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giovedì 10 dicembre 2009

Sfogo

Ore: 1.02.
Lo so.
Dovrei essere felice di come stanno andando le cose, nonostante i vari problemi.
Felice per il nuovo lavoro, felice per il mio impegno civico, condiviso con un caro amico.
Felice per la salute (potrebbe andare peggio e invece va benino dai).
Sì.
Eppure, mi sono svegliato nel cuore della notte, e felice non sono.
Vorrei ci fossi tu accanto a me, per condividere questi successi, e questa vita piena di cose da raccontare.

Vorrei scriverti, ma l'ho già fatto, e non è più tempo.

Oggi saresti orgogliosa di me per come ho superato il primo giorno, senza gli attacchi di panico che mi vennero alla Locat, ricordi? Stavo male, vomitavo, ero nervosissimo, e tu mi facevi le tisane calde per rilassarmi.
Oggi, invece, ero padrone di me, sereno, e già produttivo.
Avresti dovuto vedermi, saresti stata davvero orgogliosa.
Quando penso a te, ogni volta, mi fai venire voglia di essere un uomo migliore, anche a distanza.
Volevo chiamarti, e dirti tutto entusiasta del mio lavoro. Come se non fossero passati due anni e mezzo, ma due ore.
Le mie dita tremano sulla tastiera del cellulare, e poi lascio perdere.
A che serve sentirsi dire di no?

Così, parlo del mio lavoro agli amici, ne scrivo sul blog, ne parlo a mia madre che mi chiama solo ed unicamente per parlarmi delle sue malattie immaginarie e delle sue ossessioni.

Mi sveglio nel cuore della notte, però, allungando il mio braccio a sinistra, e tastando il materasso in cerca di te. E' per questo che dormo ancora a destra, bastarda abitudine.
Mi scopro, ho lasciato la caldaia accesa e non si respira dal caldo, il film è finito, e la pallida luce innaturale dello schermo fa della mia stanza una caverna male illuminata.
Tasto ancora il materasso, in cerca della tua carne morbida, avvolta nel leggero pigiama di cotone. Tasto il materasso, e respiro profondamente ad occhi chiusi, per sentire quell'odore di pesca, l'odore dei tuoi capelli.
Quando ti ho rivista, poco tempo fa, avevi ancora lo stesso profumo, e mi tremavano le labbra, perchè mi sono uscite altre parole, parole vuote, costrette dalla situazione.

Tasto il materasso a sinistra, e cerco il caldo delle tue gambe ed il freddo dei tuoi piedi. Polaretti, li chiamavo, e ridevi. Ridevi tanto con me, e mi sono chiesto se lui in questi due anni ti ha fatto ridere quanto me. Sciocco geloso. Geloso anche ora che lui s'è dileguato.

Tasto il materasso, a sinistra, e cerco di infilare la mano sotto al tuo cuscino, perchè mi piaceva farlo, e tu non protestavi.
Tasto il materasso.
Ah, già, non c'è nessuno.
E non voglio che ci sia nessuno.
Va bene, va bene così.



2 commenti:

Sarah ha detto...

...e quando Marapticuccia ti dice che "ci stai ancora sotto".... ;) Ora devi essere + forte che mai Rò, ti abbraccio forte :*

Prisma ha detto...

Mamma che bello questo post... Mi hai emozionato...

Un abbraccio grande.

PAROLA DI VERIFICA: manon (ma non mollare!!!)