lunedì 25 maggio 2009

Addio Paulo. Ma perché l’hai fatto?

Scrivo per scaricare lo shock. Questa notte non dormirò. E non lasciatemi commenti cazzuti, per favore.
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Mercoledi l’avevo incontrato sulle scale, seduto sull’ultimo gradino, con la testa fra le mani, e un sacco di mozziconi di sigaretta intorno.
ehy, ch’è successo?”, gli avevo chiesto, perché mi ero subito accorto che era più disperato del solito.
mi hanno lasciato a casa, e sono dieci giorni che cerco lavoro. Il figlio del mio capo ha preso il mio posto.”; era l’ombra di se stesso, dal tono della voce avevo capito che perdeva ogni briciolo di speranza.
dai, dammi il tuo numero, domani vedo nella mia cooperativa se c’è qualcosa”, e poi ci siamo fermati a parlare dei nostri guai.
Lui, però, aveva tutta la famiglia in Portogallo, ed era troppo solo qui. Quando gli dico "eh, il tuo capo del resto ha fatto bene, quello era suo figlio. Tu per tuo figlio non lo faresti?". Lui dice "io venderei il culo per mio figlio", ma lo dice troppo serio, troppo serio.
Mi parlava dei colloqui di lavoro, dove gli dicevano che era troppo grande o che non aveva la qualifica per fare niente. Aveva sui 42 anni, non so di preciso.
Usava la mia lavatrice da mesi, ma giovedi mi aveva chiesto di usare anche l’acqua “ma certo, figurati, che problema c’è?”, gli avevo risposto.
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Giovedi lo incontro, tornava da un giro in bici, e gli dico che non ho ancora trovato la mia collega.
Venerdi chiedo al mio lavoro se c’è qualcosa per lui, spiego che ha problemi con l’alcool e che dovrebbe essere inserito in un progetto di recupero, “ti aiuto io, non preoccuparti” penso io, è sempre stato così gentile ed educato con me, e poi è così solo.
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Ieri pomeriggio lo incontro di nuovo sulle scale, ancora con la testa fra le mani. Io ero di fretta perché andavo da mia madre a Pavia, ma non ho potuto non fermarmi. Ricordo ogni parola. Le sue ultime parole.
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vado da mia madre a pavia”, dico io, e lui “eh, sei fortunato”; io stupidamente penso che cavolo ne sai, mia madre è la rovina della mia vita.
Poi gli dico “dai, Paulo, non startene lì così, prendi su la bici, fai un giro”, “no sono appena tornato”.
però cazzo non puoi startene lì così, incazzati un po’, e tirati su”, e mentre dico questa idiozia, stringo i pugni e gli faccio il gesto di reagire.
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Poi dalla mia bocca esce la frase più inutile della terra, e credo che mi sentirò una merda per molto tempo: “ciao buona giornata”.
Paulo mi risponde sotto voce “eh, giornata di merda”.
Io gli sorrido, e gli dico “eddai, giornata di merda?!”, e strappo un sorriso anche a lui.
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Poi salgo in macchina, vado da mia madre, torno verso le 19.30 e mi fermo al bar.
Parlo fino alle 22.00 con amici del bar, e torno tutto allegro a casa.
Io non sono solo, tutto sommato.
Salgo, accendo la tv e metto su il dvd dei Blues Brothers, per ridacchiare un po’.
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Ad un certo punto, una sirena lampeggiante attira la mia attenzione: mi affaccio, vedo un’ambulanza e penso: qualcuno ha avuto un malessere.
Torno a guardare il film. Sono uno riservato, non mi piace curiosare.
Poi, però, le luci lampeggianti si fanno più numerose. Mi riaffaccio, e ci sono vigili del fuoco e carabinieri, e fanno tutti avanti e indietro nel mio cortile.
questo è Paulo che ha bevuto e sta combinando qualche cazzata” penso.
Chiedo ad una portantina della croce rossa: “scusa, psst.. sono quassù.. che succede?”.
non posso dirtelo, non posso dirtelo”.
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È grave. Lo capisco dall’espressione della ragazza.
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Mi vesto, apro la porta di casa, e vedo il cortile a piano terra pieno di gente.
Scendo le scale, vado dal ragazzo che vive sotto di me e gli dico: “oh, checcavolo è successo”,
stai scherzando?”, “no ale, stavo dormendo, non so niente, cos'è successo?”.
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A quel punto lui non parla, mi fa cenno con la testa di girarmi dietro e in alto, proprio verso la scala davanti casa mia, da cui ero sceso solo un istante prima.
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Eccolo, Paulo.
Appeso alla corda di plastica e metallo, quella per stendere i panni.
Mi si gela il sangue, reagisco malissimo, mi giro, comincio a camminare per il cortile e dico “NO CAZZO!!!”.
Ale mi chiama “roberto!”, ma io non trattengo le lacrime, giro a vuoto per il cortile. Parlo da solo.
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Cosa hai fatto Paulo. Perché l’hai fatto Paulo. Cazzo Paulo, ti stavo cercando un lavoro. Volevo aiutarti, cazzo Paulo non ho fatto in tempo.
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La gente è lì, lo guarda come un trofeo.
Io sembro un matto, ad un certo punto scarico la rabbia sui carabinieri, urlo.
TIRATELO GIU’ CAZZO! COSA STATE ASPETTANDO EH? CHE TUTTO IL PAESE VENGA A GUARDARLO?
Aspettiamo il Prefetto, per le foto, D’Izzia stia calmo, ora lo tiriamo giù.”.
La mia vicina mi insegue letteralmente “roberto ti do un calmante?”, mi tengono fermo, ma io mi calmo. Mi fanno bere un po’ d’acqua.
Una signora mi dice “eh ormai è morto”. Vorrei aggreditrla, ma non è nemmeno del mio cortile e se ne va.
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Io ogni tanto guardò su, ma appena lo rivedo appeso mi giro di scatto, non trattengo le lacrime.
Minuti interminabili.
Arriva il prefetto, fanno le foto, lo tirano giù, arriva il carro funebre.
Prendono Paulo, lo mettono a terra davanti casa mia per le foto e le costatazioni mediche sulla causa del decesso.
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Oh, Paulo, dentro quel sacco.
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Tutti vanno via, io parlo col maresciallo: “maresciallo, sto ragazzo era solo, io ero il suo unico amico qui, cosa posso fare?”.
Così vado in caserma, e lascio una deposizione sullo stato di depressione di Paulo, e sul fatto che si era sempre comportanto bene con me, anzi benissimo rispetto a tanti miei connazionali e compaesani.
Il maresciallo mi dice, con l'accento meridionale, “era un bravo ragazzo, lo conosco da 10 anni. Beveva, ma non ha mai creato problemi, ci aiutava, era sempre disponibile” e lo ripete mentre scrive, “era un bravo ragazzo.”.
Anche io lo dico.
Poi il maresciallo dice “era soltanto un povero disgraziato.. e infatti è morto da povero disgraziato”.
A quel punto, io gli dico “senta, fate gli accertamenti sulla famiglia, ma tenetemi informato, voglio esserci quando lo seppelliscono. È morto da disgraziato, non voglio che sia anche seppellito da disgraziato”.
Il maresciallo mi da ragione, mi ringrazia, mi stringe la mano, e mi congeda.
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Ed eccomi qui, a scrivere.
Non dormirò, credo, voglio pensare a lui.
E mi farò dare un paio di giorni di malattia. Voglio assistere Paulo nel suo ultimo viaggio. Scrivo e scrivo, mi sembra tutto un sogno, uno dei miei milel racconti. Mi sono calmato un po', non piango più.
Ho caldo, vado a bere un po' d'acqua.
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Come potrò cancellare quella spaventosa immagine?
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E poi, lo sai che non eri proprio da solo, cazzo Paulo non dovevi farmela questa.
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Va bene, non posso giudicarti.
Perdonami per la poca attenzione che ti ho dato nonostante i miei tentativi, per le frasi banali e idiote dell’ultima volta che ti ho visto, e perdona il branco di razzisti bigotti di questo paese che non ti rivolgevano la parola, solo perché eri straniero e avevi problemi con l’alcool.
Perdonaci tutti.

6 commenti:

Maraptica ha detto...

Io un commento te lo voglio lasciare, per dirti che mi hai fatto rivivere uno dei momenti peggiori della vita mia, tanti anni fà, ma come fosse successo ieri. Bhè, io Paulo non lo conoscevo, ma chi non ne ha conosciuto uno? Tutti quelli che hanno voluto e saputo ascoltare e vedere. Ciao Roberto. Tempo al tempo.

Star ha detto...

Rò, sò che le mie parole serviranno a poco, sò anche che dopo tutto nn dovrei nemmeno lasciarti un commento.
Ma ti voglio bene e sono davvero dispiaciuta per la morte di Paulo e di tutto quello che poi è successo. Se hai bisogno di un aiuto nn esitare a contattarmi.
Ciao Rò!

paranhouse-hurt mao ha detto...

.... vorrei scriverti 1000 cose, sai che ne sarei capace, ma rispetto il tuo dolore, la tua rabbia, Maraptica ha ragione... anche se suona male... ha ragione, tempo al fottuto tempo.

ciao Roberto!!

Ishtar ha detto...

Rò il tuo racconto mi tocca molto, sai una mia amica ci ha tentato una volta e da poco mi ha detto che teme di volerci riprovare...chiedere aiuto non è facile...ci vuole coraggio...ma tu non mi sembra che sia stato indisparte insensibile...
Ricorda che chiedere aiuto è difficile, è un atto molto coraggioso e non dimentico che qualcuno tempo fa ha avuto questo coraggio...
Quindi non dimenticare, non serve, ricordalo e raccontalo...
Solo un abbraccio

liberoPensieRoberto ha detto...

x Maraptica
tutti vediamo. Ci sono poche scuse che reggono. Mi rivolgo a chi dice: "non posso aiutare mica tutti".. e non aiutano nessuno.

x Star
grazie; per fortuna credo di essere forte, assorbirò anche questa vicenda.

x Mao
la mia rabbia, hai detto bene; una rabbia che non può più essere contenuta, e che trasformerò in informazione, spettacoli, articoli...

x Ishtar
forse ne farò uno spettacolo teatrale. voglio raccontare la vita di Paulo, magari cercando testimonianze dal suo paese tramite il consolato.
No, non dimenticherò, e non permetterò che questo paese dimentichi così come niente fosse accaduto.

liberoPensieRoberto ha detto...

x isthar
dimenticavo...
hai ricordato la mia triste richiesta di aiuto.
Pensa che una mia cara amica, con cui ho condiviso anche un sentimento oltre l'amicizia, mi scrisse "non condivido il tuo gesto, ognuno deve cavarsela da sè", e da allora non mi chiama e scrive più.