lunedì 13 aprile 2009

Frammenti di me

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Ieri sera, dopo lunga giornata a stretto contatto con realtà che avevo provato a scacciare, ho deciso che non sarei rientrato troppo presto.
Dovevo scaricare quella tensione.
Mia madre, mia madre non può immaginare quanto soffro per lei, per com'è cambiata fisicamente ed intellettualmente da quel giorno; lei era così bella e così brillante.
Ora non è giusto, ora doveva godersi gli anni a venire capendo gli errori commessi, e ritrovando una nuova vita, quella che io le ho costruito con forza e fatica.
Un ictus proprio ora è uno scherzo di cattivo gusto.
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Pensavo a queste cose mentre guidavo verso Melzo, dove sapevo che mi sarei buttato nel cinema senza guardare il titolo, come facevo spesso quando ero in questo stato.
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Penso a molte cose, ma avvicinandomi a Melzo, dove per due anni ho vissuto con lei, il mio cuore comincia a dare segni di cedimento. Provo ad ingannarmi, ma so che sto male soprattutto per lei.
La scaccio dalla mente, alzo a tutto volume la radio, c'è Battiato e canto urlando "e avete voglia di mettervi profumi deodoranti siete come sabbiemobili tirate giù..uuuu....
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Parcheggio in via Lodi, e tutto mi parla di lei: il ristorantino all'angolo dove mangiavamo spesso e dove la cameriera era così simpatica e gentile, il suo palazzo che avevo appena intravisto, una scritta sul muro dedicata ad un'altra col suo stesso nome.
Sospiro, parcheggio, faccio quattro passi, ed eccomi all'Arcadia, il multisala più bello di tutta la zona.
Prendo le caramelle, so che dovrò scaricare il nervoso masticando qualcosa, e una bottiglietta d'acqua gasata.
Il film è semplice, niente di che, e non riesce a distogliermi da quel chiodo fisso.
No, cazzo, è già finito, ma non sono passate due ore..
Va bene, vado a bermi una birra al "111".
Pessimo errore.
Tutte coppie. Di 20 anni.
La cameriera mostra con gioia i suoi seni spropositati per il suo fragile corpo, costretti in una maglietta blu aderente, ma il mio sguardo la trapassa come se fosse invisibile, e punta dritto la porta d'ingresso, nella speranza che entri lei, da un momento all'altro.
No, meglio di no, potrebbe entrare col suo attuale uomo, sarebbe peggio. E poi non riuscirei nemmeno a salutarla.
E allora perchè fisso quella porta?
Anche la Menabrea è finita, e non me la sento di berne un'altra, quindi mi alzo e vado verso la macchina.
Mi siedo, tiro un altro sospiro, giro la chiave lentamente e comincio ad avviarmi verso casa.
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Va bene, basta così, fattene una ragione, anche perchè non puoi continuare in questo modo. Hai fatto di tutto per riaverla, lo sai bene e anche lei lo sa, fare di più vorrebbe dire essere un maniaco ossessivo, e tu non sei un maniaco ossessivo, sei un uomo con la testa sulle spalle, e i piedi per terra.
Va beh, accendo la radio.
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Un altro scherzo di cattivo gusto.
Due canzoni fatte apposta per aprire le chiuse ed irrorare il mio viso, due di quei pezzi che, se sei ancora innamorato del tuo passato, non dovresti mai ascoltare all'una e trenta in macchina, da solo, mentre torni a casa.
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Ed ecco perchè ti odio, perchè sei sempre lì. Mi basta chiudere gli occhi.
Ti odio perchè mi rendi così fragile, mentre è una vita che cerco di essere forte.
Ti odio perchè probabilmente non è vero che anche tu mi stai pensando, e quasi sicuramente sono io l'idiota che passa le festività in giro sa solo a ricordare, mentre tu sei lì tranquilla.
Ti odio perchè non avrei dovuto fare di tutto per conquistarti quell'inverno.
Ti odio così forte che quasi quasi per dispetto mi sposo prima di te.
Con la prima che capita.
Ti odio così forte che se venissi a sapere del tuo matrimonio, mi presenterei solo per guardarti dritta negli occhi, e per poi andarmene via in silenzio, lasciandoti a spiegare al tuo uomo come mai hai gli occhi rossi.
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Ti odio perchè non riesco più ad ascoltare canzoni così senza essere spensierato e canticchiarle in macchina.
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Ecco le colonne sonore notturne del mio odiato ricordo.
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4 commenti:

la signora in rosso ha detto...

E' passata, domani è martedì e si torna a lavorare...le feste pesano...ma passano
Un bacione

paranhouse-hurt mao ha detto...

La realtà mi costringe a non usare i miei poteri magigi per cambiare le cose,quindi Roberto,uccidi i tuoi demoni come meglio puoi...con un pianto,un urlo,una birra o qualsiasi altra cosa possa servire.

Questi momenti..pessimi,fanno parte di un ODIATO ciclo di vita,niente è per sempre,e il nostro domani è solo nostro...e non e detto che sarà migliore.

Non voglio fare quello che ci capisce qualcosa visto che sono pessimista,questo e solo quello che penso quando mi sento come te in questa descrizione.
A volte le parole (le mie) sembrano così inutili....scusa và!!

TIENI BOTTA !! ciao.

liberoPensieRoberto ha detto...

Ciao sorella, ciao fratello.
Tranquilli, super-rò è ancora qui.

"Quando l'albero è forte ma troppo rigido è pronto per essere abbattuto", dicono i cinesi.

Io sono tutt'altro che rigido, quindi me la cavo con fasi yin e fasi yang.
Questo periodo, poi, sembro avere una doppia identità: tanto deciso ed energico per la lista civica, tanto fragile e destabilizzato nel personale.

E vabbuò, avrò bisogno di maggiore equilibrio.
Ora vado a cercarlo, ci sentiamo quando lo trovo.

Fra una sessantina d'anni.

Vi abbraccio,

alice ha detto...

... e tu sai che volevi solo una carezza...