domenica 7 agosto 2011

Lo specchio

Ore 03:37.
Ho appena finito di scrivere questa canzone, frutto d'una serata di festa paesana.
Credo che la inserirò nel mio spettacolo, anche se ancora devo trovare l'aggancio giusto.
Nel frattempo, vi faccio leggere il testo, in assoluta anteprima.

LO SPECCHIO

In una festa di paese com’è facile
capire il senso della vita, com’è volgare,
la facce rosse, le gambe delle donne imbellettate
e un’impalpabile senso
di euforia 

ma se tu guardi quelle facce con più attenzione 
ti rendi conto che sorridere non è 
essere felici 

e d’improvviso l’euforia, come un’illusione, 
diventa solamente il vezzo 
di far ridere gli amici 

pensi che ti sei stancato e che vorresti andare,
poi ci ripensi, sei curioso, e ti fermi a guardare 
la donna triste, l’ubriaco del paese che saluta tutti,
e il prete vigile che controlla
onnipresente,

e la ragazza di vent’anni che aspetta un bambino 
che con lo sguardo cerca quel porco del marito 
i volontari che buttano la carta nel cestino 
e l’assessore che non sa parlare 
un po’ rincoglionito 

ti rendi conto che fai parte di quel gruppo 
ti senti solo, 
ti senti osservato 

guardare gli altri ti fa sentire meno vecchio, 
e ti lascia rompere 
lo specchio 

in una festa di paese com’è facile, 
sentire il gusto della vita, com’è banale 
capisci che non ci sarebbe niente da capire, 
che non c’è un senso 
da cercare, 

ma non puoi fare a meno di lasciarti trascinare 
dalla corrente, e non sai neanche nuotare 
poi senti anche un gran bisogno di sorridere 
e allora lasci i tuoi pensieri, 
e ti metti a ballare 

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