mercoledì 28 gennaio 2009

Bisogni di serie e formaggi coi buchi (filosofia spicciola)

Cos’è il bisogno?
È un vuoto da colmare, un Kyo senza il relativo Jitsu, un’assenza fastidiosa, un convitato di pietra.
Già, potrebbe essere tutto questo, ma TEMO che il più delle volte sia fasullo, non reale; un’apparenza di bisogno, un ologramma che noi scambiamo per vero.

Come distinguere i bisogni veri da quelli fasulli?

TEMO di aver raggiunto un’altra conclusione: i bisogni reali non esistono, perché sono tutti fasulli.
Escludo quelli fisiologici (nutrirsi, dormire, accoppiarsi ecc..); in quanto fisiologici, non sono appunto “bisogni”. È come il lettore cd di serie: se è di serie, non è un optional aggiuntivo...
Quindi tutti gli altri bisogni (d'amore, di coccole, di parlare ecc..) sono irreali, costruiti ad arte dalla nostra mente per colmare dei vuoti.
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Forse, però, anche i vuoti sono immaginari...
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Cioè, per noi l’emmenthal è un formaggio coi buchi solo perché in realtà conosciamo il formaggio intero; se esistesse solo l’emmenthal, non sarebbe un formaggio coi buchi, ma semplicemente “un formaggio”.
Se un uomo ritiene di avere dei vuoti, allora teoricamente dovrebbe paragonarsi ad un’entità perfetta, senza alcun vuoto; purtroppo nessuno ha mai visto un’entità perfetta, quindi in realtà l’uomo che pensa di avere dei vuoti, è solo un uomo.

I miei vuoti, mi dico, non sono un optional, ma sono di serie. Per questo ho sempre affermato con forza che la sfiga non esiste, ognuno è quello che è e basta.
Ma se i vuoti sono di serie.. allora i bisogni che servono a colmare quei vuoti a che servono?
A niente.
Avete mai visto un emmenthal che cerca di staccare pezzi rotondi a una fontina per tapparsi buchi?
No, perché l’emmenthal DEVE avere i buchi.
Avete mai visto un uomo che cerca di colmare i suoi vuoti attaccandosi alle altre persone per “staccare” dei pezzi di vita, o di positività (cercando aiuto insomma)?
Eh sì, lo facciamo tutti.
Sbagliando.
Dimentichiamo costantemente che i nostri vuoti fanno parte di noi, e nessun altro potrebbe colmarli. Nessun amore, nessun amico, nessun padre, nessun figlio.

Ciò che possiamo fare è trovare pezzi di emmenthal con la forma complementare alla nostra, così da poterci semplicemente appoggiare, e magari riposare un po', così come si incastrano i pezzi di un puzzle.
I pezzi del puzzle si incastrano, ma mantenendo sempre la loro tipica forma disomogenea.. se ci pensate bene, il pezzo del puzzle altro non è che un quadrato con dei buchi...

Dunque, mi dico, è ora di finirla !
Basta aspettarsi pezzi di fontina dagli altri!

Se arrivano, bene, se non arrivano.. chissenefrega dei miei bisogni, tanto in mezzo a miliardi di emmenthal, chi si accorge che sono tutto bucato?

6 commenti:

Claudia Addabbo ha detto...

Concordo. L'uomo è costitutivamente mancante e carente. E' vuoto non pieno, è buio non luce, è assenza non presenza.
Ma non possiamo dire chissenefrega di questo. E sai perchè?
Perchè noi questa mancanza la avvertiamo con sofferenza. Non accettiamo di essere carenti, di essere bucati, di essere vuoto, di essere nulla. E sai perchè?
Perchè l'uomo è piccolo, ma costitutivamente tendente ad essere grande. E' nulla ma tende all'infinito. E' mancante ma tende alla pienezza.
E questo non è un suo capriccio, ma la sua struttura ontologia. E' così e basta.
Ovviamente non tutti gli uomini avvertono tutto ciò allo stesso grado per il semplice fatto che non tutti asoltano e si concentrano su se stessi. Anzi molti vivono tutti fuori di sè, ossia tutti inglobati nei meccanismi frenetici e spersonalizzanti che producono un rumore assordante e impediscono loro di sentirsi.
La conclusione di tutto ciò?
L'uomo sensibile è destinato a soffrire per lo strappo tra la sua finitezza e i suoi limiti e la pienazza alla quale aspira e tende.
L'uomo insensibile non si porrà nessun problema e crederà di avere solo tanti bisogni.

liberoPensieRoberto ha detto...

Hai colpito nel segno, dal mio punto di vista.

Eppure, mi sento di risponderti che il tuo commento, esattamente come il mio post, dipinge con precisione la mentalità occidentale, e non quella dell'uomo tutto.
Faccio shiatsu, in passato per cinque anni ho studiate un'arte marziale.. beh, la tendenza dell'uomo orientale, parlo soprattutto dello spirito cinese, è di sentirsi semplicemente parte di un tutto, con i propri vuoti e i pieni.
Vuoto e pieno, Kyo e Jitsu, sono proprio i principi su cui lavoro per lo shiatsu.
Quello che cerco di dirti è che l'aspirazione alla grandezza spirituale e, quindi, alla sofferenza per l'uomo sensibile, è tipicamente occidentale.

Grazie del tuo commento.

Kat ha detto...

io sono una mozzarella di bufala!!

liberoPensieRoberto ha detto...

mm dai commenti che lasci, direi più un tomino pepato :)

Claudia ha detto...

Di arti e filosofie orientali, lo ammetto, non so nulla.. mi hai fornito un grande spunto di approfondimento che mi servirà per avere una visione più completa dell'uomo e magari per cambiare il mio modo di vivere la mia umanità-limitatezza... consigli per eventuali letture?
grazie

liberoPensieRoberto ha detto...

Ciao Claudia, grazie per avermi scritto.
Preferirei evitare qualsiasi tipo di consiglio, diciamo che sono la persona meno adatta..
Posso condividere la mia esperienza, questo sì, e allora ti dico che per comprendere i miei veri bisogni ho dovuto prima perdere tutto quello che avevo.
Pian piano, nel ricostruire la vita, mi sono accorto che certe cose erano semplicemente da scartare, perchè utili ma non necessarie.
Ogni trasloco è stata un'occasione per buttare via oggetti e sentimenti inutili.