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venerdì 5 dicembre 2008

L'emarginazione e l'ipocrisia.

Questa sera sono stato ad un gruppo guidato, tenuto dai responsabili di una grande comunità di recupero del bresciano, di cui per il momento eviterò di rivelare il nome.
Eravamo in pochi, e la riunione si è tenuta in una saletta dell'oratorio del mio paese.
Mentre i responsabili della comunità, due fratelli, parlavano della loro storia trentennale, più volte mi sono segretamente commosso; ci hanno parlato di inizi umili, in una struttura senza il minimo arredamento, le coperte al posto delle finestre...
E poi, la buona volontà e la costanza ha fatto da calamita per tanti ragazzi e adulti che dal mondo della droga non potevano più liberarsi, se non con l'aiuto di qualcuno che li accogliesse senza giudicarli.
Parlavano schietti, i due fratelli, con un sorriso amaro stampato sul volto, ed io mi rendevo conto di quant'è assurda questa società: più progrediamo, e più creiamo emarginati e mostri da ghettizzare.
Quelli sono ragazzi come me, moltissimi più piccoli di me (s'è parlato addirittura di undicenni) e sono tutto fuorchè mostri.
Eppure viviamo in piccoli paesi razzisti, dove la barriera scatta alta ed insormontabile per un drogato, per un omosessuale, uno straniero, un disabile, un povero.
Da queste parti già essere meridionale o straniero è motivo di vergogna, secondo loro, figuratevi il livello di sviluppo culturale a che punto sta...
Tutti puliti loro, i signori per bene. Poi a casa maltrattano la moglie, toccano le figlie, picchiano i figli, si fanno le corna, vanno al bar e fanno i cascamorti con le bariste, mentre la moglie è a casa a sgobbare.
I genitori nascondono il problema di figli che bevono o usano sostanze, oppure fanno finta di niente, buttando la polvere sotto al tappeto delle loro menti.
Intervengo, nel momento in cui si parla del fatto che manca l'informazione ed un motivo di attrazione alla problematica da parte dei cittadini, e faccio notare che anche gli eventi culturali come spettacoli, concerti ecc.. creati da ragazzi dei vari centri, vengono vissuti come male dalla popolazione...
Finchè si dirà "c'è un concerto dei ragazzi della comunità...", verranno solo quelli direttamente interessati al problema, gli altri se ne staranno a casa a guardare l'isola dei famosi.
Il sindaco mi risponde davanti a tutti, tutto nervoso e polemico "lei non è informato, perchè al centro... si fanno sempre degli eventi... perchè noi abbiamo organizzato bla bla bla...".
Ecco, proprio quello che dicevo. Al centro. Nel ghetto. E poi perchè si scalda tanto? Non siamo tutti lì con gli stessi buoni intenti?
Poi una mia amica, che ha aiutato il figlio ad abbandonare l'alcool, dice ad alta voce che c'è molta ipocrisia nel nostro piccolo cattolicissimo paese, che le persone ti tagliano fuori non solo se bevi o ti fai, ma anche se sei il genitore di un ragazzo che lo fa.
Ha ragione la mia amica, e fuori da lì, parlando al sindaco, anche io tiro fuori l'argomento indifferenza, ipocrisia e razzismo.
Risposta: "ghe nièn da fa. Ascolta, quel problema del razzismo c'è dai tempi degli egizi.".
La mia amica viene presa "d'assalto" da una militante dell'oratorio, che urla ad alta voce: "..ma tu devi venire qui, qui non c'è indifferenza, devi stare qui con noi.. qui troverai aiuto.. devi venire qui", e la strattona.
E la mia amica si altera, e risponde ad alta voce "QUI??? Ma stai scherzando?", facendo capire che non siamo obbligati ad andare all'oratorio per essere aiutati, e che non solo i cattolici praticanti vanno aiutati.
E' stata una serata piena di emozioni, e mentre stavo lì la mia mente già viaggiava verso nuovi progetti da realizzare con quei ragazzi.. spettacoli, gare letterarie... insomma, le cose che ho sempre sognato. E che realizzerò.
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Una cosa mi è chiara più di tutte: siamo davvero tutti sulla stessa barca, quindi l'unica soluzione possibile per vivere bene è aiutarci a vicenda, senza giudicarci per la nostra religione, per come pensiamo, per come viviamo.
Siamo tutti uguali nella nostra diversità.

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