domenica 14 settembre 2008

L’uomo che affonda nei mari del Nord

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Il freddo svanisce e non sento
più nulla,
mi lascia la morsa del mare
mi lascia andar giù,
e poi giù,
e poi, sempre più giù.
Tace la mente
come giace il mio corpo;
placenta letale m’avvolge
di sale e di morte.

E poi,
era un senso di pace.

Suona il violino di festa serale
suona l’orchestra
e viaggia sul mare la nave.
E mentre continuo a danzare
sul fondo più nero,
vedo
le luci più in alto,
e vedo la gente affondare.

E poi,
era un senso di quiete.

Balla la donna di rosa vestita,
ride lo stupido uomo,
ride pensando d’averla comprata.
Buio totale.
mi vedo sorridere
cullato dal buio cullato dal freddo.
Ora è davvero impossibile
raggiungermi a nuoto.
La nave spezzata da nostra alterigia
trova un suo posto
fra i resti del mondo,
sommersa nel ghiaccio,
sommersa al mio fianco.

E poi,
era un senso di nulla.

Una parola soltanto
una sola parola ricordo,
però…
è un ricordo piuttosto vago.
…un semplice nome
scandisce la fine di questo mio viaggio,
il nome d’un sogno chiamato: Titanic.
Titanic!
Titanic… Titan… Ti…
……

,,,,
D'Izzia Roberto (13/09/08, ore 20.50)
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ed ora, sullo stesso tema, "I muscoli del capitano", di F. De Gregori

6 commenti:

Nella ha detto...

Robertoooooooooooooooooooooooooooo
:P ho un premio per te
Smack

The_thinker ha detto...

Bel fraseggio verbale roby 4 U respect! Stammi bene ciuazz

Star ha detto...

Padre ho peccato....

liberoPensieRoberto ha detto...

troppppppooooooo bbbbuuouoooniiiiiii

Star ha detto...

Wow... rileggerla è sempre un piacere, se provi a chiudere gli occhi riesci a immaginare la scena... ancora wow
Continua a scrivere, ti prego...

liberoPensieRoberto ha detto...

è proprio l'effetto che speravo di dare.

grazie angeluzza