lunedì 25 gennaio 2010

Lettera di un ipotetico padre

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Caro figlio che non ho ti porterei al mare e mi divertirei guardandoti mentre, infastidito, scopri che nell’acqua c’è anche il sale..

..starei con te quel tempo che ti basta, per capire che a proteggerti ci son io, e che quindi puoi dormire col sorriso sulle labbra.

Caro figlio che non ho t’insegnerei a pelare le patate, affettare le carote e le cipolle, e starai vicino a me mentre cucino, per capire che l’amore per la vita si nasconde dietro mille gesti quotidiani.
Porterò la tua prima bici ad aggiustare, col sorriso di chi ricorda i propri errori; e la strada del ritorno sarà per le risate, mentre ti racconterò le mille volte in cui cadevo distruggendomi le ginocchia…
Proverò a spiegarti quando e come usare un preservativo, e mi sforzerò di trattenere i miei commenti, sul mio personale odio per quel gesto innaturale, che però anche tu ti troverai a fare.

Caro figlio che non ho ti parlerei della nostra storia, degli orrori della vita e dei governi; proverò a spiegarti i limiti dell’uomo, per capire che talvolta basta poco per tornar a ragionare come bestie, e che anche tu potrai sbagliare come gli altri.. e proverei a darti la mia mano, e proverei a restarti padre nonostante i tuoi errori.
Ti racconterei tutte le mie avventure, quelle folli e divertenti, e ti parlerei anche delle mie ombre; lo farei senza censure, per capire che potrai fidarti e capire che potrò fidarmi anch’io.

Caro figlio che non ho, se tu fossi una bambina vorrei tanto carezzare i tuoi capelli mentre dormi, e vedere che hai gli stessi occhi di tua madre; vorrei tanto che quegli occhi fossero grandi e neri, vorrei tanto che quegli occhi fossero grandi e neri.

Vorrei tanto vederti crescere, e sentirti parte della vita stessa; vorrei tanto scoprire che anche tu ti commuoverai guardando un ragno mentre tesse la sua tela.
Cercherei di capire se ci sono idee diverse fra di noi, cercherei di accettare la tua filosofia.
Caro figlio che non ho, cercherei di essere quel padre che ho sempre desiderato, ma scommetto che anche io commetterei mille errori.

Proverei ad insegnarti che non c’è proprio niente da insegnare, che è fantastico dubitare, che è vitale ragionare.

Proverei a rispettare la tua sfera, certo che ogni tanto anche io sarò invadente.
E per finire, sappi che ho una gran voglia di fare tutto ciò, quindi affrettati ad arrivare…
…se vuoi, però, fai con calma:
io saprò essere paziente, io saprò aspettare.

1 commento:

Maraptica ha detto...

Già. Hai scritto tutto ciò che anche io, giornalmente, penso e sogno. Ma un figlio non è un semplice desiderio e si porta dietro tutta una serie di doveri da dover necessariamente compiere. E non sempre il volere e il potere, vanno a braccetto. Un bacio :*