sabato 4 settembre 2010

Ricordi, e amare considerazioni.

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È difficile pensare che la vita sia semplicemente tempo che scorre.
Ognuno di noi si sforza di dare un senso, forse mentendo un po’ a sé stesso, forse perché vuol restare aggrappato alla speranza più importante, e cioè quella di aver vissuto con uno scopo.

Quand’è notte, nel silenzio della mia stanza, io resto con gli occhi aperti, e vedo scorrere davanti a me tutte le immagini della mia vita.
Quanta vita!
E ricordo con un sorriso i colleghi dei miei tanti lavori, alcuni simpatici e di buona compagnia, altri totalmente folli e, come solo ora capisco provando una gran pena, alienati da sé stessi.
Vado indietro negli anni, respiro profondamente, e sento l’odore di stufa a legna della casa di mio nonno, in Sicilia, dove solo una volta ho passato le festività di Natale; ricordo il pane caldo fatto in casa, le cene con decine di parenti quasi tutti sconosciuti, le coperte di lana spessa fatte a mano.

Senza logica la mia mente fa un balzo in avanti, ed eccomi in quel teatro, dove recitavo con tanta passione da sentirmi scoppiare il cuore, e mi sentivo veramente vivo perché sapevo che nella messa in scena il vero Roberto parlava al mondo.

Come sempre, nel momento medesimo in cui comincio a ricordare il mio Fox, scende la stessa solitaria lacrima, molto salata, che scivola sul mio viso e lascia un solco più giù, per il cuore.
Quel cuore stropicciato che mi ritrovo, ch’è stato capace di amare e di odiare, e che ora sente un vuoto.
Certo, che stupido, il cuore è un l’organo vuoto per eccellenza. E allora non è il vuoto del cuore che dovrebbe preoccuparmi, ma quello della mia essenza.

Tutti i miei sogni si riducono ad un’ affannosa lotta contro l’immenso muro di gomma che è questo mondo che mi circonda, dove essere sé stessi è la condizione più negata in assoluto.

E poi, lei, di cui è superficiale scrivere il nome in questo momento; anzi, se penso che oggi non mi guarda neanche in faccia quando ci si vede a casa di amici comuni, nominarla sarebbe una pena ancor maggiore, quindi chiudo subito quella dolorosa finestra.

Da piccolo avevo molti sogni, e mai potevo aspettarmi la malattia e la dipendenza dai farmaci. Una dipendenza che ancora oggi non riesco a sopportare, infatti a sempre più spesso salto le dosi, e mi vengono le crisi. Stupido, vero?
Dopo ogni crisi dormo profondamente, e mi capita di sognare molto intensamente; sogno di essere tornato a scuola, sogno la mia terra a San Colombano e il profumo dell’erba, sogno di andare ancora a bere il caffè la domenica mattina con mio padre o di chiedere a mia madre mille lire per andare a giocare a videogames.
Sogno di svegliarmi fra le sue braccia, mentre mi carezza la testa con quelle mani così fragili e liscie come la porcellana, come tante volte ha fatto.
Sogno la mia innocenza perduta, dopo ogni crisi epilettica, e i miei risvegli sul pavimento, con i muscoli doloranti, la lingua sanguinante ed una fortissima emicrania, sono sempre molto amari.

Mi sveglio, e immediatamente affiora la consapevolezza che ho un problema con la banca, che non ho più la famiglia, che i soldi non bastano e che ancora una volta sono senza lavoro, e proprio in quel preciso istante mi chiede se non fosse stato meglio che, cadendo..

Gli esseri umani mi deludono sempre più, non mi piace nessun lavoro, ho perso interesse nelle relazioni.
Certo, mi sforzo sempre di animare serate, creare occasioni d’incontro, chessò.. aprirmi strade; mi piace ascoltare nuove persone, non ho mai perso la curiosità che mi accompagna da sempre, provo sempre ad essere positivo e propositivo.
Eppure, incredibile, il feedback che mi giunge dal prossimo è sempre lo stesso: Roberto, sai, sei troppo egocentrico e ti rendi antipatico, e poi ti lamenti sempre, non vorrei dirtelo ma.. ci siamo accorti che sei un po’ negativo.. non capisci.. sbagli il modo di approcciarti..

Ma cazzo, faccio radiorò, ho creato il gruppo Antifesta Ua Ua Uao, scrivo decine e decine di post ironici o satirici, faccio shiatsu, scrivo poesie, faccio teatro, faccio attivismo politico e controinformazione, creo eventi… è possibile che tutto questo sia totalmente invisibile ?!!
E subito la risposta del piccolo psicologo di turno: ah ma allora tu cerchi approvazione dagli altri..

Ma vaffanculo, và!

Ed ecco che mi torna il pensiero con cui ho iniziato a scrivere questa sera: ognuno di noi si sforza di dare un senso alla propria vita e così lo faccio anche io, ma colleziono un successo ogni dieci sconfitte.

Ed ecco perché, alla soglia delle due di notte del 4 settembre di questo 2010, giungo alla conclusione che questa vita non abbia il minimo senso.
È tutto banalmente naturale, spontaneo, incontrollabile e ripetitivo.

È difficile pensare che la vita sia semplicemente tempo che scorre ma, amici miei, temo che sia questa la verità.
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5 commenti:

Rita ha detto...

No,Ro',non mi sento di condividere quanto dici....
Mi rincresce per il tuo essere sfortunato,ecco,così definirei la tua condizione attuale.
Ma la vita nonostante le nostre vicissitudini no,non può essere semplicemente tempo che scorre,è ridurre di molto il nostro potenziale ed il nostro esserci.
No, non può e non deve essere uno scorrere senza senso,non avrebbe appunto senso.
C'è qualcosa che sfugge,che ci sfugge,ecco,vorrei aggiungere solo queste poche righe di dissenso a quello che anche tu affermi.
Mi sento anche io una sfortunata,bada bene,e non ti parlo con saccenteria,me ne guarderei bene,ma se confronto le nostre vite con quelle dei miei pazienti in ospedale....torno a dire ,c'è qualcosa che ci sfugge.
Preciso che ho lavorato in precedenza in una degenza di oncologia ed ora lavoro in un reparto di unità spinale.
Ebbene,la mia esperienza lavorativa mi porta a contatto con sofferenze e persone dipendenti in toto o in gran parte da altri... Devi esserci Ro',io non so come si può essere fondamentalmente contenti di essere vivi anche con il non uso delle braccia-gambe ,la non funzionalità autonoma di vescica ed ano...l'avere una aspettativa di vita ridotta (vuoi per 'sentenze prognostiche infauste,vuoi per limitazioni fisiche)e mi fermo qui.
Probabilmente c'è in noi una insoddisfazione profonda interiore e delusioni grandi-grandissime ,ma penso di poter affermare che abbiamo un discreto grado di autonomia nelle nostre azioni quotidiane,ossia non siamo dipendenti da altri(e i farmaci non sono comunque persone,li puoi autogestire come vuoi tu).
Non è così gratuito e scontato quanto appena ho detto,ma non siamo comunque grati alla vita e spesso non le sorridiamo e l'accogliamo.
Torno a dire che, in questi momenti di scoramento,c'è qualcosa che ci sfugge.
Non aggiungo altro Ro'.
Condivido spesso il tuo stato d'animo,bada bene,però poi ripensandoci,mi ridimensiono nel mio lamento e cerco di riprendermi.
Preciso che non sono credente praticante,ma neanche mi definirei atea: a mio modo credo in un qualcosa di più grande,non arriverei a capire come c'è tanta perfezione nella natura e anche nella nostra 'macchina'-corpo,e se penso solo a questo....non credo a un processo di sole leggi fisiche,ma ad un qualcosa di altro.
Con empatia Rò.

liberoPensieRoberto ha detto...

Ciao Rita,
condivido quello che dici e ti ringrazio per il messaggio.
Ieri ero molto giù di morale e, dato che non sempre è opportuno esternare agli amici, ho cercato una valvola di sfogo qui.

La ragazza con cui stavo ha la sclerosi multipla, fortunatamente "bloccata" da cicli di cortisone, ma quando andavamo al Besta di Milano per controlli periodici, vedevo situazioni molto, molto gravi.

So molto bene che siamo fortunati.

A volte, però, è come se mi arrivasse tutta insieme la merda che cerco di minimizzare di giorno in giorno, e allora vedo tutto come ho descritto nel post.

Oggi sono stato in piazza col mio amico, per il nostro comitato; è stato bellissimo montare il gazebo, prlare con la gente e ricevere i complimenti di chi ha capito quanto ci impegnamo per il nostro paese...

Resta in me, però, la sensazione che il valore alla vita che scorre non sia reale, ma piuttosto generato dal nostro bisogno intimo di trovarne uno.

Mah, è una cosa difficile da spiegare qui, e non trovo le parole.. e poi mi sono appena svegliato e sono mezzo rnco :)))

ciao cara,
a presto.

Rita ha detto...

Mi fa piacere che non hai frainteso il mio argomentare.
E'già bello sapere e riconoscerti sveglio e con la voglia di uscire a parlare...
Poi la merda c'è sempre là fuori,e davvero puzza,puzza tanto e si fa fatica a sentirla e tantomeno accettarla.
Ma a volte basta pensare e riconsiderare anche le piccole cose...che poi così piccole non sono:svegliarsi,camminare,parlare,mangiare...
Ciao caro,un ciao sentito e sincero.

paranhouse-hurt mao ha detto...

non c' è niente là fuori... ci siamo solo noi e il nostro modo confuso, vero, sbagliato o giusto di vedere e vivere le cose, aldilà del dire degli altri... ci siamo solo noi, e a volte non è poco esserci per quello che siamo.. ma vallo a spiegare alla gente.

ciao Roberto... in gamba!!

Yuki aka Prisma ha detto...

Sai cosa Rò? (E parlo per me...) Ho notato che quando mi aspetto qualcosa, una risposta, un apprezzamento, un risultato e me lo aspetto quasi come se mi fosse dovuto dati i miei sforzi, me la prendo sempre in quel posto...

I risultati - pochi in verità - sono sempre arrivati quando ero davvero disinteressata... e per "interesse" non intendo interesse in senso negativo, come tornaconto in termini di successo economico o sociale... mi riferisco piuttosto al desiderio di un riconoscimento affettivo o semplicemente alla voglia irrefrenabile di trovare il mio posto nel mondo.

E' come se la vita, quando IO credo di meritare qualcosa, mi rispondesse con un bel pernacchione e il gesto dell'ombrello, come a dirmi... "No, bella mia, non ci siamo! Non sei ancora pronta..."
Magari saranno minchiate, ma voglio imparare a non aspettarmi più niente, a impegnarmi al meglio solo per il gusto di farlo, solo per crescere e migliorare, con la speranza di evolvermi...

Qualcuno una volta mi ha detto: "Se vuoi fare un regalo a qualcuno fallo pure, ma non aspettarti che ti dica grazie per averlo fatto." Credo che possa applicarsi anche alla vita...

Un abbraccio.