giovedì 29 gennaio 2009

Rane, telefoni e girelle: i cambiamenti del mondo visti dagli occhi di robertino

Il 3 di Febbraio compio 31 anni. “E chi se ne frega?” potrebbe essere il coro che si sta levando davanti a tutti gli schermi; in realtà vorrei fare una riflessione sui cambiamenti del mondo che io ho visto nella mia giovane vita.
Una piccola riflessione, senza troppe pretese.

LUCCIOLE, RANE E VERMI
L’altro giorno (dico sempre l’altro giorno, perché non ricordo mai le date) camminavo sulle strade bagnate di pioggia, ed osservavo tutto intorno. - I vermi? - ho esclamato ad alta voce, fermandomi in mezzo ad un marciapiede con la testa china – dove cavolo sono finiti i vermi? - .
Già, perché io ho un ricordo netto, lucido, fortissimo, delle passeggiate da ragazzino dopo un giorno intero di pioggia: le strade erano piene di vermi, marroncini e lunghi, impossibili da evitare purtroppo.. ci camminavi sopra col cuore a pezzi, perché ne facevi fuori una quantità considerevole, del resto i marciapiedi ne erano ricoperti.
Ricordo perfettamente che le strade si riempivano anche di rane. Mio padre mi portava su un cavalcavia in un paesello di nome Sesto Ulteriano, nelle campagne di Milano, a guardare lo spettacolo: un manto verde in movimento. Erano milioni di rane. Ranocchie, raganelle.. quelle piccine, insomma, che prendevo sulla mano ed erano troppo simpatiche.
Beh, non so voi, ma sulle strade dopo la pioggia non vedo più un verme o una rana da anni.
I pensieri corrono e mi torna in mente un altro spettacolo naturale: le lucciole. Avevo 5 o 6 anni, e le campagne davanti casa mia s’illuminavano letteralmente alla luce di quei piccoli insetti magici; erano tantissime, quelle lucciole, ed io mi divertivo un mondo, pensando che fossero spiritelli o robe così.. beh, ragazzi miei, io non vedo più una lucciola da secoli. CHI HA RAPITO LE LUCCIOLE?

PROFUMI
Anche quando vivevo in una cittadina alle porte di Milano, ricordo di essere stato investito da migliaia di odori. Appena varcata la soglia di casa sentivo il cibo della vicina, i fiori colorati del mio cortile (quelli color ciclamino/bordeaux si ciucciavano, erano dolcissimi!), l’odore del pane appena sfornato vicino ai “minimarket” (vi ricordate i “minimarket?”, e la focaccia da mille lire oleosa e salatissima con la mollica supermorbida?), l’odore dell’erba tagliata che superava quello sgradevole delle macchine, l’odore forte dei veri caffè nei bar, l’odore degli shampoo o gel o dopobarba appena passavo accanto a Tonino, il parrucchiere, per non parlare dell’odore metallico della pioggia, pochi istanti prima che arrivasse... insomma, era un continuo stimolo per il mio olfatto. Oggi, e mi spiace se qualcuno finirà con ritenermi “esagerato”, difficilmente sento quegli odori. In compenso sento molto bene lo scarico delle macchine, l’odore del fumo delle sigarette (che sento a decine di metri, giuro), l’odore della mia stampante, l’odore dell’olio bruciato della mia macchina quando sale la temperatura..
...e non parliamo dei cibi... ieri cucinavo nel wok, ad un certo punto dentro c’erano carote, zucchine, scalogni, aglio, pepe nero, striscioline di pollo, spaghetti di soia e salsa di soia... beh, per sentirne l’odore dovevo ficcare quasi il naso dentro la pentola, perché il cibo non sa più di niente!

BAMBINI
Forse i miei ricordi sono immaginari, ma ho chiara l’immagine di me con gli amici tutto il giorno in giro in bici, e di tante altre compagnie come la nostra. C’èra la bmx, la mountain bike, la graziella... i più poveri avevano quelle bici che le guardi e ti chiedi “ma che tipo è?”, però era tutto così funzionale. Beh, decine di ragazzini per le strade, per i giardinetti e giocare a pallone o a basket, o un sacco di ragazzine sulle panchine a parlare delle loro cose. Dove sono finiti? Giro in macchina in paese, e oggi abito in campagna, e non vedo nessuno, non vedo i bambini che giocano a pallone o corrono, non vedo le ragazzine che chiacchierano o camminano tenendosi per mano, non vedo signore anziane che sgridano piccoli rompiscatole, non vedo ragazzetti ai video games nei bar.. MA CHE FINE HANNO FATTO I VIDEO GAMES??? Quelli da bar, con i joystic consumati e gli schermi mezzi fusi...
Oggi non vedo nessuno, perché stanno a casa, con chissà quale console, a giocare da soli. Oppure li vedo camminare con la testa china sul cellulare, zitti, seri.

IL CELLULARE
Le monete erano fastidiose, e sudicie, ma facevano un rumore bellissimo quando venivano inghiottite dal telefono della cabina; poi, intorno al ’94 ho cominciato a maneggiare le schede telefoniche, e la magia già svaniva. Però ricordo l’emozione quando dovevo telefonare alla ragazza: prendevo la scheda da cinque mila lire, spezzavo l’angolo in alto a sinistra, inserivo e poi.. tuuuu, tuuuu, tuuuu.. – pronto? - - buongiorno signora, sono roberto, posso parlare per favore con V.? - -ciao roberto, te la passo subito - .
Quell’educazione forzata era il piccolo ostacolo da superare, per parlare con la fidanzatina. Era così magico. Anche le porte delle cabine telefoniche così.. così... così assurde! Erano trappole per topi! Entravi e poi non uscivi più...
Martedi scorso bevevo una birra con L., intanto guardavo dei ragazzi sui diciotto anni davanti a me; per quasi due ore si sono scambiati sms. Cioè, erano a trenta centimetri di distanza, e si scambiavano sms. Non li ho sentiti parlare nemmeno un po’.
Certo, quando avevo 12 anni e mi succedeva qualcosa, dovevo chiedere ai passanti di darmi della moneta per chiamare a casa.. oggi col cellulare tutto questo è cambiato.
In meglio?
Io penso che il telefonino cellulare sia una grande innovazione tecnologica, ma come al solito l’uomo non è in grado di preservare nemmeno il minimo valore, come quello di conservare un po’ di moneta, per chiamare a casa se fai tardi per la cena.

DULCIS IN FUNDO (..ma dolce davvero!)
Tante altre cose sono cambiate, ma una più di tutte mi ferisce il cuore: la girella s’è rimpicciolita!!!!
Mi spiace ma è così, perché ricordo bene che era bella grossa, tutta appiccicosa di cioccolato.. provavo a srotolarla, ma si rompeva sempre, e mi dicevo – chissenefrega -, quindi mandavo tutto giù, ingozzandomi come un facocero.
Oggi le girelle sono piccole piccole, con tre o quattro morsi le fai fuori..

E no ragazzi, questo mondo proprio non mi piace!

7 commenti:

Marco Crupi ha detto...

Io leggendo la riflessione sui bambini sono tornato indietro nel passato, ho 20 anni, sono del 1988, penso che la mia generazione sia stata l'ultima a godere veramente dello stare insieme, del giocare fuori a pallone, dell'uscire in bici con gli amici e di rompere i coglioni ai vecchi del condominio.

Io abito in un complesso eravamo 6 o 7 ragazzi qualcuno più qualcuno meno, oggi i ragazzini che vi abitano sono più di 10 ma non li sento quasi mai fuori a giocare...noi in 4 riuscivamo a far affacciare mezzo condominio a rimproverarci...beri ricordi.

Marco Crupi ha detto...

Quasi dimenticavo, ti aggiungo ai miei preferiti, sei uno dei pochi blogger che meritano.

liberoPensieRoberto ha detto...

Ciao Marco, grazie dei tuoi commenti.
Ho visitato il tuo blog, e devo dire che mi ha colpito parecchio, sei un artista.
Lieto, dunque, di conoscerti.

Marco Crupi ha detto...

Mi metto davanti alla digitale e gioco con una lampadina ;D

Oddio ma lo sai ke mi hai appena dato un idea? Mi riferisco allo specchio, sei un genio!!!

liberoPensieRoberto ha detto...

eheh...

Kat ha detto...

io avevo la graziella.bianca e rosa.
andavo in cima alla salita dietro casa, scendevo a freni liberi, cadevo in curva, e sconosciuti passanti mi riportavano a casa....

catturavo le lucertole in giardino e poi le buttavo in un secchio per fare le olimpiadi....

una volta ho trovato una lumaca che faceva le uova e l' ho messa in una scatola ma poi l'ho persa...

mi piaceva l'odore dei pastelli.

giocavo a fare il cavaliere Sirio con il cane, "colpo del drago nascente!!!" e giù pallonate...

facevo tarzan sul salice piangente.

avevo sempre le ginocchia rovinate, perchè i bimbi non se le rovinano più?

liberoPensieRoberto ha detto...

Uè kat.. devo confessarti una cosa sui pastelli ma giurami di non dirlo a nessuno... io me li mangiavo!
Così come le lenzuola, facevo certi buchi..

Anche noi avevamo un salice piangente enorme e facevamo tarzan; purtroppo crescendo abbiamo imparato a staccare i rami, togliere le foglie e usarli come fruste.. finchè un mio amico non mi ha frustato in faccia, ricordo ancora come bruciava ahi!

Ginocchia rovinate e gomiti sbucciati, con tutti i sassolini dell'asfalto incastrati nella pelle... dio che male! :)))