venerdì 15 maggio 2009

Io credo nelle fate

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“bambino perché piangi?”
“non riesco a prendere la mia ombra”
“se vuoi posso cucirtela io..”
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L’Arcimboldi di Milano era stracolmo, ed io col fiato sospeso ed una incredibile gioia primordiale seguivo quello spettacolo, il regalo più bello della mia vita.
Tutto mi piaceva; improvvisamente dimenticai d’aver fatto teatro e di conoscere il punto di vista di chi si cambia dietro le quinte, e cominciai a CREDERE in ciò che vedevo.
La mia fantasia mi trascinò fuori dal teatro, e mi portò su, e poi su, lontano dal mondo reale, verso un mondo magico da raggiungere seguendo una strada che.. beh, forse conoscete anche voi: seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino.
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Incredibile, avevo 29 anni e riuscivo ad identificarmi contemporaneamente sia in Peter che nel Capitan Uncino; ricordo l’irrefrenabile voglia di saltare sul palco, per unirmi al balletto buffissimo dei maldestri pirati, bendarmi l’occhio sinistro, impugnare una spada ed imprecare pronunciando quelle frasi pittoresche ma innocue.
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Poi, Trilly bevve il veleno al posto di Peter, e fu lì per morire.
- c’è sono un modo per salvare una fata e farla ritornare in vita: dovete alzarvi tutti, tenervi per mano e gridare “io credo nelle fate” -
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Il pubblico di adulti lì per lì non si scompose, e tutti i bambini in sala rimasero fermi, perché non capivano se era una cosa proibita o no.
Peter ripetè l’invito al pubblico; in realtà era l’autore di quella commedia teatrale a chiederci di CREDERE.
Mi alzai, presi per mano lei ed uno sconosciuto che stava alla mia sinistra, ed urlai “Io credo nelle fate!”. Pian piano si alzarono gli altri, prendendosi per mano, e mentre gli attori chiedevano di dire quella frase tutti insieme e sempre più forte, tutto il teatro tuonò: “IO CREDO NELLE FATE, IO CREDO NELLE FATE…”.
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Ridevamo , noi adulti, un po’ per imbarazzo, un po’ per gioia. Il bimbo sperduto dentro di noi finalmente poteva esultare, come non faceva più da tanto, tanto tempo.
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Trilly si riprese ed il pubblico scoppiò in un fragoroso applauso.
Io, a volte così ingenuo, ricordo di essermi commosso, un po’ come adesso che spingo giù un magone grosso come un’anguria, e lei mi guardava ridendo molto soddisfatta, proprio perché sapeva di avermi fatto il regalo più bello.
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Io credo nelle fate.
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E poi, questa mattina, sotto un cielo ancora grigio (fuori e dentro), accendo la radio, e…

2 commenti:

paranhouse-hurt mao ha detto...

Dev'essere stato emozionante e surreale, una di quelle cose che lasciano il segno, da ricordare anche dopo cent'anni !! bella li Roberto!!!

Ciao PeterRoberto!!!

liberoPensieRoberto ha detto...

Puoi dirlo forte!!!!

Ho fatto tesoro di tutte le emozioni provate quella sera, per questo le ricordo così bene :D