sento ancora il rumore dei videogiochi, gli schiamazzi dei ragazzetti più scalmanati e le canzoni: “Se stiamo insieme”, “Perché lo fai”, “Gli altri siamo noi”, “Spalle al muro”, “La fotografia”.
Già, la fotografia.
Ho perso tutte le fotografie di quegli anni, ma meglio così, non mi piacevo. Troppo magro.

Ricordo bene il profumo della focaccia da 1000 lire che compravo dal panettiere prima di andare a scuola, oliosissima e piena di sale, e a volte prendevo anche la pizzetta, così, per cambiare un po’. Caspita, anche la pizzetta era buona, anzi buonissima, ed ecco il dilemma: ‘sta mattina che prendo, focaccia o pizzetta?’
E allora “Ma’, mi dai due mila che prendo anche la pizzetta?”.

Ricordo il libro di scienze, non posso dimenticarlo, perché più o meno a metà si parlava della pubertà e c’erano i disegni stilizzati dei due sessi, con tanto di spiegazione dettagliata sulla copulazione.
E ricordo, oh sì lo ricordo così bene, la foto di Norma Jeane, alias Marylin, nuda e coperta solo da un velo trasparente e colorato. Era il primo seno, per me.
Beh, non proprio il primo, perché già da un po’ nel mio cortile G. , che era più grande di tutti noi, sbandierava degli strani giornaletti, dove le ragazze non erano del tutto vestite…
Marylin, però, era la prima cotta.
E allora avevo fatto l’orecchia a quella pagina, così appena la prof. si distraeva, io potevo aprire di nascosto il libro proprio sulla mia amata.
Marylin, ore che ci penso, non fu il mio primo seno, ma senz’altro fu il mio primo rapporto clandestino.

Ricordo gli improvvisi cali di voce, e mia madre che diceva “hai visto? Te l’ho detto di metterti la sciarpa!”; possibile, mi dicevo io, che io sono il terzo figlio, e ancora non ha capito che a questa età cambiamo la voce e il freddo non c’entra nulla?
Ricordo la metamorfosi, che tenevo tutta per me perché non ne parlavo quasi a nessuno, soprattutto ai miei due fratelli maggiori; al posto di tranquillizzarmi e darmi consigli, loro quasi certamente non avrebbero fatto altro che deridermi e urlare ad alta voce anche le cose mie più segrete.
Erano fatti così, molto diversi da me, che potevo farci?

Ancora ricordo quell’estate, perché ogni martedi sera guardavo Notte Horror e Zio Tibia Picture Show, e quando fu la volta di Nightmare, il mio fratello maggiore ebbe la geniale idea di grattare la mia porta di notte, con coltelli legati alle dita a mezzo skotch; io tirai un urlo tipo Tarzan, e loro due scoppiarono a ridere.

Il ’91 fu l’anno del primo bacio dato, ecco, alla francese, e fu anche l’anno della scoperta di me.
Il ’91 fu l’anno in cui, per un inspiegabile concausa di eventi, mi trovai a fare doposcuola con un gruppo di ragazze di terza che mi avevano preso in simpatia; io avevo scritto una lettera d’amore ad una di loro, Barbara L., questa l’aveva letta a tutte le sue amiche e loro, evidentemente, avevano finito per provare una certa simpatia nei confronti di questo piccoletto di seconda, così coraggioso e romantico.
Fu nel ’91 che mi iscrissi a karate, e ricordo così bene l’odore di muffa e aria viziata di quella palestra sotterranea.
Prima di noi un gruppo di ragazze faceva aerobica e, fra loro, c'era Silvia, l'amica della Barbara di cui sopra, che a lungo andare cominciai a considerare molto, molto più bella.
Ero così, a tredici anni, mi innamoravo due volte al giorno.

È incredibile come la mia vita sembri profondamente condizionata dal '91, così carico d’esperienze ed emozioni.
Credo stesse nascendo un germoglio in me, proprio in quell’anno.

Bene, daglie e ridaglie sono riuscito ad auto-commuovermi, quindi direi che sia il caso di chiudere qui.
Lo faccio con questa canzone, così romantica, così dolce, così colonna sonora del mio 1991.



sabato 11 settembre 2010

martedì 7 settembre 2010

Super-Robbè

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Boh basta, 'sto blog è diventato nel tempo troppo serio.

Le centinaia di battute esilaranti nate dalla mia mente stupenda sono adombrate da un crescente senso di pesantezza.
Un po' come quando esci per divertirti e senti che pian piano il tuo intestino si sta ribellando al chilo di Yogurt di Vipiteno che hai mangiato mezz'ora prima, e allora sai che prima o poi comincierai a sudare freddo, che la sola visione di un bagno ti stimolerà fitte tremende sempre più difficili da trattenere... e allora dici agli amici: ragà, io vado a casa, e torni accelerando sempre di più, e più ti avvicini a casa più le fitte si fanno frequenti e dolorose...

Poi, come disse De Andrè, il resto viene sempre da sè.

Con questo non voglio dire che il mio blog è paragonabile ad un attacco di diarrea, ma diciamo che rileggendomi lo stimolo di andare un minuto al cesso m'è venuto.

Basta, cambiamo registro (come disse la prof alla fine dell'anno). Parliamo di cose allegre e simpatiche.

Dunque..
Papa Ratzinger..
ahhahahaHAHaHAHAhahaHhaaaahAHAHAHAhahahh... ehm, no non ce la faccio, questo fa troppo ridere....

Sapevate che nel mondo esistono dei veri supereroi?
No?
Non ci crederete, ma esiste addirittura un portale al quale sono iscritti questi supereroi in calzamaglia, il World Superhero Registry.
E così scopro che in Italia esiste un gruppo italiano chiamato “I Rivendicatori” formato niente popò di meno che il Dottor Presenza, Howler, Morte, Carontes, Diavolo Azzurro, ItaliaNinja, Fobos, Lunar Veil, Giustiziere Nero, Cuorenero Nero e poi lui, il fondatore, l’unico supereroe italiano iscritto al World Superhero Registry: Entomo.
Entomo, l’uomo insetto, vive a Napoli e pattuglia le strade in cerca di piccoli reati soprattutto ambientali, che denuncia anonimamente alle forze dell’ordine.
Ha capito qual’era la sua missione quando una volta. In metropolitana, si era accorto che un uomo ubriaco passeggiava sui binari; avvertì la sicurezza che allontanò subito quell’uomo dai binari, salvandolo da un imminente incidente.

Possiamo essere tutti eroi, dunque?
Sì, a quanto pare.

Anche io ho sempre avuto la vocazione del supereroe, volevo essere Quaglier-man.
Poi, mi sono visto con un pigiama di cotone e una maschera da quaglia in giro per le pericolosissime strade di Milano, e allora ho capito che mi avrebbero rapidamente saccagnato di botte, non prima di aver riso almeno mezz’ora per il mio travestimento.

Na na na, il supereroismo non fa per me, sono troppo scostante; finirei per essere amato dalla popolazione, ma deluderei tutti perchè prima o poi mi passerebbe la voglia di fare buone azioni. Gratis poi!

Però, ripensandoci, c’è tutta una serie di supereroi che farebbero al caso mio..

L'uomo-pirla”. E’ quello che salva una serata noiosissima con gli amici, tirando fuori robe assurde tipo l’imitazione di Roby Facchinetti dei Pooh, oppure proponendo giochi di società tutti a sfondo sessual/alcolico. L’uomo-pirla, in quanto pirla, generalmente è l’unico ad accettare la regola dei suoi giochi, quindi finisce per ritrovarsi sul tappeto del soggiorno, nudo e ubriaco, mentre gli amici sono già andati via da un pezzo.

L’uomo-disordine”. È quello che rompe la monotonia di una casa ordinata, buttando oggetti e vestiti ovunque. Lui cucina di proposito una cena con 5 portate diverse, così da sporcare più pentolame possibile, che lascia marcire nel mese successivo nel lavello della cucina. L’uomo-disordine generalmente odia il disordine, ma non riesce più a tornare indietro, quindi la prende con filosofia, e butta altri vestiti sopra quelli già accatastati.

L’uomo-bolletta”. È quello che si dimentica sempre di pagare le bollette del gas e della luce, fino a quando non vengono a chiudergli la fornitura. Il suo superpotere è quello di andare negli uffici dell’azienda fornitore ed inscenare un melodramma straziante davanti alla segretaria, che si commuoverà e si troverà costretta a far riaprire la fornitura bloccata.

L’uomo-danno”. È quello che rompe qualsiasi oggetto si trovi fra le mani, senza neanche capire come. Il suo super potere è quello di rompere oggetti ben precisi, ovvero stoviglie o elettrodomestici appena comprati e costosissimi. Lui prova a stare attento, ma la sua vocazione è troppo forte, e allora rompe piatti, aspirapolveri, quadri, scrivanie, brucia essenze, porta rotoli di carta igienica, manici di padella. L’uomo-danno è in grado di accendere il caffè e dimenticarsene, uscire di casa e, al ritorno, trovare il manico della caffettiera fuso e la stanza piena di fumo perché anche la guarnizione s’è fusa e gocciola da ore sulla fiammella accesa.

Per ora non me ne vengono in mente altri ma, abbiate fede, prima o poi capirò di avere altre devastanti vocazioni.

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sabato 4 settembre 2010

Ricordi, e amare considerazioni.

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È difficile pensare che la vita sia semplicemente tempo che scorre.
Ognuno di noi si sforza di dare un senso, forse mentendo un po’ a sé stesso, forse perché vuol restare aggrappato alla speranza più importante, e cioè quella di aver vissuto con uno scopo.

Quand’è notte, nel silenzio della mia stanza, io resto con gli occhi aperti, e vedo scorrere davanti a me tutte le immagini della mia vita.
Quanta vita!
E ricordo con un sorriso i colleghi dei miei tanti lavori, alcuni simpatici e di buona compagnia, altri totalmente folli e, come solo ora capisco provando una gran pena, alienati da sé stessi.
Vado indietro negli anni, respiro profondamente, e sento l’odore di stufa a legna della casa di mio nonno, in Sicilia, dove solo una volta ho passato le festività di Natale; ricordo il pane caldo fatto in casa, le cene con decine di parenti quasi tutti sconosciuti, le coperte di lana spessa fatte a mano.

Senza logica la mia mente fa un balzo in avanti, ed eccomi in quel teatro, dove recitavo con tanta passione da sentirmi scoppiare il cuore, e mi sentivo veramente vivo perché sapevo che nella messa in scena il vero Roberto parlava al mondo.

Come sempre, nel momento medesimo in cui comincio a ricordare il mio Fox, scende la stessa solitaria lacrima, molto salata, che scivola sul mio viso e lascia un solco più giù, per il cuore.
Quel cuore stropicciato che mi ritrovo, ch’è stato capace di amare e di odiare, e che ora sente un vuoto.
Certo, che stupido, il cuore è un l’organo vuoto per eccellenza. E allora non è il vuoto del cuore che dovrebbe preoccuparmi, ma quello della mia essenza.

Tutti i miei sogni si riducono ad un’ affannosa lotta contro l’immenso muro di gomma che è questo mondo che mi circonda, dove essere sé stessi è la condizione più negata in assoluto.

E poi, lei, di cui è superficiale scrivere il nome in questo momento; anzi, se penso che oggi non mi guarda neanche in faccia quando ci si vede a casa di amici comuni, nominarla sarebbe una pena ancor maggiore, quindi chiudo subito quella dolorosa finestra.

Da piccolo avevo molti sogni, e mai potevo aspettarmi la malattia e la dipendenza dai farmaci. Una dipendenza che ancora oggi non riesco a sopportare, infatti a sempre più spesso salto le dosi, e mi vengono le crisi. Stupido, vero?
Dopo ogni crisi dormo profondamente, e mi capita di sognare molto intensamente; sogno di essere tornato a scuola, sogno la mia terra a San Colombano e il profumo dell’erba, sogno di andare ancora a bere il caffè la domenica mattina con mio padre o di chiedere a mia madre mille lire per andare a giocare a videogames.
Sogno di svegliarmi fra le sue braccia, mentre mi carezza la testa con quelle mani così fragili e liscie come la porcellana, come tante volte ha fatto.
Sogno la mia innocenza perduta, dopo ogni crisi epilettica, e i miei risvegli sul pavimento, con i muscoli doloranti, la lingua sanguinante ed una fortissima emicrania, sono sempre molto amari.

Mi sveglio, e immediatamente affiora la consapevolezza che ho un problema con la banca, che non ho più la famiglia, che i soldi non bastano e che ancora una volta sono senza lavoro, e proprio in quel preciso istante mi chiede se non fosse stato meglio che, cadendo..

Gli esseri umani mi deludono sempre più, non mi piace nessun lavoro, ho perso interesse nelle relazioni.
Certo, mi sforzo sempre di animare serate, creare occasioni d’incontro, chessò.. aprirmi strade; mi piace ascoltare nuove persone, non ho mai perso la curiosità che mi accompagna da sempre, provo sempre ad essere positivo e propositivo.
Eppure, incredibile, il feedback che mi giunge dal prossimo è sempre lo stesso: Roberto, sai, sei troppo egocentrico e ti rendi antipatico, e poi ti lamenti sempre, non vorrei dirtelo ma.. ci siamo accorti che sei un po’ negativo.. non capisci.. sbagli il modo di approcciarti..

Ma cazzo, faccio radiorò, ho creato il gruppo Antifesta Ua Ua Uao, scrivo decine e decine di post ironici o satirici, faccio shiatsu, scrivo poesie, faccio teatro, faccio attivismo politico e controinformazione, creo eventi… è possibile che tutto questo sia totalmente invisibile ?!!
E subito la risposta del piccolo psicologo di turno: ah ma allora tu cerchi approvazione dagli altri..

Ma vaffanculo, và!

Ed ecco che mi torna il pensiero con cui ho iniziato a scrivere questa sera: ognuno di noi si sforza di dare un senso alla propria vita e così lo faccio anche io, ma colleziono un successo ogni dieci sconfitte.

Ed ecco perché, alla soglia delle due di notte del 4 settembre di questo 2010, giungo alla conclusione che questa vita non abbia il minimo senso.
È tutto banalmente naturale, spontaneo, incontrollabile e ripetitivo.

È difficile pensare che la vita sia semplicemente tempo che scorre ma, amici miei, temo che sia questa la verità.
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domenica 29 agosto 2010

Poi ditemi ch non sono un genio

Per quanto riguarda l'impegno civico, a Vailate i giovani sono duri da convincere, ma duri come i ciucchini, e allora io e Riky abbiamo deciso di aprire una nuova sezione del blog del nostro comitato, con tanto di immagini e video: Progetto Vailate Educational...
Si tratta di campagne pubblicitarie ironiche e satiriche con cui cercheremo di far avvicinare i giovani alla politica.
A presto un video assolutamente folle che stiamo scrivendo...

Beh, dato che lunedi prossimo c'è un consiglio comunale e vorremmo più gente possibile a vederlo, abbiamo cominciato la campagna di reclutamento cittadini svegli con una pubblicità "progresso"...


Che ne dite? E' abbastanza scema da poterla spacciare per satira?

giovedì 12 agosto 2010

La mia ragazza è una pornostar

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Io mi chiamo Ivan, ho 30 anni e faccio il manovale.
La mia ragazza si chiama Nancy ed è una pornostar.
(in realtà si chiama Annunziata, è del sud, però in famiglia l’hanno sempre chiamata Nunzia.. pssst.. non ditele che vi ho detto il suo vero nome che lei si arrabbia moltissimo!).

Non un’attricetta da quattro soldi, intendo proprio una di quelle famose, che hanno fatto tantissimi film. Nel sexy shop del mio paese, c’è un intero bancone dedicato ai suoi film, e poi ci sono tante cose che uno può comprare con la sua foto o la sua firma sopra: le mutande che si mangiano, i profumi al… quella cosa lì che piace tanto alle donne… lo stessosterone… gli oggetti di gomma per le ragazze..eheh sapete quelle cose lì che sembrano dei super pistolini..

Nunzia..ehm Nancy è molto famosa sapete? Tutte le volte che parlo di lei a qualcuno, c’è sempre chi si stupisce e poi mi tira una pacca sulla spalla, e mi dice “sìsì la conosco, la conosciamo bene tutti..”.

Certo, la vita con un’attrice famosa non è molto facile.
A volte torno un po’ stanco dal lavoro, e trovo lei che dorme sul divano, super stanchissima più di me perché ha recitato per due giorni di fila, e allora io la prendo in braccio piano per non svegliarla, e la porto nel nostro grande letto, le do un bacio sulla fronte e la lascio riposare, mentre io preparo la cena per me e sistemo un po’ casa.

Anche fare l’amore è un po’ difficile, sapete.. lei è una piena di idee, con un sacco di fantasia, mentre io sono piuttosto timido. Lei è molto brava perché capisce al volo quello che voglio fare senza che neanche io apra bocca.
Dice che conosce bene gli uomini, ma io lo so che invece mi capisce perché è innamorata di me.

L’unico disagio era quando lei urlava di piacere e mi diceva le cose belle; io sapevo che lo faceva anche al lavoro e allora non ci credevo, mi distraevo e spesso non riuscivo più a… ecco… avete capito.
E allora abbiamo raggiunto un accordo: quando lei prova davvero piacere, mi dice delle cose bruttissime, tipo “no no non andare avanti così che non sento niente” oppure “ce l'hai più piccolo di tutti quelli della Lombardia” e cose così… io capisco che lo dice perché le sto piacendo tanto, e allora m’infiammo e...

Nancy ha un cuore grande grande, lei raccoglie sempre tanti soldi che le danno al lavoro, e li dà di nascosto a tante associazioni che aiutano i poveri. Li dà di nascosto perché dice che si vergogna e io le rispondo sempre “ma scusa, perché ti vergogni se stai facendo una cosa bellissima?”.
Però lei non vuole proprio cambiare idea, e allora io faccio sempre quello che porta di persona i soldi alle associazioni, dicendo che sono da parte di un anonimo: la signorina dell'ufficio della cooperativa, tutte le volte che vede la cifra dell'assegno, mi sorride, mi strizza l'occhio e mi dice "ringrazi tanto il suo anonimo da parte nostra."... secondo me pensa che sia io il donatore misterioso.

Sono proprio tanti quei soldi, e io sono orgoglioso di Nancy perché vuol dire che è bravissima nel suo lavoro e se li merita.

Se ho mai visto uno dei suoi film?
No, non voglio vederli. Io lo so che sono tutte storie d’amore quindi lei bacia gli altri uomini, e anche se lo fa per finta io sono molto geloso, quindi preferisco non guardarli.

Ora Nancy è di là che dorme.

Com’è bella quando si strucca.
C’è quel regista antipatico che urla sempre ed è sempre nervoso, che tutte le volte la fa truccare come una specie di bambola, e le fa mettere la parrucca nera o bionda, e io non capisco: ma perché la truccate se lei è bellissima così?
E poi la mia Nancy è rossa come il fuoco, i suoi capelli sono lunghi e profumati e io tante volte mi addormento carezzandole la testa.

Nancy è una persona speciale, e non mi interessa di quello che dice la gente; io so com’è nel suo cuore ed è per questo sono innamorato di lei.
E se pensate che anche lei mi ama tanto... Cos’altro serve?
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Gabbie, ed altre bugie.

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Siamo fragili, ve ne farete una ragione.
Siamo uniti, ma non vi basta e coltivate l’illusione
dell’egoismo.
Siamo amanti, scellerati amanti,
ma non per questo meno liberi d’un gabbiano,
e continuate a costruire gabbie.
Siamo donne e siamo uomini,
ma vi ostinate ad  inventare classi d’appartenenza.
Respiriamo,
eppure non vi basta,
voi volete comandare.
Il fratello che uccide il fratello
è un vecchio mito superato;
la nuova tendenza è l’uomo
che uccide
il suo amore per la bellezza.
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Roberto D'Izzia, 12/08/2010 ore 10.44

mercoledì 11 agosto 2010

giovedì 29 luglio 2010

La scelta

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Vorrei capire se la solitudine è la soluzione, o il problema.

Del resto, suvvia, come si può condividere la propria esistenza con questa schiera di musi falsi e di sterile creatività che popola la terra?
Gente stanca che si aggrappa a te con le unghie, come quei gatti che quando cerchi di allontanare affondano ancora di più gli artigli nelle tue carni.
Persone che pretendono di cambiarti, di insegnarti qualcosa senza prima conoscere tutto di te..
eh già, come riescono a darti un consiglio, o muoverti una critica, senza conoscere la tua storia, le emozioni, l’ambiente in cui sei cresciuto?

Dicevo, la solitudine potrebbe essere una soluzione valida: non più risposte da dare, niente esami, niente giustificazioni.


Solo il silenzio.


Quando torno a casa dal lavoro, il silenzio.
Quando ho avuto un orgasmo, il silenzio.
Quando ho appena mangiato ed ho deciso di proseguire la serata con un bel film, di quelli che piacciono a me, il silenzio.

Quanto silenzio,
in questa vita mia.

lunedì 26 luglio 2010

Bugie... a fin di bene.

(figlio, 5 anni) - papi, esiste Babbo Natale? -

(padre) - no figliolo, la Coca Cola ha inventato il personaggio per farsi pubblicità, prendendo spunto da una storia dei paesi del nord, che poi hanno scopiazzato la vita di San Nicola di Bari.

FIGLIO INIZIA A PIANGERE

(madre) - ooohhh ma si può sapere che hai detto al bambino eh?? (al figlio) sù stai tranquillo papà scherzava.. (al padre, con voce severa) è vero che scherzavi?  -

(padre al bambino) - sì sì sì scherzavo eheh.. esiste esiste.. te lo giuro è una storia vera.. ehm.. ti giuro che quest'anno arriverà a casa nostra... -

(bambino, ride) – iuppiii che belloooo ormai l’hai promesso eh? -

(padre, alla madre, sbuffando) - sei contenta? se andiamo avanti così cosa arriveremo a raccontargli eh? che troverà lavoro dopo la laurea o che esistono gli ammortizzatori sociali? e poi dal tubo dell’aria condizionata scendi tu, va bene?!

venerdì 23 luglio 2010

Il mistero dello Zafferano.


Tu, povero sprovveduto che per la prima volta in vita tua fai la spesa da solo, se speri di trovare lo zafferano dov'è più logico che sia, ovvero nelle vicinanze del riso oppure fra le spezie, sei solo UN POVERO ILLUSO.

Ed io mi divertirò a vederti girare disperato per le corsie perchè, a differenza di te, so che NON ESISTE LOGICA nella dislocazione dello zafferano nei supermercati.

Potrebbe essere vicino le candeline da compleanno, sullo scaffale degli oggetti da cucina accanto ad una teiera, oppure davanti alla cassa, fra gli ovetti Kinder.
Non c'è spiegazione, è così e basta.
 
E' il mistero dello Zafferano.

venerdì 16 luglio 2010

Fondare una religione: ecco pochi ma fondamentali consigli.


Raccogli migliaia di racconti popolari, anche di più paesi e di diverse epoche.
Trascrivi tutto su un unico libro.
Fai copiare e tradurre questo libro per decine di volte e per centinaia di anni.
Aggiungi delle note personali che attestino la veridicità di quei racconti, ormai stravolti nei contenuti dagli errori di migliaia di copisti, senza però darne prove concrete.

Poi, spargi la voce che quel libro sia stato scritto per mano di un dio (attenzione: non uno qualsiasi, bensì quello che ha creato tutto) cosicchè nessuno possa dubitare su ciò che c'è scritto.

Ora non ti resta altro che fondare una religione su quel libro, auto-proclamarti monarca assoluto di uno stato inventato da te, escludendo la presenza delle donne dalle tue cariche istituzionali, facendo accordi con lo stato più grande in cui si trova il tuo per non pagare tasse e non essere processato e soprattutto per ricevere miliardi di euro all'anno, prevedendo lusso e agi (residenze estive, medici privati e cose così) per chi sta al vertice di tale religione.

Ah, ovviamente ricordati di fondare una banca privata la cui sede è nei sotterranei delle tue residenze, nella quale chiunque può versare denaro sporco ma mantenendo l'anonimato e, soprattutto, imponi che nessun corpo di polizia di nessuno stato del mondo possa farvi irruzione senza il tuo permesso.

Per evitare problemi e seccature di ordine etico, ti basterà dire qualche parola buona una volta alla settimana affacciato al balcone, andare a trovare ogni tanto le popolazioni più povere e disperate del pianeta (mi raccomando, ricordati sempre di farti proteggere dalle guardie del corpo e di farti baciare l’anello dai tuoi fedeli che dovranno mettersi in ginocchio), dare sempre parole di speranza e ricordare che tutti, prima o poi, verranno ricompensati.

Non è poi così difficile fondare una religione: ti basta solamente avere tanta... fede.

Un gatto ruffiano (ma và?)



Questo è uno dei tanti gatti che popolano la corte in cui vivo, ed è l’unico che si lascia avvicinare.
S’è preso confidenza, però, ed ora tutte le volte che torno a casa lui s’intrufola, si lascia coccolare un po’, poi esce aspettando che gli porti qualche crocchetta..

Perché mi viene in mente la parola “RUFFIANO” ?

p.s.: notare alla fine del video: quando io dico "ciao", lui risponde!!!





giovedì 1 luglio 2010

La sete

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Umori,
brivido e profumo,
chiedermi s’è il caso di restare a guardare
per poi desiderare.
Il caldo,
è il caldo che gioca brutti scherzi
il brivido che non scivola più via,
il brivido resta
così come il tuo profumo;
ed ecco perché
mutano gli umori,
urla la mia sete mentre tace il pudore
e scrivo,
del mio brivido scrivo.
Temo sia il caso di restare a guardare,
mossa sconvolgente,
obbligata credo,
quasi deludente,
umore passeggero come sete insoddisfatta.
Caldo,
sì:
è senz’altro il caldo che mi gioca brutti scherzi.

Roberto D'Izzia (01/07/2010, ore 02.45)

mercoledì 30 giugno 2010

Luce non luce

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Cinque o sei candeline,
luce non luce,
il divano è morbido, il divano è morbido;
il vino è corposo,
i sorrisi nascosti,
e quel profumo di pesca.


Sta finendo il pezzo,
i tuoi occhi si accendono,
i sorrisi si scoprono.


Sta finendo il pezzo
ed io mi rendo conto che, forse,
le candeline non servono più.


(composta adesso in tempo reale, mentre andava il pezzo).

venerdì 25 giugno 2010

Il tè della mezzanotte ed altri racconti dell'orrore di Roberto D'Izzia


Dato che la possibilità di vedere sugli scaffali di una libreria un libro scritto da me è diventata una specie di miraggio irraggiungibile, ho deciso di pubblicare i miei racconti noir qui sul blog, per voi.
Li trovate in alto a destra, ci cliccate su, e sfogliate il pdf come un vero libro.
Alcuni racconti sono molto semplici, anche dal punto di vista dello stile, ma li adoro lo stesso, perchè sono le mie creature.

Quando lo finirò, pubblicherò anche il mio romanzo, quello che porto avanti da più di dieci anni...


Buona lettura!

giovedì 24 giugno 2010

Mozioni popolari

Scusate se uso questo blog per parlare ancora una volta del Comitato Progetto Vailate (che sta crescendo.. ora siamo in 5!), ma c'è un motivo valido: abbiamo pubblicato le mozioni popolari che abbiamo fatto firmare ai cittadini e poi presentato in Comune... spero che vogliate leggere il documento, e lasciarci un commento (NON QUI, MA SUL BLOG DEL COMITATO).

Buona lettura (clicca QUI)