sabato 20 marzo 2010

Un’amore lungo un tovagliolo

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…mentre lui parlava e parlava, vomitava fiumi di parole e di concetti, lei si era già avvicinata.
Con i gomiti poggiati sulla vecchia panca della birreria, gli offriva il suo volto ed il suo sorriso, rompendo quella che, per lui, era la distanza di sicurezza.

Lei, zitta, fremeva; le sarebbe bastato un attimo, solo un secondo di silenzio, e si sarebbe lanciata su di lui, abbandonandosi ad un interminabile bacio.
Lui doveva aver capito qualcosa, perché cominciò a parlare più veloce.

Aveva paura di lei.

Ridevano, entrambi, ma i loro sorrisi nascondevano pensieri diversi..
“se mi prendi sono tua”, per la giovane donna dai capelli rossi; “io sono imbranato, pensaci tu”, invece, era il pensiero fisso di lui.
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(questo brano è scritto su un tovagliolo che avevo dimenticato nella tasca destra della mia giacca, e che ho ritrovato oggi dopo circa un anno; l’ho scritto con la penna che avevo chiesto al cameriere, mentre sorseggiavo una birra e osservavo divertito la coppia davanti a me)

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